A partire da oggi aumenteranno ufficialmente per i siriani le difficoltà ad entrare nel Paese dei Cedri. A stabilirlo è l’agenzia per la Sicurezza Generale libanese. L’obiettivo è “portare la sicurezza e la situazione economica sotto controllo”
della redazione
Roma, 5 gennaio 2015, Nena News – Una frontiera aperta e accessibile a tutti dal 1943, che ha resistito a una guerra civile durata quindici anni, d’ora in poi non lo sarà più. Entrano ufficialmente in vigore oggi le restrizioni di visto nei confronti dei cittadini siriani stabilite dall’agenzia per la Sicurezza Generale libanese, già applicate ufficiosamente nei mesi scorsi e che hanno contribuito a far diminuire del 50 per cento, come dichiara l’agenzia Onu per i rifugiati, il numero dei profughi in ingresso nel Paese dei Cedri dall’estate scorsa. L’obiettivo è quello di “portare la sicurezza e la situazione economica sotto controllo e monitorare la presenza dei siriani in territorio libanese”, come ha spiegato una fonte dell’agenzia all’AFP.
Le restrizioni saranno applicate a varie categorie, comprese il turismo – per il quale gli applicanti dovranno dimostrare di aver riservato un hotel e di possedere almeno mille dollari. Visti disponibili saranno quelli per visite d’affari, per il trattamento medico e per transito (in caso di viaggio) mentre, come aveva già anticipato lo scorso ottobre il ministro degli Affari Sociali Rashid Derbas, “ci saranno eccezioni limitate per ragioni umanitarie”. Proprio le ragioni umanitarie hanno portato in Libano circa un milione e mezzo di siriani dall’inizio della guerra civile nel 2011, aumentando del 25 per cento la popolazione del Paese dei Cedri e rendendola la nazione con la più alta concentrazione di profughi pro capite al mondo.
A monte sta il lento collasso delle infrastrutture libanesi, con un sistema sanitario ed educativo già scarsi prima del 2011, oltre allo squilibrio degli assetti sociali e comunitari che ha regolarmente acceso conflitti tra libanesi e siriani soprattutto nelle regioni frontaliere. Oltre al perenne campo di battaglia che ha luogo nella città di Tripoli tra sostenitori dei ribelli siriani e del presidente Bashar al-Assad e alle autobombe che esplodono soprattutto nelle zone sciite per la partecipazione di Hezbollah nel conflitto siriano al fianco di Assad, è a rischio guerra anche la regione dell’Hermel e la valle della Bekaa. Proprio qui nell’agosto scorso un’incursione del fronte al-Nusra ha portato al rapimento di una trentina di soldati libanesi, 25 dei quali sono ancora nelle mani del gruppo islamista e rischiano di essere giustiziati se, come ha fatto sapere un portavoce del movimento, Beirut non rilascia subito l’ex moglie di al-Baghdadi, leader dell’Isis, arrestata qualche mese fa nel Paese dei Cedri.
Beirut, che da mesi chiede aiuto alla comunità internazionale per fronteggiare il massiccio afflusso di profughi, non ce la fa più e per la prima volta nella storia dei due paesi richiede ai siriani di definire lo scopo della propria visita del paese. Resta un interrogativo sul destino dei rifugiati: i visti, che saranno disponibili al confine, non dovranno essere compilati dai siriani già residenti nel paese e registrati presso l’UNHCR, mentre non è chiaro quali misure saranno prese nei confronti di quelle decine di migliaia di profughi non registrati. Ron Redmond, portavoce dell’UNHCR, ha deplorato il fatto che le nuove misure non comprendano “alcuna disposizione esplicita per l’ingresso eccezionale per ragioni umanitarie”, mentre Beirut assicura che la protezione internazionale verrà concessa “caso per caso dopo un’esame della situazione del richiedente asilo”. Nena News





