Con Yildirim e Ayah sale a nove il numero di membri del partito di opposizione privati dal seggio parlamentare. Rilasciato a Praga il leader curdo-siriano Salih Muslim

della redazione
Roma, 28 febbraio 2018, Nena News – Ahmet Yildirim e Ibrahim Ayah, deputati del Partito Democratico dei Popoli (Hdp), sono stati privati del seggio parlamentare perché entrambi condannati da un tribunale turco. Il primo deve scontare un anno e due mesi per “insulti al presidente” Erdogan: lo aveva appellato “imperatore di scarsa qualità” durante un discorso pubblico nel 2015 nel quale denunciò le violazioni dell’esercito durante le operazioni contro il sud est curdo. Non solo: la corte, per la prima volta nella storia, lo ha escluso a vita dal partecipare alla vita politica interna, privandolo dei diritti politici e di fatto escludendolo dal prendere parte a elezioni politiche o locali future ma anche di unirsi a sindacati, organizzazioni o partiti. Eppure, fanno notare all’Hdp, anche il leader dei kemalisti del Chp, Kilicdaroglu, ha usato nei confronti di Erdogan lo stesso termine.
Il secondo è stato condannato a un anno e tre mesi per “aver diffuso propagand terroristica”: aveva pubblicato una foto del combattente Aziz Guler, morto nel 2015 a Rojava. Ayah aveva lavorato a lungo per riportare il corpo in Turchia, volontariamente ritardato dal governo.
Sale così a nove il numero di membri dell’Hdp privati dello status di parlamentare, parte di una vasta campagna lanciata dalle istituzioni turche contro il partito di opposizione che conta i due ex co-leader, Demirtas e Yuksekdag, insieme ad altri 8 parlamentari in carcere. Senza contare le migliaia di sostenitori e amministratori locali legati al partito licenziati, sospesi o detenuti: sono almeno 5mila i membri del partito arrestati, tra cui 80 sindaci a partire dalla fine del 2016, parte della grande campagna epurativa lanciata dal governo dell’Akp dopo il tentato golpe del 15 luglio di quell’anno.
Dopo l’annuncio da parte del parlamento turco, i 50 deputati Hdp rimasti hanno lasciato l’aula per protesta: “Il capogruppo in parlamento Ahmet Yildirim è stato privato del suo status di parlamentare per aver definito il leader dell’Akp Erdogan un imperatore di scarsa qualità”, ha scritto il partito su Twitter.
Notizie migliori arrivano da Praga: ieri il tribunale ceco chiamato a decidere sull’arresto del leader curdo-siriano Salih Muslim ne ha ordinato la scarcerazione nonostante la richiesta ufficiale turca di estradizione. Muslim, ex co-presidente del partito Pyd e noto in tutto il mondo per aver guidato la resistenza all’Isis a Rojava, era stato arrestato sabato scorso su richiesta turca scatenando le proteste curde e della società civile europea.
“Siamo soddidatti perché il giudice non ha ritenuto necessario tenere in custodia il nostro cliente – ha commentato il suo legale, Miroslav Krutina – Il nostro cliente ha promesso di restare a disposizione della corte. È la norma e la procedura è appena iniziata. Richiederà del tempo”. La valutazione della richiesta di estradizione, infatti, potrebbe richiedere fino a sei mesi.
Furiosa Ankara che ha definito la decisione della corte una violazione del diritto internazionale: “La decisione non corrisponde con le responsabilità della magistratura ceca nel combattere il terrorismo”, ha detto il ministro degli esteri turco Cavusoglu, rappresentante di un paese che accusa Muslim di aver preso parte all’attentato terroristico compiuto nel marzo 2016 ad Ankara, 36 morti in un’esplosione in una nota zona commerciale, rivendicato dal gruppo nazionalista curdo Tak.
E se l’estradizione di Muslim è dà molti considerata improbabile, c’è un elemento che fa pendere l’ago della bilancia verso Ankara: in Turchia dal 2016 sono detenuti due cittadini cechi, Marketa Vselichova e Miroslav Farkas, arrestati al confine con la Siria e condannati a sei anni con l’accusa di sostegno a organizzazioni terroristiche. Muslim potrebbe diventare la merce di scambio. Nena News




