di Eliana Riva

Pagine Esteri, 6 ottobre 2021 – Il caos in Libia è arrivato nel 2011. L’inferno esiste almeno dal 2016.

Il business dei migranti, i mercenari, le detenzioni, le torture, gli stupri, i bambini soldato: un’indagine del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha trovato le prove di efferati crimini di guerra. Crimini che si perpetrerebbero sistematicamente da almeno 5 anni.

Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno recuperato e consultato centinaia di documenti, ascoltato le testimoniante di oltre 150 persone. Le ricerche sono state estese al di fuori dei confini libici, arrivando in Tunisia e qui da noi, in Italia.

Il rapporto della Missione si sofferma a lungo sulla condizione dei migranti contro i quali, proprio come nel caso dei detenuti (e spesso le due figure tragicamente coincidono) sarebbero stati commessi crimini contro l’umanità.

Uno dei membri della Missione, Tracy Robinson, durante la conferenza stampa di Ginevra ha dichiarato che l’arresto e la detenzione all’interno di prigioni segrete, in condizioni insopportabili, sono utilizzati arbitrariamente dallo Stato e dalle milizie contro chiunque sia percepito come una minaccia per i loro stessi interessi.

Risale appena allo scorso 1 ottobre il raid delle autorità libiche contro i migranti e i richiedenti asilo di Hai Alandalus: quella che è stata presentata come un’operazione di sicurezza prevedeva improvvise e violente incursioni nelle case e nelle baracche utilizzate dai migranti, causandone la morte di un numero imprecisato. I sopravvissuti sono stati tutti arrestati e portati in una delle numerose e oramai tristemente note strutture, lasciando pochi dubbi sul fatto che lo scopo ultimo dell’operazione fosse la detenzione di massa.

Le violenze e le violazioni dei diritti umani nei confronti dei migranti, spiega uno degli investigatori della missione Onu, sono commesse su vasta scala, sia da attori statali che non statali, con alti livelli di organizzazione e sempre con l’incoraggiamento dello Stato. Il ruolo dei mercenari resta centrale. Permane la presenza dei combattenti stranieri provenienti dal conflitto siriano e anche quella di privati, spesso messi sotto contratto dalla Wagner Group, con sede in Russia, che sono entrati in Libia tra il 2019 e il 2020 durante la lotta per la capitale Tripoli. Proprio in quel periodo, secondo il rapporto, i civili sono stati sottoposti a numerosi crimini e violenze, così come capitava nel resto del Paese già a partire dal 2016: gli attacchi aerei hanno ucciso decine di famiglie, le strutture sanitarie sono state distrutte, come le scuole e le mine lasciate dai mercenari nelle zone residenziali hanno ucciso e mutilato molti civili. L’utilizzo dei mercenari stranieri nel conflitto libico non è una novità e già nei combattimenti del 2011 furono molte le milizie reclutate. Un ruolo importante e anzi consolidato hanno avuto dopo, durante la guerra civile e continuano ad averlo oggi, nella tratta dei migranti e nella tutela degli interessi dei vari attori coinvolti.

Un’altra grave violazione della legge internazionale è stata rilevata nell’utilizzo massiccio del reclutamento di bambini, addestrati e impiegati nei combattimenti. Così come nelle sparizioni forzate, le uccisioni di donne che hanno un ruolo sociale particolarmente importante e tutte le forme di violenza sessuale contro la popolazione, comprese le persone LGBTQI.

Le indagini sui fatti accaduti nella città di Tarhuna, a sud-est di Tripoli, hanno confermato le indicibili atrocità commesse tra il 2016 e il 2020 dalla milizia di Kaniyat, responsabile, secondo il rapporto, di aver giustiziato centinaia di civili crivellandoli di colpi dopo averli legati e bendati. Nelle fosse comuni sono stati rinvenuti i corpi di uomini, donne e bambini.

Il rapporto della Missione chiude l’elenco dei “ragionevoli motivi” raccolti per le accuse di crimini di guerra, con un appello singolare, rivolto genericamente alla Libia, perché intensifichi i suoi sforzi per chiederne conto ai responsabili.

 

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Rapporto Missione Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite –  Libya: War crimes likely committed since 2016, UN probe finds

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