di John Foster – scrittore ed economista esperto di petrolio – articolo apparso su Counterpounch.org

(traduzione dall’inglese di Antonio Perillo)



Pagine Esteri, 8 febbraio 2022; Nel contesto dell’escalation delle tensioni fra USA/NATO e Russia, gli occhi di tutti sono puntati sull’Ucraina, ma il Nord Stream 2, un gasdotto costruito per trasportare il gas russo sotto il Baltico direttamente in Germania, è parte integrante della storia.

La sottosegretaria agli Affari Politici USA, Victoria Nuland, ha affermato (il 27 gennaio): “Se la Russia invade l’Ucraina in qualsiasi modo, […] lavoreremo con la Germania per assicurarci che (il progetto del gasdotto) non vada avanti”. Ritardato dalle minacce e dalle sanzioni, il Nord Stream 2 dimostra il perché dei paesi stanno mettendo in discussione la leadership degli USA.

A partire dagli anni ‘60, quando i paesi europei iniziarono ad importare il gas russo, Washington ha considerato l’energia russa una minaccia alla propria leadership e alla sicurezza energetica dell’Europa. Più recentemente, grazie alla tecnica del fracking, gli Stati Uniti sono diventati il più grande produttore mondiale di gas ed un paese grande esportatore di GNL (gas naturale liquefatto). E vogliono imporsi nell’enorme mercato europeo ai danni del gas russo. Con il Nord Stream 2 completato e pronto ad essere messo in funzione in attesa dell’approvazione delle autorità tedesche, la posta in gioco è molto alta.

Poco dopo l’inizio della costruzione del gasdotto nel 2018, gli USA approvarono una legge che minacciava sanzioni contro la nave svizzera che stava posando le tubazioni. Gli svizzeri si tirarono fuori e due imbarcazioni russe completarono la linea nonostante le sanzioni. Gli USA minacciarono anche le ditte appaltatrici tedesche, ma la Germania tenne duro.

Nel 2021, a costruzione quasi ultimata, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha visitato la Casa Bianca, perorando la causa del Nord Stream 2, e il presidente Biden si è arreso. Cercava di ricucire le relazioni con la Germania, il più potente paese dell’Unione Europea.

Il Nord Stream 2, come il suo predecessore Nord Stream 1, è cominciato come una joint-venture (51% alla russa Gazprom e il 49% alla Royal Dutch Shell e a imprese austriache, francesi e tedesche). Successivamente, l’agenzia governativa polacca responsabile per la regolazione dei monopoli (anti-trust, ndt) ha costretto i partner europei a rinunciare alle loro quote, causando un ulteriore ritardo. Le compagnie europee rinunciarono alle partecipazioni azionarie, ma rimasero nel progetto in qualità di investitori finanziari del gasdotto.

Dopo la rinuncia degli europei, la Gazprom divenne la sola proprietaria del gasdotto. Si tratta anche della più grande azienda fornitrice di gas al mondo, con un monopolio della gestione dei gasdotti in Russia. La Gazprom intende consegnare il proprio gas tramite il proprio gasdotto all’Europa. L’Unione Europea, d’altro canto, ha stabilito sin dal 2009 che, al fine di incoraggiare la competizione sul mercato, gli operatori dei gasdotti non possono essere proprietari del gas che trasportano. Dopo l’inizio della costruzione del Nord Stream 2, la UE ha esteso la regolamentazione ai nuovi gasdotti che originano al di fuori dei suoi confini.

Il Nord Stream 2 è stato l’unico gasdotto a subirne gli effetti. Mentre i gasdotti completati prima del maggio 2019 sono stati esentati, il completamento del Nord Stream 2 è stato ritardato dalle sanzioni USA. La Gazprom ha impugnato la decisione, sostenendo di essere vittima di discriminazione. Nell’agosto 2021 una corte tedesca ha rigettato l’appello. La Gazprom ha quindi fatto ricorso alla Corte Suprema della Germania.

Gli industriali tedeschi vogliono il gas russo disperatamente. La Germania ha scorte di gas per soli 17 giorni nei suoi depositi. La volatilità nel breve termine dei prezzi a pronti (prezzi spot, ndt) ha aggravato i suoi guai. Le importazioni di gas della UE si sono progressivamente trasformate da contratti a lungo termine con prezzi indicizzati al costo del petrolio greggio ad accordi sul breve termine con molteplici operatori sul mercato finanziario.

Nel 2020, i prezzi a pronti erano grosso modo la metà di quelli dei contratti a lungo termine con la Gazprom. Nel 2021 sono cresciuti fino a sette volte, riflettendo una serie di fattori. Dal lato della domanda, la ripresa economica dalla pandemia ha incrementato la richiesta di gas sia in Asia sia in Europa. Dal lato dell’offerta, le fonti di energia rinnovabile sono diminuite nell’Europa centrale a causa di molti giorni nuvolosi e senza vento. Con la dismissione delle centrali nucleari e a carbone, le imprese si sono rivolte al gas naturale.

I politici europei hanno incolpato la Russia per l’aumento dei prezzi, ma la Gazprom ha affermato di stare fornendo i quantitativi previsti dai contratti a lungo termine. Gazprom preferisce i contratti a lungo termine per sostenere l’enorme costo-capitale degli investimenti nei giacimenti di gas e nei gasdotti.

La Russia è un petrol-stato. E’ il più grande esportatore mondiale di gas naturale ed il secondo esportatore di petrolio, poco sotto l’Arabia Saudita. I gasdotti le rotte via mare sono vitali per la sua economia. La Russia vuol vendere petrolio e gas in Asia e in Europa, e loro vogliono comprarlo. Il Nord Stream 2 ha senso da un punto di vista commerciale. Non prevede costi di pedaggio. La rotta verso i compratori è molto più breve rispetto ai vecchi gasdotti che passano per l’Ucraina.

Il Nord Stream 2 rimane un progetto controverso, fieramente contrastato da Polonia e Ucraina che presumono una riduzione dei volumi di scambio e delle tariffe di transito dei gasdotti sul loro territorio. Germania, Austria, Repubblica Ceca ed altri lo vogliono. La Germania, che ha un peso enorme nell’UE, vede il gas come una fonte di energia di transizione dopo aver progressivamente eliminato nucleare e carbone.

Numerosi ostacoli, sin dall’inizio e durante la sua costruzione, hanno ritardato l’ottenimento della certificazione del Nord Stream 2. Il più recente dei quali ha costretto la compagnia concessionaria svizzera a formare un’azienda sussidiaria in Germania per la sezione del gasdotto in acque tedesche. Una volta che la certificazione dovesse arrivare, la Germania diventerebbe il principale punto di ingresso in Europa del gas russo.

L’attuale crisi fra Russia e USA/NATO sta fermentando da molti anni. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la NATO si è espansa ad est con nuovi paesi membri. La NATO facilita la leadership USA, mantenendo la proprio fianco i paesi europei contro la Russia. Dal punto di vista russo, la NATO è minacciosa e provocatoria.

Parte dell’accordo che sorreggeva la dissoluzione dell’URSS fu la promessa da parte dell’Occidente che non si sarebbe espanso nella sfera d’influenza della Russia, un impegno che la NATO ha recentemente violato, dislocando truppe, aerei e navi lungo i confini russi. L’Occidente accusa la Russa di interferire in Ucraina. La Russia parla di colpo di stato in Ucraina sostenuto dall’Occidente nel 2014 e di legittime rivendicazioni degli ucraini di lingua russa nelle repubbliche separatista del Donbass. Documento le due narrative contrapposte nel mio libro “Il petrolio e le politiche mondiali” (Oil and world politics).

Nel dicembre del 2021, la Russia ha presentato delle bozze di trattati agli USA e alla NATO, chiedendo un completo cambio di paradigma nell’architettura della sicurezza europea. La Russia ha evidenziato il principio della sicurezza uguale e indivisibile per tutti i paesi, come stabilito da tutti i 56 membri dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa) ad Istanbul (1999) e riconfermato ad Astana (2010). I paesi membri concordarono espressamente di non rafforzare la propria sicurezza a danno di quella di altri membri. Gli USA sono paese firmatario.

Il presidente Putin ha ammonito che se l’Occidente continuerà le sue politiche aggressive (espansione della Nato e dislocazione di missili nell’Europa orientale), la Russia adotterà reciproche misure “tecnico/militari” in risposta. Ha affermato: “Ci hanno spinti fino ad una linea che non possiamo attraversare”.

L’iniziativa russa ha sollevato un polverone. Si è svolta una serie di riunioni ad alto livello fra Russia, NATO, USA ed OCSE. Washington ha presentato risposte scritte (26 gennaio), con l’obiettivo di ridurre la discussione all’Ucraina e accusando la Russia di essere pronta ad invaderla.
La Russia ha insistito ripetutamente nel dire che non avrebbe iniziato un’invasione, bensì garantito supporto al Donbass se quest’ultimo dovesse essere attaccato.

Gli USA hanno prodotto un’escalation della tensione continuando a ripetere affermazioni circa un’imminente invasione russa, anche quando gli stessi leader ucraini hanno espresso dubbi. Washington ha minacciato sanzioni di gravità senza precedenti, includendo le principali banche russe, i prodotti ad alta tecnologia, il sistema standard per le comunicazioni finanziarie SWIFT ed il Nord Stream 2.

Francia e Germania si sono mostrate esitanti perché le sanzioni avrebbero effetti negativi sulle loro economie. Non sono apparse persuase che la Russia abbia intenzione di attaccare se non provocata. E’ seguito un turbinio di riunioni bilaterali ad alto livello.

Significativamente, i rappresentanti di Francia, Germania, Russia e Ucraina (26 gennaio) hanno confermato il supporto all’accordo del 2015, il cosiddetto Minsk 2, e ad una tregua incondizionata. Il Minsk 2 esige dall’Ucraina un negoziato con le due repubbliche del Donbass circa la loro autonomia all’interno di un’Ucraina federale, ma, fino ad ora, nessun negoziato ha avuto luogo.

L’UE importa il 40% del suo gas dalla Russia. Per la Russia, le rotte che attraversano Ucraina e Polonia non sono affidabili, a causa dell’ostilità di entrambi i paesi. L’Ucraina ha un accordo di lungo termine con la Gazprom per il transito del gas fino al 2024. L’Ucraina incassa pedaggi molto elevati, nell’ordine dei 2 miliardi di dollari all’anno, e cerca disperatamente di conservarli. Per il suo mercato interno, l’Ucraina compra gas russo indirettamente dalla Polonia, dalla Romania e dalla Slovacchia.

Qualsiasi cosa accada con le sanzioni occidentali, la Russia ha un nuovo mercato strategico nella Cina. Il gasdotto russo “Power of Siberia” ha cominciato due anni fa ad esportare gas dall’est della Siberia al nord-est della Cina. I due paesi hanno concordato di costruire una seconda linea, il Power of Siberia 2. Porterà il gas dalla penisola Jamal nell’Artico russo al nord-est della Cina. Ciò significa che il gas di Jamal potrà fluire in Cina facilmente come in Europa.

La situazione attuale è pericolosa e potrebbe aggravarsi ulteriormente. Il Nord Stream 2 è di importanza fondamentale, ma la sicurezza nazionale viene prima di tutto. La sicurezza può essere raggiunta soltanto se è universale. Gli sforzi degli USA per contenere la Russia e conservare la leadership in Europa non stanno funzionando. Il mondo è diventato multipolare e il Nord Stream 2 è il fulcro al centro della crisi in atto.

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