La polizia religiosa contro San Valentino: vietata la vendita di rose e cioccolatini, bandito il colore rosso. C’è chi acquista di contrabbando, ma si rischia la detenzione: lo scorso anno oltre 140 arrestati.

sadu arabia

 

di Giorgia Grifoni

Roma, 15 febbraio 2014, Nena News – La chiamano “la polizia dell’amore”. In realtà è una delle tante unità speciali – come quella contro la stregoneria o contro la celebrazione del Natale – della Muttawa, la Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, ovvero la polizia religiosa che veglia sull’applicazione della Shari’a (la legge islamica, ndr) in Arabia Saudita. Quest’anno, come da rito, la Muttawa ha fatto una visitina a ogni fioraio e venditore di cioccolata del regno,  minacciandolo di arresto e di sequestro del materiale: tutto, pur di bandire le celebrazione di San Valentino, la “festa degli infedeli”.

Nel 2012, il bilancio del giorno degli innamorati era stato tragico: 140 arresti, come riportava il network Abc, per aver celebrato San Valentino. La Muttawa aveva persino diffuso un comunicato di sei pagine, spiegando di aver semplicemente salvando le donne da “uomini deludenti che, travestiti da agnelli innocenti”, usano il giorno di san Valentino per intortare una povera donna facendole credere di essere innamorati di lei. Ora si aspetta il bilancio del 2014.

Quest’anno, poi, il terrore psicologico è cominciato prima. Mohammed al-Oreifi, uno degli uomini religiosi più stimati e ascoltati del Paese, seguito da centinaia di migliaia di persone su Twitter, ha avvertito la rete che “chiunque nel regno celebri il giorno di San Valentino, lo fa solo per copiare gli infedeli”. Orde di muttaween hanno invece avvertito fiorai e pasticceri del rischio che correvano partecipando alle celebrazioni: il colore rosso è così diventato fuori legge, le rose nascoste sotto a distese di altri fiori nei magazzini, i ninnoli a forma di cuore seppelliti nel retro dei negozi.

Se nelle città della costa del Mar Rosso, come Jeddah, tira aria un po’ più liberale, a Riyadh e negli altri centri dell’entroterra ieri si vendevano rose e scatole di cioccolatini “di contrabbando”: “Le abbiamo nascoste – ha spiegato il fioraio Kumar all’AFP, indicando un mazzo di rose rosse nel retro del suo negozio – ma ovviamente le abbiamo. Le venderemo a un negozio di cioccolatini”. Questi ultimi, spiega Kumar, hanno le famigerate confezioni a forma di cuore, ma le vendono solo “alle persone giuste”. “Ma è solo cioccolata!”, è esploso un cliente presente nel fioraio.

Non è solo una questione di libertà, ovviamente. Se San Valentino, da festa religiosa, si è trasformata in una formidabile macchina da consumismo, lo è diventata ancor più in quei Paesi che la proibiscono, come appunto l’Arabia Saudita o l’Iran. I prezzi delle rose, che dall’inizio di febbraio si sono impennati anche a Riyadh, hanno reso ancora più appetibile il rischio di contrabbandarli: “Molte donne – ha dichiarato il fioraio Hussein – ci chiamano per ordinare mazzi di rose, perché hanno paura della Muttawa”. Indica la sua vetrina, addobbata di fiori bianchi, viola e arancioni per non destare alcun sospetto. Dietro, tra le foglie, spunta il rosso. “Ho nascosto tutto il rosso che avevo nel retro, così la polizia vedendo la vetrina non sospetterà di nulla”. Ha detto di aver venduto almeno 350 rose a 20 riyal (circa 4 euro, ndr) l’una. Nonostante la devozione religiosa. Nena News.


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