Pagine Esteri – 29 aprile 2021 – La commissaria agli Affari Interni dell’Unione Europea, Ylva Johansson, torna a parlare del rimpatrio dei rifugiati siriani e conferma la linea del governo danese: i rifugiati devono tornare in Siria.

Atmeh, Siria – Campo profughi

Sono cominciati già dal 2019 i ritiri dei permessi di soggiorno rilasciati ai rifugiati, ritiri che hanno subito un’accelerazione con la definizione di “zone sicure” per Damasco e regioni contigue.
Il 27 aprile, durante la conferenza sulla strategia dell’Unione Europea per il “ritorno sostenibile e la reintegrazione dei migranti illegali presenti in Europa”, alla presenza del vice presidente per “la promozione dello stile di vita europeo”, Margaritis Schinas, la commissaria agli Affari Interni dell’Unione Europea, Ylva Johansson ha confermato la determinazione della Danimarca nel rimpatriare i rifugiati siriani.

Nonostante le preoccupazioni espresse da alcuni funzionari dell’Unione Europea, le manifestazioni davanti al parlamento danese, la lettera che i 33 legislatori europei hanno inviato lo scorso venerdì al primo ministro della Danimarca, non ci sarà alcuna marcia indietro sulla questione.


Ylva Johansson, esponente di spicco del partito socialdemocratico svedese, che ha ricoperto tre volte il ruolo di ministra, ha assicurato che non si tratterebbe di rimpatri forzati, mentre di deportazione parlano apertamente alcune ONG e gli stessi legislatori che hanno scritto al Primo ministro. Certo è che i rifugiati siriani che si sono visti ritirare il permesso di soggiorno sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni, il lavoro e lo studio per essere portati in campi di deportazione, senza accesso all’educazione e senza possibilità di ottenere un’occupazione.

Michala Bendixen, dell’associazione Refugees Welcome ha dichiarato al Telegraph che nonostante non siano rimpatriati con la forza, il ritiro dei permessi di soggiorno e l’utilizzo dei campi di deportazione hanno lo scopo di mettere i rifugiati nella condizione di scegliere “volontariamente” di andare via. Almeno pare che questa sia la speranza del governo, il quale, d’altro canto, aveva già approvato una strategia che, sebben più morbida, aveva il dichiarato scopo di invogliare i rifugiati a ritornare in Siria, senza utilizzare il rimpatrio forzato e quindi rischiare il rimprovero delle istituzioni europee: sia il Consiglio che il Parlamento europeo hanno dichiarato che non esistono le condizioni per il ritorno sicuro e volontario dei rifugiati siriani. Così, nel 2019, il governo ha deciso di offrire soldi ai siriani che avessero deciso di lasciare la Danimarca: circa 23.500,00 euro per ogni partenza. Una strategia, questa, che è riuscita ad ottenere il rimpatrio di circa 250 cittadini siriani.

L’alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha più volte chiesto alla Danimarca di cambiare le proprie politiche migratorie e di favorire, come le norme internazionali prevedono, i ricongiungimenti familiari. Ma la gestione dei permessi di soggiorno sta invece separando nuclei familiari e preparando al rimpatrio parenti di persone che in Siria sono ricercate, con un’alta probabilità, una volta messo piede a casa, che siano fermati e arrestati, con lo scopo di obbligare moralmente i congiunti a ritornare e consegnarsi in cambio della liberazione dei propri cari.

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