di Davide Matrone – 

Pagine Esteri, 12 aprile 2022 – Quito. Ecuador. Dopo 4 anni e 6 mesi di detenzione Jorge Glas è libero. Il giudice Javier Moscoso dell’Unità Giudiziaria di Santa Elena ha concesso l’Habeas Corpus all’ex vice presidente della Repubblica dell’Ecuador dopo una nuova richiesta dei suoi legali. Questi ultimi si sono appellati all’articolo 84 della Costituzione politica dell’Ecuador per riuscire ad ottenere la scarcerazione del proprio assistito presso una Corte di Giustizia Provinciale del paese. Secondo la Carta Magna dell’Ecuador, nell’articolo già menzionato si dichiara: “quando l’ordine di privazione della libertà viene disposta attraverso un processo penale (come nel caso Glas), il ricorso per la scarcerazione si può realizzare presso la Corte Provinciale di Giustizia”. L’Habeus Corpus rappresenta, senza dubbio, “lo strumento protettore per eccellenza della libertà e dell’integrità delle persone di fronte alle detenzioni indebite per illegalità o per abuso di potere” secondo il giurista ecuadoregno Hernán Salgado Pesantes. L’Habeus Corpus – come figura giuridica – nasce in Inghilterra nell’anno 1640 per garantire la libertà a quelle persone che venivano detenute in modo illegale. In Ecuador per la prima volta si riconosce nella Costituzione del 1998, quando a concederla era il Sindaco della città a cui si dava prerogativa civile e penale. Con la Costituzione del 2008 si riscontra un avanzamento rispetto alla concessione dell’Habeas Corpus come si evince dagli articoli 84 e 89. Con il primo si estende il ricorso alla Corte Provinciale di Giustizia, come già detto. Nel caso Glas si è fatto riscorso alla Corte Provinciale dell’Oro. Per quanto riguarda l’articolo 89, si può fare appello in caso in cui il detenuto presenta uno stato di salute precario o si trovi in una situazioni in cui è in pericolo la sua integrità. Nel caso Glas ci sono entrambi gli elementi in quanto soffre di varie patologie di salute importanti e si trova in un carcere penitenziario che negli ultimi tempi è stato al centro di ammutinamenti collettivi. Ricordiamo che in data 23 febbraio del 2021 nelle carceri di Latacunga (dove si trovava appunto Glas), di Guayaquil e Turi si sono registrari ammutinamenti che hanno provocato la morte di 79 carcerati. Dopo anni di battaglie, la richiesta è stata accettata.



Intanto l’Ufficio del Procuratore Generale dello Stato ha emanato un comunicato nel quale rivendica il suo operato che ha dimostrato la colpevolezza dell’imputato Glas condannato a 8 anni dopo l’emanazione di 2 sentenze definitive. Tuttavia, la scarcerazione con l’applicazione dell’Habeas Corpus del Tribunale di Santa Elena, è fuori dalle proprie competenze istituzionali. Per capirne di più ho intervistato Byron Banguera della Direzione Nazionale di Alfaro Vive Carajo. Secondo Byron, la detenzione Glas è di chiara matrice politica e non giuridica. “Glas è stato condannato politicamente e non giuridicamente. È stato il trofeo del settore anti-correista che, attraverso una giustizia politicizzata, ha portato avanti una chiara persecuzione politica mirata e precisa”. Byron inoltre afferma che “con questa liberazione si genereranno nuove dinamiche all’interno del settore correista e progressista. Credo che Glas riproponga una nuova fase all’interno del Correismo. È la figura che, in questo momento di dispersione, può unire le differenze e i particolarismi. Questa liberazione inoltre, determina una rottura con le dinamiche politiche che sta vivendo l’Ecuador a livello nazionale anche coi partiti dell’opposizione e del governo. Ora vedremo come si costruiranno le narrative da entrambe le parti politiche. La destra costruirà un discorso per continuare a demonizzare Glas, come ha già fatto in passato e dall’altro la sinistra dovrà costruire la sua per difenderlo”. Intanto, bisogna riconoscere la fermezza del numero 2 della Revolución Ciudadana che non ha mai fatto un passo indietro in tutti questi anni. “In questi 4 anni e mezzo non ha mai ceduto e non ha mai tradito il suo percorso politico e questo lo rende credibile e dignitoso”, ha concluso Byron.

Glas è uscito dalla carcere di Latacunga domenica 10 aprile alle ore 11.30 circa. In questo stesso centro penitenziario vi era entrato nel mese di ottobre del 2018, dopo essere stato un anno nel carcere 4 di Quito. È qui che ha scontato gran parte della sua pena (circa il 60% della pena). All’uscita, ad attenderlo c’erano dirigenti della Revolución Ciudadana (oggi UNES), molti simpatizzanti e militanti della base sociale come Lucia Basantes del collettivo Assemblea Cittadina Piazza del Teatro che ha dal 2 ottobre del 2017, tutte le domeniche ha dimostrato con il suo collettivo la solidarietà al detenuto Glas. “Non l’abbiamo mai abbandonato ed oggi siamo felicissimi nel vederlo libero. Ha ricevuto l’affetto di tanta gente”.

La liberazione di Jorge Glas sconquassa la politica ecuadoregna in un momento di congiuntura già abbastanza delicata. Dopo 10 mesi di governo, Lasso non ha ancora fatto decollare il suo progetto politico e incontra difficoltà con un Parlamento ostile che gli complica la vita con l’ostruzionismo. Sorgono quindi alcune domande. Perché questa scarcerazione? Perché in questo momento? C’è forse un patto tra il Correismo e il governo Lasso? Il Governo ha bisogno di nuove alleanze per poter terminare la legisltatura? Questi interrogativi troveranno risposta con il tempo. Nel frattempo, la base sociale della Revolución Ciudadana recupera forza e slancio con il ritorno del numero 2. Questo atto genererà dei nuovi posizionamenti con la nuova dirigenza del correismo, tra i quali figura l’ex candidato alla Presidenza Andres Arauz. Inoltre, si prefigura uno scompaginamento anche nei partiti all’opposizione, come il Partito Social Cristiano di Jaime Nebot e una parte del partito del movimento indigeno di Pachakutik. Intanto, si avvicinano le elezioni comunali del 2023 e dall’ottobre di quest’anno si delinieranno le alleanze politiche – elettorali. In che modo il ritorno di Glas provocherà delle trasformazioni per il breve e medio periodo politico?