Entro domani vanno presentate le candidature alla presidenza. Al momento tutti gli aspiranti candidati sono spariti: arrestati o ritirati. Al-Sisi potrebbe essere il solo candidato. Il commento del giornalista Moustafa Bassiouni e l’idea di boicottare le urne

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di Mustafa Bassiouni

(Traduzione di Pino Dragoni)

Il Cairo, 29 gennaio 2018, Nena News – Moustafa Bassiouni* commenta a caldo una delle ultime travagliate giornate politice in Egitto. Dopo l’arresto del generale Sami Anan, candidatosi a presidente, la campagna dell’avvocato Khaled Ali ha avviato un dibattito interno sull’opportunità o meno di boicottare le elezioni. Il suo staff ha infine annunciato il ritiro dalla competizione. Questo commento di Bassiouni – pubblicato sulla sua pagina Facebook – è precedente di alcune ore alla decisione.

La vera domanda in questo momento non è se ritirarsi o continuare. La vera comanda è come continuare. Ma non continuare con la campagna per le presidenziali. Continuare a realizzare quello che era l’obiettivo che stava dietro la decisione di partecipare alle elezioni. In realtà, partecipare alla campagna elettorale ha già prodotto delle conquiste. La prima è stata quella di aver creato un consenso tra parti politiche diverse desiderose di aprire uno spazio per lavorare, e desiderose di riprendere l’iniziativa.

La campagna elettorale è riuscita davvero a ridare stimolo tante persone prese dalla disperazione e dalla frustrazione, uno stimolo a tornare a mettersi insieme intorno a un progetto politico, per quanto temporaneo. Ma la cosa più importante è aver riaperto dei canali diretti con gruppi con cui non c’era più comunicazione. Queste sono alcune conquiste che ha realizzato la campagna elettorale nella sua breve vita.

E ora è giusto e importante salvaguardare queste conquiste, rafforzarle e sfruttarle. Questo significa sviluppare il consenso temporaneo tra i vari partecipanti alla campagna, e se possibile anche tra chi ne è rimasto fuori, affinché diventi un fronte politico permanente non legato all’accordo sul momento elettorale. Un fronte che possa includere i giovani a cui la campagna elettorale ha riacceso la speranza, e che sono ancora disposti a continuare nella lotta politica. Significa sviluppare il programma della campagna elettorale perché diventi un programma di lotta, che le varie forze politiche possono adottare in tutto o in parte nelle loro mobilitazioni. Significa salvaguardare quei canali di comunicazione con quei gruppi che la campagna è riuscita ad avvicinare.

Questa è la battaglia che dovremmo continuare con tenacia. Tentiamo di trovare una risposta a tutte le domande a cui ci troviamo di fronte. Perciò la domanda più importante è qual è il prossimo passo. Ritirarsi o continuare è soltanto un passo su questa strada. Una strada per tentare di superare questa condizione di inerzia e affaticamento, e tornare a essere capaci di fare movimento. Perciò la risposta alla domanda “ritirarsi o continuare” non è un “sì o no”. La domanda più importante è come dare un seguito alle conquiste concrete ottenute con la campagna elettorale, come costruire a partire da queste, a prescindere dal ritirarsi o proseguire con le elezioni.

All’annuncio della rinuncia di Khaled Ali alle elezioni, Bassiouni ha di nuovo pubblicato su Facebook un suo commento:

Ritirarsi dalle elezioni. Continuare la lotta.

*è un giornalista e attivista egiziano. Ha seguito per anni le questioni industriali e le mobilitazioni dei lavoratori, in particolare quelle di Mahalla al-Kubra tra il 2006 e il 2008, e poi dalla rivoluzione del 2011 in poi. Ha pubblicato, insieme a Anne Alexander dell’università di Cambridge il volume “Bread, Freedom, Social Justice. Workers and the Egyptian Revolution”.


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