PAGINE ESTERI – Il Congresso Nazionale Africano (ANC), il partito che ha guidato il Sudafrica fuori dall’apartheid nel 1994 e ha dominato la scena politica nazionale per oltre trent’anni, si avvia a subire una nuova pesante battuta d’arresto nelle elezioni municipali. I risultati parziali dello scrutinio, con oltre il 71% delle schede conteggiate, confermano il progressivo ridimensionamento della formazione che fu di Nelson Mandela e indicano che la partita per il controllo delle principali città del Paese si giocherà soprattutto nelle trattative per la formazione delle coalizioni.

Secondo i dati disponibili, l’ANC ha raccolto il 32% dei voti, contro il 25% dell’Alleanza Democratica (DA), principale forza di opposizione. Se il risultato dovesse essere confermato, il partito di governo perderebbe circa 14 punti percentuali rispetto alle municipali del 2021, quando aveva già registrato il peggior risultato della sua storia. Una flessione che conferma una crisi politica profonda, già emersa alle elezioni nazionali del 2024, quando per la prima volta dalla fine dell’apartheid l’ANC aveva perso la maggioranza assoluta in Parlamento, dovendo accettare un governo di coalizione con la DA e altre formazioni.

A pesare sul consenso sono soprattutto le difficoltà economiche e sociali del Paese: disoccupazione elevata, criminalità diffusa, scandali di corruzione e il deterioramento dei servizi pubblici essenziali, a cominciare dalla distribuzione dell’acqua e dell’elettricità. Problemi che hanno alimentato la sfiducia di una parte crescente dell’elettorato, soprattutto tra i più giovani, nei confronti di un partito che per decenni ha rappresentato la principale espressione politica della liberazione dal regime segregazionista.

La geografia del voto restituisce un quadro frammentato. A Città del Capo, amministrata da anni dalla DA, quest’ultima sembra avviata a conquistare la maggioranza assoluta. Diversa la situazione a Johannesburg, la maggiore metropoli sudafricana, e a Tshwane, dove si trova la capitale amministrativa Pretoria: qui le proiezioni indicano consigli comunali senza una maggioranza definita, rendendo inevitabili negoziati tra i partiti.

Resta inoltre aperta la partita a eThekwini, il comune che comprende Durban, dove l’ex presidente Jacob Zuma punta a capitalizzare il consenso del suo partito, l’uMkhonto weSizwe (MK), nato da una scissione dell’ANC e diventato uno dei principali protagonisti della competizione politica.

Per gli analisti, una possibile soluzione per garantire stabilità amministrativa in città come Johannesburg sarebbe un’intesa tra ANC e DA, sulla falsariga dell’accordo raggiunto a livello nazionale. Ma la prospettiva incontra ostacoli politici e ideologici considerevoli. I due partiti restano infatti distanti su questioni centrali, a cominciare dalle politiche di riparazione delle disuguaglianze razziali prodotte dall’apartheid. Il risultato delle municipali potrebbe dunque confermare non soltanto il declino dell’ANC, ma anche la crescente difficoltà di governare un Paese sempre più diviso sul piano politico e sociale.


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