di Michele Giorgio –

Pagine Esteri, 2 maggio 2022Joe Biden lavora a nuove sanzioni contro la Russia e ne chiede il rispetto. Ma non riesce ad ottenere l’isolamento totale di Mosca, anche da parte di paesi stretti alleati di Washington. A cominciare da quelli del Medio Oriente e del Nordafrica. Uno di questi è l’Egitto di Abdel Fattah el Sisi – che non ha mai digerito la linea nella regione dell’Amministrazione Usa in carica – che mantiene ben saldi i rapporti con il Cremlino. Il 17 aprile una delegazione russa ad alto livello ha visitato la centrale nucleare in costruzione di Dabaa in Egitto. Ne facevano parte dirigenti e tecnici dell’impianto chimico di Novosibirsk e della TVEL Fuel Company guidati da Alexander Lokshin, vicedirettore generale di Rosatom, la compagnia statale russa dell’energia atomica.



Ad accompagnare i delegati russi c’era Amjad al Wakil, capo dell’Autorità egiziana per le centrali nucleari. Al Wakil ha confermato a giornali locali che la costruzione dell’impianto di Dabaa procede senza intoppi in coordinamento con i russi e che l’Egitto avrà, nei tempi programmati, la sua prima centrale atomica per la produzione di energia elettrica. Lokshin da parte sua ha assicurato che saranno fatti «i passi necessari per portare a termine i compiti prefissati». L’accordo per la costruzione della centrale a Dabaa nel governatorato di Marsa Matrouh – quattro reattori con una capacità di 4.800 megawatt – risale al 2015. Sono già state scavate le basi di contenimento del primo reattore e non appena arriverà il via libera della commissione egiziana per la sicurezza nucleare, i lavori riprenderanno a pieno ritmo.

L’attacco russo all’Ucraina è stato un fulmine a ciel sereno in Africa e Medio Oriente dove la penetrazione russa, a tutti i livelli, è stata intensa negli ultimi dieci anni. Nelle capitali di non pochi paesi poveri o in via di sviluppo, è salita l’ansia per la possibile interruzione di progetti, spesso di infrastrutture civili, avviati con Mosca. La recente visita della delegazione russa in Egitto ha avuto lo scopo anche di smentire chi aveva paventato la sospensione della costruzione della centrale di Dabaa a causa delle sanzioni occidentali contro il governo russo, che è il principale finanziatore del progetto. Aderire alle sanzioni Usa ed europee contro la Russia per l’Egitto significherebbe rinunciare a un’opportunità molto favorevole. Il costo totale della centrale è di 30 miliardi di dollari e il Cairo godrà di un prestito agevolato garantito dalla Federazione Russa di 25 miliardi, che comincerà a restituire solo a partire dal 2029. Il completamento dell’impianto ora è diventato più importante per il Cairo che già deve fare i conti con la diminuzione di forniture di grano russo e ucraino a basso costo e lo stop all’arrivo di turisti russi, da anni i principali frequentatori dei resort del Sinai. Ogni giorno di ritardo nella realizzazione della centrale significheranno per l’Egitto la perdita di due milioni di dollari per la mancata vendita di energia all’estero. La telefonata del 9 marzo tra Abdel Fattah el Sisi e Vladimir Putin è perciò servita a confermare che a Dabaa le cose andranno come previsto.

Altrettanto rilevanti sono le relazioni tra i due paesi per l’istruzione superiore. L’ambasciatore russo al Cairo, Georgy Borisenko, il 23 marzo ha assicurato che le porte delle università russe resteranno aperte per i giovani egiziani. Americani ed europei non capiscono quanto sia importante per africani e arabi avere accesso alle università russe, buone e a basso costo, in alternativa a quelle occidentali raggiungibili solo da una élite. Pagine Esteri

 

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