di Antonio Perillo –

 

Pagine Esteri, 12 luglio 2021 – Eric Adams sarà il prossimo sindaco di New York. Si è conclusa la complessa vicenda del conteggio dei voti delle primarie democratiche, dopo le aspre polemiche di cui avevamo dato conto in precedenza.
In realtà restano alcune migliaia di schede postali ancora da conteggiare, ma con la “concession” delle altre pretendenti, cioè il riconoscimento della sconfitta, il risultato è ormai acquisito.

Eric Adams, futuro sindaco di New York

Afroamericano, ex capitano di polizia, già presidente del Borough di Brooklyn, il più popoloso “Municipio” (potremmo dire in Italia) della Grande Mela, Adams diventerà sindaco in novembre alle elezioni generali, essendo la sua vittoria contro il candidato repubblicano Curtis Sliwa non in discussione.
Nella più grande e più importante metropoli degli USA esce quindi vincitrice, dopo un duro scontro interno all’area democratica, un’ala più moderata del partito.
Il conteggio delle preferenze successive alla prima ha mostrato un rafforzamento di quest’ultima rispetto ai risultati emersi la sera del voto, con la candidata Katherine Garcia che ha superato al secondo posto l’esponente più di sinistra, Maya Wiley, giungendo ad insidiare da vicino la vittoria di Adams (il distacco finale è di poco più di 8mila voti). L’accordo di Garcia con un altro candidato liberal ma moderato, Andrew Yang, ha certamente pagato, perché tanti elettori di Yang avevano posto la Garcia come seconda scelta, e viceversa, secondo il meccanismo di “Ranked-Choice” con cui si è votato a New York, che permetteva di porre in ordine di gradimento fino a 5 dei 13 candidati in lizza.

Il fulcro della contesa sono state le politiche relative alla sicurezza e al dipartimento di polizia. Adams, da ex ufficiale del New York Police Department, presentava un programma sì riformatore e di contrasto agli episodi di violenza e brutalità nei confronti soprattutto della comunità nera, ma fermamente contrario ad ogni riduzione dell’elevatissimo budget destinato al NYPD, nonché al ridimensionamento delle sue competenze, che eccedono enormemente quelle della polizia italiana. Durante l’ultimo anno, caratterizzato dalle mobilitazioni del movimento Black Lives Matter, si erano fatte strada anche fra l’elettorato democratico posizioni abolizioniste, cioè di totale sostituzione del NYPD con altre istituzioni. L’insoddisfazione e la tensione sul tema sono aumentate anche per l’esito di un incontro con l’Amministrazione Biden di esponenti del BLM, avvenuto a fine giugno, al termine del quale era stato rilasciato uno scarno comunicato dalla portavoce Patrisse Cullors, in cui si lamentavano gli scarsi progressi del governo e la mancata volontà politica quanto meno di ridurre il budget per le forze di polizia.

Molti commentatori hanno interpretato i risultati delle primarie newyorkesi come una sconfitta dell’ala più radicale. New York, città di cui Alexandria Ocasio-Cortez è rappresentante al Congresso, era considerata terreno di battaglia e di possibile vittoria per i radical progressives nella loro corsa per contendere la leadership del partito. Ma è davvero così?
Di certo si può parlare di una battuta d’arresto. Come avevamo raccontato, il sostegno tardivo di Ocasio-Cortez, Warren ed altri esponenti della sinistra alla candidata Maya Wiley non ha aiutato nella corsa newyorkese. Le quattro vittorie su quattro di candidati radicali nelle primarie per l’elezione di deputati statali nel 2020, contro candidati uscenti dell’ala moderata, nonché la vittoria per il Congresso di Jamaal Bowman, avevano creato grandi aspettative. Ma se allarghiamo lo sguardo è possibile intravedere un avanzamento generale dei candidati con posizioni molto radicali se non apertamente socialiste.
A New York due candidati fortemente sostenuti dai Democratic Socialists of America hanno vinto la loro corsa al City Council, il consiglio comunale. Contrariamente a quanto potremmo pensare in Italia, i consiglieri non vengono eletti grazie al risultato percentuale di una lista, magari anche modesta, ma corrono in elezioni del tutto simili a quelle per la carica di sindaco, direttamente contro altri candidati che devono scalzare, distretto per distretto, con un meccanismo molto simile a quello dei nostri collegi uninominali.
Tiffany Cabán ha così conquistato il Queens, mentre Alexa Avilés ha vinto a Brooklyn. In altri quattro distretti i candidati radicali sono stati sconfitti, ma facendo tremare i loro concorrenti. Significativo il caso del ricco distretto di Crown Heights, dove il candidato socialista Michael Hollingsworth è arrivato ad insidiare da vicino la concorrente Crystal Hudson, sostenuta fra gli altri dalla portavoce del Congresso, Nancy Pelosi, e anche dalla stessa candidata a sindaca progressista, Maya Wiley. Un risultato in ogni caso molto significativo. Questa vicenda apparentemente contraddittoria fa luce su uno degli aspetti più delicati nella discussione interna alle formazioni più radicali: il tipo di approccio alle elezioni ed il rapporto col partito democratico. I DSA infatti tendono a sostenere candidate e candidati apertamente socialisti e sostenuti soltanto dalla rete di volontari ed attivisti, rifiutando molto spesso di dare l’endorsement a livello nazionale a candidati progressisti non direttamente affiliati all’organizzazione, anche se potenzialmente vincenti, e finendo per favorire una coalizione di tutti gli altri contro di loro. La reazione dell’establishment è arrivata, insomma. Possiamo dire che l’effetto sorpresa che portò alla scioccante elezione al Congresso di Ocasio-Cortez è finito e che ora si tratta di una guerra aperta per la leadership. Così come aperta è la discussione a sinistra su quale sia la strategia migliore per proseguire l’avanzata.

La situazione migliora se guardiamo alla seconda e alla terza città dello Stato di New York. Come abbiamo riportato, a Buffalo la nuova sindaca sarà la socialista India Walton. A Rochester, inoltre, terza città dello stato con oltre 200mila abitanti e centro industriale, il nuovo sindaco, l’afroamericano Malik Evans, pur da indipendente è sostenuto apertamente dal Working Families Party, altra organizzazione radicale di sinistra per gli standard statunitensi. Sia a Buffalo sia a Rochester, inoltre, candidati socialisti hanno conquistato diversi seggi nei rispettivi City Councils.
Chiudiamo questa breve panoramica con un salto geografico importante, spostando l’attenzione su San Antonio, seconda città del Texas con oltre un milione e mezzo di abitanti. In uno stato tradizionalmente repubblicano, gli equilibri si stanno modificando, come hanno anche mostrato le recenti elezioni presidenziali, vinte sì da Trump ma con un margine ridotto rispetto al passato. Nella metropoli di San Antonio, dove la diversità etnica è un fattore importante, il fenomeno è certamente ancora più evidente.
In questo senso possiamo segnalare le vittorie al City Council di Jalen McKee-Rodriguez e di Teri Castillo, candidati sostenuti dai DSA, nei distretti 2 e 5, nelle elezioni tenutesi a giugno.

Jalen Mc-Kee Rodriguez

Per il Texas e per San Antonio si tratta di risultati a loro modo storici. Nello stato del petrolio, primarie ed elezioni sono “nonpartisan”, cioè permettono ai candidati di correre senza affiliazione di partito, cosa che porta sovente alla vittoria di indipendenti. Per questa razione, le vittorie di candidati socialisti contro avversari uscenti, solitamente favoriti, sono ancora più rilevanti. In particolare, il 26enne nero McKee-Rodriguez sarà il primo membro apertamente gay del City Council.

Per concludere, la situazione politica negli USA a sinistra rimane molto fluida. Dietro al sostegno al governo Biden, mirato all’approvazione di importanti pacchetti di aiuti economici e investimenti, lo scontro fra radicali e moderati resta duro e molto aperto.

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