della redazione, con informazioni diffuse da SIPRI

Pagine Esteri, 30 aprile 2022 – I resoconti quotidiani di cibo e acqua in esaurimento nelle aree dell’Ucraina coinvolte nella guerra illustrano l’impatto devastante e immediato del conflitto armato sulla sicurezza alimentare. L’attacco russo coincide con la stagione della semina primaverile dell’Ucraina e non molto tempo prima che il grano piantato lo scorso autunno venga raccolto. Inoltre, una parte significativa del raccolto dell’anno scorso è bloccata nei magazzini, poiché le spedizioni di esportazione sono ferme. Allo stesso tempo, gli accordi sul grano russo sono sospesi a causa delle incertezze sulle sanzioni, inoltre le spedizioni devono affrontare costi assicurativi paralizzanti. Le implicazioni sono significative. I due paesi rappresentano poco più della metà della produzione mondiale di olio di girasole, il 19% di orzo, il 14% di grano e il 4% di mais. Come risultato di queste interruzioni, si stima che le forniture globali dei principali prodotti agricoli diminuiranno del 10-50%.



 

Fame sempre più diffusa

La guerra in una delle regioni più importanti del mondo per il pane non sarebbe potuta arrivare in un momento più critico. Già nel 2020 le Nazioni Unite avvertivano che il mondo è sull’orlo di una crisi alimentare peggiore di quella vista da almeno 50 anni (vedi figura 1). I principali fattori sono i conflitti, i cambiamenti climatici e la pandemia di Covid-19. Molti dei paesi più colpiti dipendono dall’Ucraina e dalla Russia per le loro forniture alimentari. Nello Yemen, ad esempio, il conflitto armato ha già portato concretamente alla fame 31000 persone e più di 17 milioni hanno bisogno di assistenza alimentare. Il quaranta per cento della sua farina di frumento proviene da Russia e Ucraina. Il prezzo al chilogrammo è aumentato di più di cinque volte nelle ultime settimane. Questo si aggiunge a un aumento del 133% tra il 2016 e il 2020.

 

 

La situazione è ancora peggiore in Somalia. Il paese stava già affrontando una nuova carestia all’inizio dell’anno. Oltre il 90% delle sue forniture di grano proviene da Russia e Ucraina e i prezzi sono aumentati del 300% nelle ultime settimane. Afghanistan, Etiopia e Siria sono altri paesi dilaniati dalla guerra colpiti in modo simile dall’interruzione delle forniture da Russia e Ucraina.

Dall’insicurezza alimentare all’instabilità politica

Esiste anche il rischio reale che l’aumento dell’insicurezza alimentare e l’aumento dei prezzi alimentari legati alla guerra in Ucraina possano portare a crisi sociali e politiche in altri paesi. La povertà e la disuguaglianza erano già in aumento in tutto il mondo a causa della pandemia di Covid-19. Gli effetti a catena della crisi ucraina sui mercati alimentari potrebbero aggravarli ulteriormente, aumentando le lamentele contro i governi e inducendo le persone a ricorrere alla violenza. Questo rischio è maggiore nelle società in cui esistono già forti sentimenti di frustrazione, in particolare tra i giovani, riguardo alle disuguaglianze politiche ed economiche.

Sin dall’invasione dell’Ucraina, in Albania, Iraq e Sri Lanka si sono verificati disordini alimentari, proteste e rivolte. È molto probabile che i prezzi dei generi alimentari continuino a salire, poiché l’impatto sulle forniture alimentari aumenta. Un caso significativo è il Libano, che dipende particolarmente dal grano proveniente dall’Ucraina. L’agricoltura è un settore trascurato dell’economia libanese e la produzione locale soddisfa solo il 20 per cento della domanda interna, con una significativa dipendenza dalle importazioni di cereali. Nel 2020, le importazioni totali di grano sono state di 630.000 tonnellate, l’80% delle quali è stato acquistato dall’Ucraina. L’interruzione di questa fornitura e il previsto aumento dei prezzi sono preoccupanti in un paese che ha solo poche settimane di forniture di grano. I bassi livelli sono in parte dovuti alla distruzione su larga scala dei silos di grano che detenevano l’85% delle riserve di grano del paese causata dell’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020.

L’incombente crisi della sicurezza alimentare sarà l’ultima di una serie di shock e crisi che hanno colpito il Libano negli ultimi anni. Eserciterà ancora più pressione su un paese che sta ancora vacillando dalla pandemia di Covid-19, dall’esplosione al porto di Beirut e da un crollo senza precedenti del sistema finanziario, i cui costi sono stati in gran parte sostenuti dalla gente comune. L’inflazione annuale ha raggiunto il 201 per cento nel novembre 2021, la valuta nazionale è gravemente deprezzata, le riserve di valuta estera del governo sono esaurite e si stima che quasi tre quarti della popolazione viva in povertà. Le ricadute della guerra in Ucraina e i suoi impatti sulla disponibilità e sull’accesso al cibo probabilmente aggraveranno ulteriormente i livelli di povertà tra la popolazione libanese già in difficoltà.

Possibili impatti sulla fragile pace del Libano

L’imminente crisi della sicurezza alimentare minaccia di danneggiare ulteriormente i rapporti Stato-società in Libano, con gravi ripercussioni sulla stabilità sociale. Con la carenza di cibo e l’aumento dei prezzi che si aggiungono alle lamentele della popolazione locale, il rischio di un nuovo ciclo di proteste. Dimostrazioni sull’impennata dei prezzi di cibo ed energia hanno già avuto luogo in paesi come l’Iraq e il Marocco. Le fragili condizioni socioeconomiche in diversi paesi MENA, insieme alle sfide legate ai cambiamenti climatici come la grave siccità e la scarsità d’acqua, aggravano ulteriormente la vulnerabilità di questi Stati. La situazione attuale ricorda quella del 2011, quando l’insicurezza alimentare e l’aumento dei prezzi alimentari hanno esacerbato le tensioni esistenti, contribuendo allo scoppio di rivolte in tutta la regione (Primavera araba).

Nel 2019, il Libano ha assistito a proteste di massa quando migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere un cambiamento nel sistema politico e nell’élite al potere responsabile delle difficoltà socioeconomiche del paese. La paralisi del governo e la mancata attuazione delle riforme disperatamente necessarie hanno persino portato la Banca mondiale a descrivere la crisi economica e finanziaria del paese nel 2020 come una “depressione deliberata”. In un contesto di condivisione del potere settario e istituzioni deboli, il profondo intreccio tra le élite economiche e politiche ha portato a una corruzione dilagante, che ha minato la capacità dello stato di fornire servizi pubblici di base. Queste sfide politiche e socioeconomiche durature sono poi aggravate da minacce alla sicurezza e alla stabilità del Libano dovute alle più ampie tensioni geopolitiche nella regione e alla guerra nella vicina Siria. L’afflusso di rifugiati in Libano ha avuto un impatto anche sulle risorse naturali del paese, in particolare sull’acqua.

In questo contesto, l’incombente crisi alimentare sembra l’ennesimo esempio di come la contrattazione, l’irresponsabilità e l’indifferenza delle élite dominanti abbiano lasciato il Libano vulnerabile a crisi e shock. È probabile che i crescenti timori sull’insicurezza alimentare e le tensioni che potrebbero generare getteranno un’ombra anche sulle imminenti elezioni parlamentari, previste a metà maggio.

Conseguenze per i più vulnerabili del Libano

La risposta umanitaria alle complesse crisi in Libano è prevalentemente basata sul denaro. Sia i rifugiati siriani che le famiglie libanesi più vulnerabili ricevono trasferimenti mensili di denaro per soddisfare i loro bisogni primari. L’aumento dei prezzi dei generi alimentari e la diminuzione delle forniture di alimenti di base a causa della guerra in Ucraina potrebbero rappresentare una sfida significativa all’efficacia di questa risposta. Un ulteriore aumento dei prezzi degli alimenti senza un contestuale aumento del valore di trasferimento ostacolerebbe l’accesso dei destinatari agli alimenti sul mercato.

Sino ad oggi il governo libanese è stato riluttante a consentire un aumento oltre 100.000 LL per persona al mese (4,5 dollari all’attuale tasso di mercato) in risposta all’inflazione e alla svalutazione della valuta osservate dal 2020, adducendo la preoccupazione che un tale aumento alimenterebbe le tensioni sociali tra rifugiati e cittadini libanesi. Lo stipendio medio mensile dei lavoratori libanesi è di soli 650.000 LL (30 dollari circa ). Solo nel settembre 2021, con il trasferimento di denaro alle famiglie vulnerabili, le agenzie umanitarie sono state in grado di aumentare il valore a 300.000 LL (14 dollari). 

Diminuzione della dipendenza del Libano dalle importazioni

La crescita e il rafforzamento del settore agricolo in Libano potrebbe essere un percorso verso la ripresa economica. Tuttavia, l’aumento dei prezzi dei prodotti per l’agricoltura compresi i fertilizzanti e il carburante, dovuto alla guerra in Ucraina rappresenta un grave ostacolo. Russia e Bielorussia, entrambe sanzionate per il loro impegno attivo nella guerra, sono responsabili di un’ampia quota di mercato dei fertilizzanti agricoli. Costi così elevati hanno reso necessario per gli agricoltori il passaggio da un uso tradizionalmente generoso di fertilizzanti chimici a un’agricoltura a basso input, utilizzando sostituti come letame o compost quando possibile. Si prevede che questo spostamento si tradurrà in rese più basse e in una minore produzione commerciabile. Tuttavia, anche se la produzione locale di grano fosse massimizzata, non potrebbe mai soddisfare la domanda.

 Effetti a catena sull’assistenza umanitaria in tutto il mondo

Le forniture alimentari svolgono un ruolo chiave nel garantire la sicurezza alimentare e prevenire la carestia nei punti caldi della fame. Il conflitto in una regione-granaio come l’Ucraina ha inevitabili impatti sui prezzi alimentari globali. Ciò comporta costi aggiuntivi anche per gli attori umanitari. Nel 2020, le agenzie hanno segnalato un potere d’acquisto indebolito a causa dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari, come parte delle ricadute economiche della pandemia di Covid-19. Il WFP, ad esempio, ha riportato costi mensili più elevati di 42 milioni di dollari nel 2020. La guerra sta esercitando ulteriore pressione sui prezzi alimentari globali. Oggi, il WFP stima che per portare avanti il ​​proprio lavoro a livello globale costi 71 milioni di dollari in più ogni mese. Tuttavia, questi costi aggiuntivi arrivano in un momento in cui i bisogni globali hanno superato i finanziamenti globali, ampliando il divario di finanziamenti umanitari.

Un crescente divario di finanziamento

L’aumento dei bisogni umanitari e dei livelli di fame ha preceduto la guerra in Ucraina. Ma i finanziamenti non sono aumentati allo stesso ritmo a livello globale. Le stime mostrano che 811 milioni di persone hanno fame nel mondo e che la produzione alimentare globale potrebbe sfamare 10 miliardi di persone. L’evidenza è indiscutibile: c’è abbastanza cibo per garantire la sicurezza alimentare per tutti. Eppure la fame nel mondo è in aumento, con il numero di persone a rischio carestia che è passato da 27 milioni nel 2019 a 44 milioni nel 2022, a causa della pandemia di Covid-19, dei cambiamenti climatici e dei conflitti. Secondo le Nazioni Unite, prima del conflitto in Ucraina, 274 milioni di persone avrebbero avuto bisogno di assistenza umanitaria nel 2022, il che rappresenta un aumento del 17% rispetto al 2021.

La situazione è particolarmente preoccupante in 13 operazioni umanitarie sottofinanziate, comprese quelle nella Repubblica Democratica del Congo, Honduras, Madagascar, Myanmar e Siria. Prima della crisi ucraina, il sottofinanziamento aveva già portato alla riduzione delle razioni alimentari in Sud Sudan e Yemen. Nel frattempo, l’entità dei bisogni ha continuato ad aumentare. È probabile che il divario tra mezzi e bisogni umanitari cresca ulteriormente con l’insorgere di nuove emergenze, esercitando ulteriore pressione su un sistema umanitario già sovraccaricato. Organizzazioni come OXFAM mettono anche in guardia contro la riallocazione dei budget degli aiuti per finanziare la risposta in Ucraina. Per ora, paesi come Francia, Paesi Bassi e Spagna stanno distribuendo finanziamenti aggiuntivi. Ma i paesi donatori che stanno riassegnando gli aiuti umanitari all’Ucraina potrebbero minare altre risposte umanitarie in tutto il mondo. Da 7,6 a 13,1 milioni di persone in più rischiano di diventare denutrite a causa di ciò che sta accadendo in Ucraina. Pagine Esteri

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