Il numero potrebbe salire a quattromila nei prossimi otto anni. Sono invece 450 i lavoratori indiani morti nel paese negli ultimi due anni: i dati sono stati forniti dall’ambasciata indiana a Doha all’AFP

AGGIORNAMENTO ORE 14.15: 450 LAVORATORI IMMIGRATI INDIANI MORTI IN QATAR NEGLI ULTIMI DUE ANNI
I dati sono stati diffusi qualche minuto fa dall’agenzia AFP, che aveva inoltrato una richiesta all’ambasciata indiana a Doha. Quest’ultima ha dichiarato che 237 connazionali sono morti in Qatar nel 2012 e 218 nel 2013, una media di 20 al giorno, con un picco di 27 decessi nel mese di agosto. L’ambasciata non ha ancora chiarito le circostanze della morte dei lavoratori indiani, che nel 2012 erano stimati intorno alle 500mila unità, ovvero il 26 per cento della forza lavoro immigrata in Qatar.
dalla redazione
Roma, 17 febbraio 2014, Nena News – Da quando il Qatar ha ottenuto il mondiale del 2022, nel Paese sono morti 400 lavoratori nepalesi. E il numero potrebbe salire a 4.000 prima dell’inizio della 22esima edizione Coppa del Mondo. Sono i dati diffusi dal report dell’organizzazione per i diritti umani “Pravasi Nepali Co-ordination Committee”, citato dal quotidiano britannico Guardian. La lista dei decessi è stata fornita da fonti ufficiali qatariote: un numero in crescita rispetto a quello diffuso il mese scorso dall’ambasciata nepalese a Doha e dalle autorità di Kathmandu, che fissavano a 191 i morti tra i connazionali nel 2013, contro i 169 dell’anno precedente.
La prima causa di morte è l’arresto cardiaco, seguita dagli incidenti stradali e da quelli sul lavoro. Decessi sospetti di giovani uomini tra i 20 e i 30 anni che Harikanta Paudel, funzionario presso l’ambasciata nepalese a Doha, aveva qualificato come “innaturali”. Con una presenza stimata attorno alle 400mila unità, i lavoratori nepalesi costituiscono circa il 20 per cento della forza lavoro immigrata in Qatar: costretti a condizioni lavorative disumane nei numerosi cantieri spuntati come funghi dopo l’assegnazione del mondiale 2022, sono sottoposti a prolungate ore di lavoro anche durante la torrida estate del Golfo, nella penuria di cibo e acqua e nella più totale mancanza di sicurezza nel cantiere.
Le organizzazioni internazionali puntano il dito contro le autorità qatariote non solo per la mancanza dei diritti base dei lavoratori immigrati, come la privazione dei documenti, il trattenimento dello stipendio e l’impossibilità di scioperare, ma anche per i maltrattamenti fisici a cui sono sottoposti molti di loro. Il Guardian, ad esempio, ha insistito molto sulla tragica morte di Noka Bir Moktan, 23enne morto per “arresto cardiaco improvviso” nell’ottobre del 2013. Le immagini del suo corpo mostrano però ecchimosi sul petto che, secondo il quotidiano britannico, potrebbero rivelare invece un maltrattamento finito in tragedia.
Sul banco degli imputati è finito il sistema della Kafalah (garanzia, ndr), il passaporto per la schiavitù moderna che nei paesi del Golfo è prassi: trovato uno sponsor nel paese di destinazione, il lavoratore immigrato non può più cambiare lavoro fino allo scadere del contratto. La Kafalah di fatto sancisce la proprietà del datore del lavoro sull’immigrato, con quest’ultimo costretto a consegnare i suoi documenti e a subire ogni tipo di abusi da parte del padrone senza poter scappare. Al grido di aiuto di migranti abusati, infatti, le autorità locali preferiscono l’assoluzione dei propri cittadini, aiutati dalla propaganda mediatica che spesso dipinge intere comunità di lavoratori immigrati come “pazzi” o “instabili”.
E la FIFA, che alle prime rivelazioni di morti lo scorso anno aveva sgridato Doha minacciando visite a sorpresa nei cantieri qatarioti, non si è ancora vista. Nena News.




