Pagine Esteri – Cuba si ritrova nuovamente sotto il fuoco incrociato dell’imperialismo più antiquato. Sebbene le aggressioni non siano mai cessate, ciò che si sta vivendo in questo tratto finale del 2026 rasenta la perversità più estrema. La macchina di Washington ha messo in moto ancora una volta i suoi ingranaggi di strangolamento. Le ultime e severe sanzioni lanciate contro L’Avana mirano a congelare qualsiasi tentativo di sovranità economica e di diritto all’autodeterminazione, colpendo direttamente lo stomaco e la vita quotidiana delle famiglie cubane.

Questa disumanità non è un fatto isolato, bensì il culmine di un blocco storico — il bloqueo — che si trascina ormai da quasi sette decenni. Fin dai primi decreti punitivi, varati all’indomani della vittoria rivoluzionaria e consolidati nel 1962, la strategia di Washington ha seguito la logica coloniale del memorandum Mallory: rovesciare il governo dell’Avana esasperando la popolazione attraverso misure volte a imporre privazioni materiali e a generare fame e disperazione. Nel corso degli anni, leggi restrittive come la Helms-Burton hanno inasprito l’assedio, causando un danno cumulativo che oggi supera i 178 miliardi di dollari.  Tra marzo 2025 e febbraio 2026 le perdite sono state superiori agli 8 miliardi, con un aumento del 7% rispetto al periodo precedente.

L’assedio storico si traduce oggi in un accanimento quotidiano contro settori vitali. Nel settore alimentare, la persecuzione finanziaria ostacola l’acquisto regolare del paniere di beni di prima necessità. In quello dei servizi, la crisi dei trasporti si aggrava a causa dell’impossibilità di procurarsi pezzi di ricambio, paralizzando così la mobilità interna. Inoltre, le recenti misure attuate — in particolare il blocco energetico e degli idrocarburi imposto a partire da gennaio di quest’anno — equivalgono a un vero e proprio blocco navale e a un atto di guerra non dichiarata.

Il settore della sanità pubblica è, senza dubbio, uno dei bersagli più crudeli. Negli ultimi 65 anni, il danno causato dal blocco statunitense in questo comparto supera i 4,2 miliardi di dollari (Minrex). Solo nell’ultimo anno preso in esame, l’impatto finanziario diretto è stato di 268,5 milioni. Per dare un’idea della portata di questa sanzione, le autorità cubane sottolineano che le perdite complessive causate dal bloqueo in soli 25 giorni basterebbero a finanziare l’intera lista dei farmaci essenziali per un anno (stimata in 339 milioni di dollari). Allo stesso modo, appena 9 giorni di blocco equivalgono al budget totale necessario per importare il materiale sanitario monouso per tutti gli ospedali.

Un venditore ambulante spinge un carrello con verdure in una strada sporca, circondata da rifiuti.

A causa delle leggi extraterritoriali statunitensi, a Cuba è vietato o fortemente limitato l’accesso a oltre il 50% delle novità farmaceutiche mondiali. Tra queste figurano farmaci oncologici pediatrici protetti da brevetti USA, medicinali contro la demenza e terapie avanzate come il Nusinersen, vitale per il trattamento dell’atrofia muscolare spinale. Recentemente, la multinazionale farmaceutica svizzera Novartis ha comunicato l’impossibilità di fornire all’Isola la Cabergolina, un principio attivo indispensabile per evitare complessi interventi neurochirurgici nei pazienti affetti da tumori dell’ipofisi (Minrex – Medicuba). Il sistema sanitario non è in grado nemmeno di acquistare attrezzature all’avanguardia come il robot Da Vinci Xi per la chirurgia mininvasiva, né di procurarsi i pezzi di ricambio per i tomografi o per i macchinari di alta diagnostica oncologica come la PET-TC (Medicuba – Minsap).

A ciò si aggiunge il fatto che la crisi del carburante del 2026, esacerbata dalla caccia alle navi cisterna, ha drammaticamente paralizzato le sale operatorie. La carenza di forniture meccaniche e il blocco dei sistemi di climatizzazione nei reparti di terapia intensiva hanno generato una lista d’attesa bloccata a oltre 100.000 persone in attesa di un’operazione, tra cui figurano più di 11.000 bambini. Parallelamente, il programma di immunizzazione cubano — che include sia i vaccini pediatrici tradizionali sia quelli contro il Covid-19 — affronta minacce costanti: i blackout e il congelamento dei canali bancari paralizzano gli stabilimenti biotecnologici locali, privati delle materie prime e dei reagenti essenziali.

L’emergenza energetica e la crisi idrica incidono drammaticamente sui reparti di nefrologia, obbligando a un riutilizzo estremo dei dializzatori per i pazienti in emodialisi. Di fronte alla paralisi dei trasporti, lo Stato si vede costretto a ricoverare a lungo termine i malati cronici che risiedono lontano dai centri specializzati, una misura logistica che purtroppo espone i soggetti immunodepressi al rischio di contrarre pericolose infezioni nosocomiali (Minsap).

Una strada con rifiuti accumulati sul marciapiede, mentre alcune persone camminano tra i vari edifici.

L’attuale offensiva ha raggiunto livelli senza precedenti anche nel settore finanziario e della navigazione commerciale, a causa dell’impatto diretto delle linee guida applicate tra il 2025 e il 2026. Con l’entrata in vigore delle ultime restrizioni in settembre, alle banche soggette alla giurisdizione statunitense è severamente vietato elaborare transazioni triangolari (le cosiddette operazioni U-Turn), si stanno annullando i permessi per viaggi scientifici o conferenze e si persegue con accanimento le forniture di carburante destinate all’Isola.

Il cinismo di Washington viene così smascherato: mentre i suoi portavoce ripetono il vecchio copione di voler “aiutare lo sviluppo del settore privato”, le direttive in vigore impediscono agli istituti di credito americani di aprire o mantenere conti persino per gli imprenditori indipendenti cubani. Le micro, piccole e medie imprese (MPMI) vengono soffocate prima ancora di potersi consolidare, mentre migliaia di container carichi di generi alimentari e medicinali restano bloccati nei porti internazionali sotto la minaccia di ritorsioni giudiziarie.

Sul piano diplomatico, il podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) è tornato a farsi teatro di aperta ostilità. Da quella tribuna, il presidente statunitense Donald Trump ha sferrato un duro attacco contro la maggiore delle Antille, definendola uno “Stato fallito” mentre rivendica con orgoglio la morsa con cui cerca di stringerne l’economia. Una retorica che non solo ignora la condanna pressoché unanime del pianeta contro il blocco, ma che eleva anche la violenza economica e quella militare – come nel caso dell’invasione del Venezuela e del sequestro del presidente Nicolás Maduro e della primera combatiente e deputata Cilia Flores – a strumento legittimo di pressione politica.

A questo coro di ostilità si aggiunge l’arroganza del Segretario di Stato, Marco Rubio, il quale non ha esitato a lanciare minacce aperte dichiarando in tono trionfalistico che “Cuba è già caduta”. La risposta del ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha smontato la narrativa di Rubio, dimostrando che il segretario è l’esponente per eccellenza di una politica aggressiva, obsoleta e isolata, priva di verità e sostenuta solo dal ricatto, dalla forza e dall’intimidazione sistematica. Secondo il Centro Studi sull’America Latina dell’American University di Washington, gli Stati Uniti investirebbero annualmente tra i 60 e i 70 milioni di dollari in operazioni psicologiche e di informazione contro Cuba, principalmente tramite i social network, per fomentare il malcontento e provocare una rivolta popolare che faccia crollare il governo.

Questa situazione evidenzia nuovamente i limiti strutturali e le contraddizioni interne delle Nazioni Unite. L’organismo internazionale si trova infatti a operare una evidente asimmetria: mentre offre una tribuna istituzionale alla retorica unilaterale della destra internazionale, dimostra al contempo una cronica incapacità nel far valere le proprie risoluzioni. Si tratta di una paralisi istituzionale ormai sistemica. Durante 33 anni, il voto quasi unanime delle nazioni ha chiesto la fine del blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba, eppure l’ONU non dispone dei meccanismi sanzionatori o della forza (o volontà) politica necessari per obbligare Washington a rispettare il diritto internazionale.

Incontro tra politici nella Sala Ovale, con un modellino di aereo sul tavolo.

In risposta all’inasprimento delle sanzioni, diversi governi della regione hanno consolidato reti di cooperazione con l’Avana. Il Messico, sotto la presidenza di Claudia Sheinbaum, ha mantenuto l’invio di aiuti umanitari, generi alimentari e supporto tecnico, cercando al contempo soluzioni per le forniture di carburante. Sul piano continentale, anche Nicaragua e Brasile hanno ribadito il proprio sostegno all’Avana nei forum internazionali. In questo contesto, il ballottaggio presidenziale brasiliano del prossimo 25 ottobre tra l’uscente Luiz Inácio Lula da Silva e l’esponente dell’ultradestra Flávio Bolsonaro (vincitore del primo turno con il 47% dei voti contro il 45% di Lula) assume un’importanza strategica per il futuro delle relazioni bilaterali con l’Isola e per l’America Latina in generale.

Sul piano strategico, potenze globali come Russia e China hanno teso una mano alla maggiore delle Antille nei mesi più complessi del 2026, pur dovendo fare i conti con un blocco finanziario che ne limita la portata. Mosca ha cercato di aggirare le restrizioni energetiche inviando carichi di greggio dagli Urali, mentre Pechino ha privilegiato la transizione strutturale accelerando il finanziamento per l’installazione di impianti fotovoltaici e parchi solari, unendo il sostegno politico alla necessità di riorganizzare i legami commerciali in un quadro di forte asfissia economica.

In questo contesto, l’architettura finanziaria globale sta mostrando segnali di cambiamento in cui Cuba punta a svolgere un ruolo attivo all’interno del Sud del mondo. Dal suo ingresso ufficiale come “membro associato” del gruppo BRICS, ratificato proprio a settembre 2026 durante il vertice di Nuova Delhi, l’Isola individua in questo blocco una reale alternativa all’egemonia del dollaro e ai limiti del sistema SWIFT.

Lo scudo economico dei BRICS offre la prospettiva di accedere a nuove linee di credito – attraverso la Nuova Banca di Sviluppo (NBD) – e di promuovere il commercio in valute locali. La piattaforma, come riaffermato nella Dichiarazione di Nuova Delhi, si posiziona come il motore di un “ordine multipolare basato sulla cooperazione non egemonica, capace di attenuare l’impatto strutturale di sanzioni unilaterali”, come il bloqueo statunitense. Anche in questo caso il risultato delle elezioni brasiliane giocherà un ruolo spartiacque. Un eventuale cambio di rotta a Brasilia rischierebbe di frenare l’agenda di desdollarizzazione e i meccanismi di credito alternativo promossi dal blocco.

A fianco di Cuba anche quasi 9 mila intellettuali, attivisti e organizzazioni di 58 Paesi che hanno chiesto la fine dell’assedio. I firmatari del documento “No all’aggressione militare contro Cuba. Manifesto internazionale contro l’avanzata del fascismo in America Latina» denunciano le quasi sette decadi di sabotaggio economico e commerciale, così come le misure disumane di strangolamento adottate quest’anno, le quali presentano “le caratteristiche di un genocidio”.

Nonostante gli ostacoli burocratici e lo strangolamento pianificato negli uffici di Washington, Cuba resiste. Di fronte alle pressioni esterne, il governo cubano risponde facendo leva sulla coesione interna e sull’identità e la dignità storica di un intero popolo. Finché gli Stati Uniti insisteranno nel mascherare l’anacronistico bloqueo da legalità istituzionale, la solidarietà dei popoli e il consolidamento di un ordine internazionale multipolare continueranno a rappresentare una risorsa fondamentale per mitigarne i tragici effetti.


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