Sabato e domenica la polizia lancia lacrimogeni ai manifestanti che nella regione di Gafsa chiedono lavoro e sviluppo economico. Riprendono le manifestazioni dopo un gennaio ad alta tensione e l’approvazione della legge di bilancio

della redazione
Roma, 19 marzo 2018, Nena News – Giornata di scontri quella di ieri a Mdhilla, nel governatorato di Gafsa, in Tunisia. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni contro decine di manifestanti che stavano protestando per la mancanza di lavoro e di sviluppo economico nell’area, nota per i fosfati e le miniere. Proprio sulle miniere si concentrano le proteste della comunità: che il profitto delle estrazioni venga in parte usato, chiedono, per investimenti nella zona, poverissima.
La tensione era salita già sabato sera quando alcuni manifestanti avevano tentato di bloccare i treni che trasportano i fosfati fuori dalla regione. La polizia è intervenuta con i gas lacrimogeni. Il giorno prima, venerdì, una riunione ministeriale aveva cercato di individuare senza successo soluzioni per la crisi della zona dove le proteste popolari hanno bloccato per quasi due mesi l’esportazione di fosfati, considerati settore strategico per l’economia tunisina. Solo il 6 marzo, dopo sei settimane di blocco, era ripresa la produzione negli impianti della Società dei fosfati di Gafsa: l’attività mineraria nel bacino di Metlaoui, Om Larayes, Redeyef e Mdhilla era stata impedita dai disoccupati in protesta dal 20 gennaio.
Venerdì, tra le soluzioni proposte dal governo, c’è stata la costruzione di una stazione di energia elettrica, troppo poco per i manifestanti. “Lavoro, libertà, dignità nazionale”, hanno gridato rilanciando gli slogan della rivoluzione del 2011. Nonostante la Tunisia sia stata presa a modello della riuscita delle rivolte, di paese stabile non toccato dalle guerre civili che hanno caratterizzato altre nazioni della regione araba, disoccupazione e marginalizzazione restano radicate. Lo sviluppo economico ha toccato la costa e le principali città, senza lambire le aree storicamente più povere.
Una realtà a cui si aggiungono le misure di austerity imposte dal governo centrale in cambio di finanziamenti stranieri e di istituzioni internazionali e che hanno provocato un aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, il taglio dei sussidi e l’incremento dell’Iva. Tutte misure assunte sulla base dei prestiti garantiti dal Fondo Monetario Internazionale, modello ormai noto in Nord Africa e che ha colpito le classi più povere in Tunisia come nel vicino Egitto. L’obiettivo diventa il taglio del deficit, a scapito delle politiche di incremento dell’occupazione e di sostegno alle famiglie povere, allargando un gap di disuguaglianze già ampio e che va a interessare soprattutto le generazioni più giovani.
Già a gennaio la Tunisia era stata teatro di una nuova ondata di proteste popolari. Con una vittima: l’8 gennaio scorso durante una manifestazione a Tebourba è morto Khomsi Yefreni, secondo la famiglia investito da un veicolo dell’esercito. Diversa la versione governativa: Yefreni è morto perché soffriva di asma.
Negli stessi giorni venivano arrestati i leader della campagna “Fech Nestannew” (Cosa stiamo aspettando), un gruppo di giovani che via social e nelle strade combatte le misure di austerità della legge di bilancio promossa all’inizio dell’anno da Tunisi. Tra gli 800 arrestati in una settimana (un’ondata che aveva sollevato al protesta dell’Alto Commissariato Onu per i diritti umani) anche Ahmed Sassi, insegnante di filosofia, rilasciato poco dopo; fermati anche alcuni membri del Fronte Popolare, partito di opposizione, anche loro rilasciati con l’accusa pendente di distruzione di proprietà a Gafsa. E ancora studenti, attivisti, membri di organizzazioni per i diritti umani, giornalisti.
Alle loro proteste il primo ministro Chahed aveva risposto definendo i manifestanti dei “vandali”, delegittimando le richieste politiche della piazza. Il partito di governo Ennahda aveva invece parlato di manifestazioni strumentalizzate dalla sinistra e dagli anarchici. Tutto pur di non rispondere alla popolazione. Nena News





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