Benché alla maggioranza dei palestinesi non sia consentito visitare Al-Aqsa, questo luogo sacro sta facendo quello che l’assedio di Gaza e l’espansione delle colonie non riescono a fare: unirli, scrive Amira Hass su Haaretz

GERUSALEMME. Venerdì scoso 28 luglio, preghiera in strada alla Porta dei Leoni (foto Michele Giorgio)
GERUSALEMME. Venerdì scoso 28 luglio, preghiera in strada alla Porta dei Leoni (foto Michele Giorgio)

Amira Hass –  Haaretz

Un giovane laico della zona di Ramallah ha espresso il suo stupore per come Gerusalemme ha unificato l’intero popolo palestinese ed ha paragonato l’assalitore ad Halamish [colonia israeliana in cui un palestinese ha ucciso a coltellate tre coloni, ndt.], Omar al Abed, al Saladino. Un paragone stupido, siamo tutti d’accordo. Eppure il bisogno di tirare in ballo il Saladino racchiude tutta la difficoltà tra i palestinesi in merito a quelli che percepiscono come i nuovi crociati.

Questo giovane non può andare a Gerusalemme est e nella Città Vecchia, che si trova a meno di 30 km (circa 18 miglia) da casa sua, perché anche in periodi normali Israele non concede permessi di ingresso “come quello” a persone della sua età. E forse è tra coloro che considerano umiliante dover chiedere un permesso di ingresso per andare in una città palestinese. L’ultima volta che ha visitato [Gerusalemme] aveva 13 anni – cioè circa 13 anni fa.

Quindi questo giovane palestinese venerdì non ha sentito alcuni dei predicatori parlare a Gerusalemme della loro discendenza da Saladino. Poiché i palestinesi sono stati bloccati dal loro [dei religiosi musulmani, ndt.] divieto di entrare ad Al-Aqsa attraverso i metal detector israeliani, sedicenti predicatori hanno parlato a gruppi di fedeli che si sono radunati nelle strade di Gerusalemme est e della Città Vecchia, circondati dal personale della polizia di frontiera che puntava contro di loro i lunghi fucili.

Uno di questi predicatori ha detto che se non fosse stato per le posizioni e le azioni di vari regimi stranieri nel passato e nel presente, gli ebrei non avrebbero sconfitto i palestinesi. Poi ha fatto una pausa ed ha aggiunto: “Se non fosse per l’Autorità Nazionale Palestinese, collaborazionista, gli ebrei non avrebbero il sopravvento.” Ed ha anche chiesto: “E’ possibile che oggi, in tutti gli eserciti musulmani del mondo, nessuno possa generare un Saladino?” E allora ha promesso che verrà il giorno in cui eserciti da Giacarta, da Istanbul e dal Cairo arriveranno per liberare la Palestina, Gerusalemme e Al-Aqsa.

Un altro predicatore ha fatto affermazioni simili a un turista turco prima del sermone. Il contenuto e lo stile ricordavano il partito islamista salafita Hizb El Tahrir: non c’è da sostenere una lotta armata contro gli occupanti israeliani, ma una fede incrollabile nel giorno in cui il mondo musulmano si mobiliterà e sconfiggerà i “crociati ebrei”.

Quando il predicatore se n’è andato, solo in pochi si sono uniti all’appello che metteva in guardia gli ebrei che “l’esercito di Maometto ritornerà” – ma nessuno ha protestato contro la definizione dell’ANP come “collaborazionista”. In ogni caso, le sue attività sono vietate a Gerusalemme. Israele ha estromesso l’OLP (a cui l’ANP è in teoria subordinata) da ogni ruolo di unificazione, culturale, sociale o economico, che ha avuto fino al 2000. Un vuoto di potere come questo può essere riempito solo da enti religiosi e da portavoce che possano dar senso ad una vita piena di sofferenze. La coerente posizione dell’OLP e dell’ANP, secondo cui questo non è un conflitto religioso e che ad Israele non dovrebbe essere consentito di trasformarlo in tale, a Gerusalemme non risulta molto convincente.

Dato che la maggioranza dei palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania non può andare a Gerusalemme, la città – e soprattutto la moschea di Al-Aqsa – è per loro un luogo astratto, un “concetto” o una foto sul muro; non una realtà che conoscono concretamente. Ma questo luogo astratto, Al-Aqsa, sta facendo quello che non riesce a fare l’assedio di Gaza con i suoi 2 milioni di prigionieri, l’espansione delle colonie e la confisca dei serbatoi di acqua e dei pannelli solari alle comunità dell’Area C [in base agli accordi di Oslo, la parte della Cisgiordania temporaneamente sotto totale controllo israeliano, ndt.]: li sta unificando. Il discorso anti-colonialista, che è essenzialmente nazionalista, politico e laico, è canalizzato dai post di Facebook, dagli articoli eruditi che non raggiungono il grande pubblico e da vuoti slogan pronunciati da leader, il cui periodo di leadership e di governo è ormai da tempo scaduto.

In altre parole, il discorso e la vecchia dirigenza nazionalisti oggi non sono più considerati importanti. Al contrario, Al-Aqsa riesce a creare un’opposizione popolare di massa al dominio straniero da parte di Israele – e ciò scatena l’immaginazione e l’ispirazione delle masse di altri che non possono andare a Gerusalemme. Non solo persone non credenti si sono recate ai luoghi di preghiera a Gerusalemme il venerdì per stare con il proprio popolo. Anche numerosi palestinesi cristiani si sono uniti ai fedeli musulmani ed hanno pregato, a modo loro, verso Al-Aqsa e la Mecca.

Ovviamente, si tratta in primo luogo della forza del credo religioso. Più profonda è la fede, maggiore è lo sfregio alle sue componenti sacre. Il fatto che Al-Aqsa sia un luogo per tutti i musulmani è un elemento che le attribuisce maggiore importanza. Ma non si tratta solo di quello: Gerusalemme ha la maggior concentrazione di palestinesi che si trovano a diretto contatto con il potere straniero di Israele, con tutto quello che ciò rappresenta in termini di negazione dei loro diritti e di umiliazione per loro. Non hanno bisogno di “luoghi simbolici” dell’occupazione, come i posti di controllo militari, per ricordarsi dell’occupazione o esprimere la loro rabbia. E la spianata di Al-Aqsa, da parte sua, è il luogo in cui la maggior parte dei gerosolimitani si possono riunire in un unico posto per sentirsi parte di una collettività. E dal momento in cui questo diritto di riunirsi gli viene tolto, protestano come un sol uomo – il che ricorda anche agli altri palestinesi che sono tutti uno solo, e stanno soffrendo per lo stesso dominio straniero.

Ma questa stessa opinione pubblica unificata non può più esprimere la propria unità in azioni collettive. E’ chiusa e tagliata fuori all’interno di enclave sovrane, e divisa in classi sociali con differenze sociali, economiche ed emotive sempre più grandi. La via verso il luoghi simbolici dell’occupazione, che circondano ogni enclave, è bloccata dalle forze di sicurezza palestinesi come dall’adattamento alla vita all’interno dell’enclave.

Questa è la base politica e reale della continua presenza di assalitori solitari, che non fanno riferimento all’origine delle loro azioni: prima di tutto, l’intollerabile prosecuzione dell’occupazione; poi la suggestione di Al-Aqsa come un luogo che unifica, religiosamente e socialmente; la dirigenza deludente, indebolita e debole; la volontà di morire che è una miscela di fede nel paradiso e di disperazione nei confronti della vita.

(traduzione di Amedeo Rossi – Zeitun.info)


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