di Bruno Sergentini –

Pagine Esteri, 29 marzo 2022 (nella foto Hanna Nasser, presidente della CEC- Shurouq Zaid/Wafa) – Ramallah. Il partito Fatah del presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, vince di misura a Ramallah, Nablus e Jenin, evitando la disfatta, dopo aver chiamato a raccolta tutte le forze possibili. La coalizione delle sinistre unita alle liste “indipendenti” islamiste, ma in realtà sostenute dal movimento Hamas, raccoglie molti consensi ovunque e si aggiudica Hebron, Tulkarem e Al Bireh. Questa è l’istantanea della seconda tornata delle elezioni locali del 26 marzo, in Cisgiordania. Con quasi la metà degli elettori che si astengono, alla fine ha votato il 53% e la fuga dalle urne che diventa massiccia nelle grandi città, solo il 36% i votanti a Nablus e Ramallah.  Alla fine è stato una sorta di referendum su Fatah, in uno scontro politico frontale parzialmente attenuato dal  ricorso diffuso alla formula delle liste indipendenti alle quali va il 64,4% dei 632 seggi assegnati. Un espediente politico che ha consentito a Fatah di non esporsi troppo e  ad Hamas di correre insieme ai partiti di sinistra, senza la necessità di smentire l’annunciato boicottaggio. Tutto questo in un contesto che vede consolidarsi la separazione tra la Cisgiordania, governata dall’Anp  e la Striscia di Gaza controllata da Hamas, dove le elezioni non erano state nemmeno convocate.



Sono tuttavia molti altri gli elementi che si ricavano dalla conferenza stampa convocata domenica mattina, a poche ore dalla chiusura dei seggi, dal Presidente della Commissione Centrale Elettorale-CEC, Hanna Nasser, e dai commenti a caldo raccolti nel distretto di Ramallah (distribuita in due comuni distinti – Ramallah e Al Bireh – che ospita la Presidenza dell’ANP con il Mausoleo di Arafat, l’OLP e il governo palestinese con i suoi Ministeri) dove lo scontro elettorale, almeno simbolicamente, ha prodotto gli effetti più dirompenti. Le Municipalità di Ramallah e Al Bireh, le cui sedi distano poco più di un chilometro l’una dall’altra, avranno infatti due Amministrazioni e due Sindaci politicamente contrapposti. A Ramallah, dove Fatah ha conquistato 9 dei 15 seggi in palio, sarà Issa Kassis il primo cittadino. La coalizione tra le sinistre e Hamas, che raggiunge la maggioranza ad Al Bireh, è pronta invece ad eleggere sindaco Islam Taweel, arrestato dalle forze di sicurezza israeliane tre giorni prima del voto e ancora in prigione.

I sostenitori di Fatah si mostrano soddisfatti e accusano la sinistra di aver tradito i suoi principi unendosi alle liste sostenute da Hamas. “E’ davvero difficile comprendere la scelta dei partiti di sinistra, il Fronte Popolare e il Fronte Democratico di fare una coalizione con Hamas, nel tentativo di dare una spallata a Fatah, mettendo a rischio il Governo e tutte le istituzioni nazionali palestinesi- afferma Ahmad, a capo di una delle più grandi organizzazioni sociali palestinesi – Addirittura il Partito Comunista (da molti anni conosciuto come Partito del popolo, ndr), da sempre alleato di Fatah, si è fatto coinvolgere in questa avventura, pur non avendo mai avuto niente da spartire con gli islamisti. Ma la gente ha capito e, non solo qui a Ramallah, ma da Jenin a Gerico, da Tubas a Qalqilia e in quasi tutte le maggiori città, comprese quelle della provincia di Betlemme, ci saranno ancora Amministrazioni efficenti e Sindaci autorevoli)”. “Mi lasci dire infine – aggiunge Ahmad, mentre risale in macchina – che sono davvero contento per Nablus, dove per la lista di Fatah si sono messe a disposizione le personalità più autorevoli, riuscendo ad ottenere gli 8 seggi necessari per eleggere Sindaco una persona capace come Sami Hijjawi, che saprà guidare  bene quella città, da sempre decisiva per tutta la Palestina”.

I numeri ufficiali della CEC, che saranno resi ufficiali nei prossimi giorni dopo l’esame di eventuali ricorsi, non riescono naturalmente a raccontare la novità di questa coalizione tra le formazioni di sinistra dell’Olp e Hamas, cementata dal comune obiettivo di sconfiggere  il Presidente Abu Mazen, il suo governo e il gruppo di dirigente di Fatah. Una operazione riuscita anche a Tulkarem e  significativamente ad Hebron, dove a guidarla è stato il sindaco uscente Tayser Abu Sneineh, che succederà a se stesso, dopo essersi ricandidato contro la lista ufficiale di Fatah, il suo partito fino a poche settimane prima del voto.

Un quadro politico, quello palestinese, agitato da tempo e pieno di incognite, con molte personalità a ribadire che servono elezioni vere, quelle per il Parlamento e per il Presidente,  che Abu Mazen aveva accettato di convocare per il Maggio dello scorso anno, per poi sospenderle, ufficialmente per l’opposizione di Israele a consentire la partecipazione al  voto dei Palestinesi di Gerusalemme Est. Ma in realtà rinviate sine die nel timore che Fatah perdesse a favore di Hamas anche in Cisgiordania.

Ce lo conferma Manal, che abbiamo incontrato nella sede della sua associazione, da molti anni impegnata nella lotta al disagio minorile e femminile. “Non sono andata a votare. Non mi interessa uno scontro solo locale, spesso tra famiglie in guerra tra loro. Ormai da tempo sono delusa di Abu Mazen e del suo gruppo dirigente e quando, l’anno scorso, sono arrivati ad annullare le elezioni politiche e presidenziali, ho realizzato che è il potere per il potere quello che conta, anche per chi si dichiara erede della lotta di liberazione”. Quando le facciamo notare che quella del 26 marzo era comunque una occasione per esprimere questo dissenso, sorride. “Ma crede davvero che l’alternativa sia quella di Hamas, con l’inevitabile rigurgito integralista che i suoi uomini intrepretano a Gaza, ma anche da queste parti? Quello che serve è un cambiamento vero, che metta la tutela dei diritti sociali e civili al primo posto. A partire da quello di noi donne. Lo sa che alla fine, malgrado le quote, nei nuovi consigli municipali la rappresentanza femminile non raggiungerà neanche il 20%. Allora di cosa vogliamo parlare. Noi continueremo ad aiutare direttamente chi ne ha bisogno, dei politici non mi fido più”.

Mentre i Consigli appena rinnovati avranno due settimane per riunirsi ed eleggere Sindaci e Vice Sindaci, permettendo alle nuove Amministrazioni di iniziare una attività che dovrà fare i conti prima di tutto con l’occupazione israeliana, vale la pena riflettere sui risultati di un sondaggio realizzato all’uscita dai seggi. Pagine Esteri

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https://www.awrad.org/en/article/10717/Results-of-an-Exit-Poll-on-Palestinian-Local-Elections