Tra presunte motivazioni “ideali” e più concrete ragioni “economiche”, la famosa corsa ciclistica a tappe il prossimo anno avrà inizio in una città simbolo di discriminazioni e non di pace

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di Flavia Lepre

Roma, 8 settembre 2017, Nena News – Il Giro d’Italia, corsa a tappe di ciclismo maschile su strada, istituito il 1909 e tenutosi regolarmente ogni anno tranne che durante le due guerre mondiali, per la sua 101° edizione ha scelto come città da cui partire Gerusalemme.

Non è la prima volta che il tour ciclistico, organizzato sin dalla sua nascita da La Gazzetta dello Sport, nonostante la denominazione abbia inizio in una città estera: San Marino nel 1965, Atene nel 1996,  Belfast nel 2014 … solo per citarne alcune, ma l’attuale scelta fa discutere. “Il via del Giro d’Italia 2018 sarà dall’estero, da Israele, un progetto inedito e suggestivo.” scrive entusiasta Alessandro Cheti su BlastingNews il 19 agosto di quest’anno. (1)

Critico, invece, l’articolo di Roberto Rubino sul giornale sportivo clyclinside del 10 luglio. Le motivazioni del dissenso sono soprattutto sportive e specificamente ciclistiche, oltre che di carattere organizzativo.  “Allontanarsi così tanto dai patri confini rischia di togliere molto interesse e snaturare il nome stesso della competizione. Se, come anticipato da Cycling Weekly, la decisione è già stata presa (con buona pace della Polonia, altra candidata e per cui era stata invitata la CCC al Giro di quest’anno) vediamo il prossimo Giro d’Italia con tre tappe in meno, quelle corse laggiù. Siamo sicuri che il ritorno d’immagine all’estero giustifichi questa partenza?” (2)

C’è da aggiungere che finora quelle scelte, anche all’estero, erano comunque sempre città europee. La prossima partenza, invece, avverrà per la prima volta furi dell’Europa: in Asia.

Non è solo questo a lasciare più che perplessi. Lo sport è considerato portatore di valori e persino la motivazione “ideale” della scelta “innovativa” vorrebbe confermarlo. Essa era indicata, poco più di un mese prima, in un altro articolo di Cheti, quando la decisione era ancora solo probabile: “L’idea è quella di unire idealmente Gerusalemme e Roma, capitali religiose, per una corsa che vorrebbe lanciare un messaggio di pace e fratellanza.” (3)

Nello stesso articolo veniva presentato anche un altro motivo, molto meno ideale: ”Con questo progetto l’organizzazione del Giro dovrebbe incassare una cifra sui 4 milioni dagli israeliani.”

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Audace la motivazione “ideale”. L’audacia si mostra sensazionale soprattutto rispetto alla tempistica. La scelta è stata definita tra la fine di luglio ed agosto, quando persino i media italiani, che in genere osservano un silenzio da voto quaresimale sulla Palestina, hanno dovuto parlare della notevole crisi internazionale esplosa proprio a e su Gerusalemme.

Quando si è posta al centro dell’attenzione internazionale la gestione della Spianata delle moschee, a causa dell’installazione israeliana di metal detector e telecamere ufficialmente in risposta all’attacco del 14 luglio portato da tre cittadini palestinesi d’Israele a due guardie israeliane e conclusosi con la morte di tutt’e cinque.

Lo sciopero compatto attuato dai Palestinesi per 13 giorni contro l’allungo israeliano sulla Spianata ha imposto l’intervento dell’organizzazione religiosa (Waqf) che la  gestisce ed il suo garante ufficiale sotto la cui autorità è posta, il re di Giordania. Paese nella cui capitale poi due suoi cittadini sono stati uccisi da una guardia israeliana nell’ambasciata israeliana. La “ricomposizione” auspicata da tutti i governi è passata attraverso il ritorno in Israele dell’omicida senza che le indagini fossero completate né il processo fosse allestito.

Sembra quanto meno sciatta l’organizzazione di eventi sportivi di rilevanza internazionale che non tenga conto del contesto politico, almeno per evitare di cacciare un avvenimento sportivo in situazioni problematiche, se non addirittura compromettenti per le violazioni di diritti internazionalmente riconosciuti effettuate dal paese ospitante e denunciate da organizzazioni sportive e non, palestinesi e non. Della problematicità di quel paese è testimonianza l’allerta ripetuta (4), sentita o gonfiata, che media locali lanciano, e la RAI rilancia , per la partita delle qualificazioni (5)ai mondiali di calcio di martedì 5 tra Italia ed Israele. (6)  E siamo in Italia.

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Gerusalemme è tutt’altro che terreno neutro!

La questione dei luoghi sacri con la sua drammaticità è viva e tutt’altro che nuova, nel settembre 2015 era già chiara la preoccupazione dei Palestinesi per la Spianata delle moschee. Riferiva un articolo del 15 settembre: “Proseguono gli scontri tra palestinesi e polizia. Intanto nell’ombra il governo israeliano attua una prima divisione del sito religioso tra musulmani ed ebrei. Il modello di riferimento è quello della Tomba dei Patriarchi di Hebron, imposto nel 1994 dopo la strage di 29 palestinesi compiuta dal colono Baruch Goldstein.” (7)

Anche dopo il superamento della fase acuta di luglio scorso l’allarme si ripete:  “I palestinesi denunciano un tentativo di Israele di creare sulla Spianata delle moschee una situazione simile a quella della Tomba dei Patriarchi ad Hebron, ossia la spartizione dell’area in cui sorgono le moschee di Al Aqsa e della Roccia di Gerusalemme considerata dall’Ebraismo il Monte del biblico Tempio.” (8)

Quanto un’eventualità del genere terrebbe la lacerazione aperta e pericolosa, lo si può facilmente arguire dalle condizioni d’invivibilità create dalle permanenti aggressioni che la popolazione autoctona subisce dai coloni fondamentalisti proprio ad Hebron (Al Khalil), confermate dall’investimento il 1° settembre di una bambina palestinese di cinque anni, Dima Jabari, da parte di un colono israeliano, ad Al Khalil (Hebron).

Vari gli allarmi lanciati da rappresentanti religiosi. “Uno dei nodi, se non “il problema” della crisi tra israeliani e palestinesi è Gerusalemme” dice Monsignor Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, nel suo intervento al Meeting di Rimini del 23.8.2017 (9)  e domenica 27 agosto, Hanna Issa, Segretario generale della Commissione islamo-cristiana per il sostegno a Gerusalemme e ai Siti sacri, lancia l’allarme sulla decisione israeliane di permettere ai membri del Knesset (parlamento) di invadere il Complesso di al-Aqsa. Dichiara che questo persegue l’obiettivo d’imporvi il “fatto compiuto” ed incoraggiarne la dissacrazione da parte dei coloni. (10) 

Martedì 29 agosto 2 parlamentari israeliani e 78 coloni sfilano a al-Aqsa, confermando le preoccupazioni espresse e che sono all’origine della stessa Risoluzione UNESCO. (11) Il 23 agosto Benjamin Netanyahu, primo ministro d’Israele, aveva approvato un “decreto legge che permette ai membri del Knesset di visitare la moschea al-Aqsa a partire da martedì 29 agosto”.

Ma con i luoghi santi non si esaurisce la tragicità della Gerusalemme di questi anni. La città, che per la Risoluzione ONU 181 istitutiva dello Stato d’Israele è “enclave internazionale”, fu da questo conquistata nella parte Ovest con la guerra del 1948 seguita alla proclamazione dello Stato d’Israele. La Spianata delle moschee è situata nella città vecchia, che è parte di Gerusalemme Est, sotto occupazione israeliana dal 7 giugno 1967. Qui è in corso un conflitto che vede da un lato la popolazione palestinese che storicamente vi abita e che non vuole abbandonarla e dall’altro l’occupazione israeliana formale del governo ed informale dei coloni, che cercano di strappargliela e di modificarne assetti e status, agendo anche sul piano religioso.

Soprattutto negli ultimi anni, a seguito dell’esponenziale aumento numerico dei gruppi dell’estremismo religioso ebraico e del loro peso politico, Gerusalemme Est è oggetto di politiche di ebraicizzazione  forzata e la popolazione di pulizia etnica, presa a bersaglio di aggressioni dei coloni che a volte assumono livelli di violenza inaudita. Come accadde il 2 luglio 2014, quando  Muhammad  Abu al Khadeir, un ragazzo di sedici anni che viveva nel campo profughi di Shu’fat, l’unico di Gerusalemme, fu bruciato vivo da giovani coloni israeliani.  Anche i quartieri di Silwan e di Sheik Jarrah sono sconvolti dalle mire degli occupanti, che cercano da anni di espellere la popolazione dal primo per condurvi scavi archeologici, nell’altro dai coloni che vogliono sostituirsi agli abitanti storici.

 

Le occupazioni arbitrarie che si verificano in più punti della città vecchia sono  in linea con le decisioni governative. Lo scorso febbraio “il governo aveva approvato la costruzione di altre 2.500 unità in Cisgiordania oltre a 566 a Gerusalemme est” (12) ed in generale si rileva un livello crescente di razzismo e di ostilità, in cui il ruolo delle istituzioni israeliane è sempre più scoperto ed attivo. Giovedì 24 agosto, seconda giornata dall’apertura del nuovo anno scolastico 2017,  la polizia israeliana ha assaltato il liceo dell’orfanotrofio islamico della città vecchia di Gerusalemme ed ha sequestrato due studenti, Mohammed Maz’arw e Ihab Shahim, prelevandoli dalla classe.

Nella stessa giornata, ha impedito ad altri 160 studenti palestinesi di raggiungere la propria scuola, situata nel complesso di Al Aqsa. Dal 1967 al 2017-08-15 è stato revocato lo status di residente a 15mila palestinesi di Gerusalemme Est (13) Secondo l’osservatorio per i diritti umani, queste politiche riflettono l’obiettivo del governo israeliano di “mantenere una solida maggioranza ebraica nella città”, come è stabilito nel Jerusalem Outline Plan 2000, piano generale della municipalità di Gerusalemme, che cerca di limitare il numero di residenti palestinesi fissando la percentuale da raggiungere e mantenere “di 70% di ebrei e 30% di arabi”, anche se gli stessi pianificatori hanno valutato  non raggiungibile questo obiettivo alla luce della “tendenza demografica”, e lo hanno adatto a 60-40.

La problematicità di Gerusalemme come sede per avvenimenti internazionali, è testimoniata anche dal recente appello lanciato da 89 scienziati ed accademici palestinesi, israeliani ed internazionali contro la decisione della Federazione Europea di società Biochimiche (FEBS) di tenervi il suo prossimo 42° Congresso, essi lo motivano ricordando i bombardamenti israeliani di scuole ed università palestinesi e gli ostacoli che l’occupazione oppone al loro diritto allo studio. In ambito sportivo, nel 2014, sia pure con altre considerazioni, la Federazione europea del calcio la escluse saggiamente dalle capitali in cui tenere gli UEFA 2020.

Lo stesso Trump, giunto alla presidenza USA con dichiarazioni d’imminenti traslochi della propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, ha dovuto accettare di moderare la propria verve creativa e guardare in faccia la realtà: il mondo intero non riconosce la sovranità di Israele su Gerusalemme. E’ quanto ribadito dalla Risoluzione del Comitato Esecutivo dell’UNESCO 28 aprile 2017. (14)

Nonostante l’osceno cancan dei media italiani che con un’unica voce (come mai così unanimi da alcuni anni in qua?) hanno gridato allo scandalo, essa si limita a riaffermare il diritto internazionale, come già la Risoluzione ONU 2334 del 26 dicembre 2017 (15) , con la riconferma di numerosissime Risoluzioni precedenti (242 (1967), 338 (1973), 446 (1979), 452 (1979), 465 (1980), 476 (1980), 478 (1980), 1397 (2002), 1515 (2003 e 1850 (2008)): l’inammissibilità dell’acquisizione di territori con la forza e l’illegalità delle colonie costruite da parte di Israele nel territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme est.

 I nostri trenta denari

Altrove i rapporti e le denunce palestinesi delle violazioni israeliane che ne impediscono la pratica sportiva hanno trovato alcuni ascoltatori. Perché lo sport italiano si lancia nella scia delle pretese israeliane, convergendo in questo con gli ultimi governi italiani e con la gran parte dei media nazionali immemori del diritto internazionale? L’evidenza abbagliante nella scelta di Gerusalemme da parte dei responsabili del Giro d’Italia è l’assoluta mancanza di considerazione per il popolo, nativo del posto, che subisce l’occupazione e se ne lamenta. Nena News

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Note:

  1. http://it.blastingnews.com/sport/2017/08/giro-ditalia-2018-ecco-le-tappe-di-montagna-001943527.html
  2. http://www.cyclinside.it/web/il-giro-ditalia-a-gerusalemme-non-ci-piace/
  3. http://it.blastingnews.com/sport/2017/07/giro-ditalia-2018-quasi-fatta-per-partenza-ed-arrivo-001836127.html
  4. http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/italia-israele-mapei-disordini-1.3332889
  5. http://www.raisport.rai.it/dl/raiSport/Articoli/Rigidi-controlli-in-vista-Italia-Israele-64e663aa-87d2-4f3a-b68b-869f757ca992.html
  6. http://www.reggionline.com/reggio-emilia-sorvegliata-italia-israele-video/
  7. https://pagineesteri.it/gerusalemme-la-spartizione-della-spianata-delle-moschee/
  8. https://pagineesteri.it/intervista-la-spartizione-di-al-aqsa-e-un-processo-gia-in-atto/
  9. http://it.radiovaticana.va/news/2017/08/23/mons_pizzaballa_come_salvare_cristianesimo_in_terra_santa/1332300
  10. http://www.infopal.it/commissione-islamo-cristiana-sostegno-gerusalemme-lancia-lallarme-invasione-dei-membri-del-knesset-al-aqsa/
  11. http://www.infopal.it/gerusalemme-2-parlamentari-israeliani-78-coloni-sfilano-al-aqsa/
  12. http://www.ilpost.it/2017/02/01/espansione-colonie-israele/
  13. http://www.bocchescucite.org/israele-niente-residenza-per-i-palestinesi-di-gerusalemme-ne-parliamo-con-omar-shakir-hrw/
  14. http://www.repubblica.it/esteri/2017/05/02/news/il_documento_dell_unesco_su_gerusalemme-164465755/.
  15. https://pagineesteri.it/palestinaisraele-il-testo-della-risoluzione-onu-sulle-colonie/

 

 


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