di Marco Santopadre*

Pagine Esteri, 31 agosto 2022 – Che alcuni politici locali, agenti di polizia e militari messicani avessero avuto un qualche ruolo nella strage di Ayotzinapa è sempre stato più che un sospetto. Ma le accuse formulate dalla Commissione d’Inchiesta governativa di Città del Messico contro alcuni comandanti delle Forze Armate rendono assai più nitide le circostanze in cui si produsse il massacro del 26/27 settembre 2014.



Quel giorno, un centinaio di studenti della Escuela Normal Rural “Raúl Isidro Burgos” di Ayotzinapa, in viaggio a bordo di tre autobus che avevano requisito a Iguala (nello stato del Guerrero) per recarsi a una manifestazione nella capitale federale per commemorare il massacro di Tlatelolco del 2 ottobre 1968, furono intercettati e attaccati dagli agenti della polizia locale e dai narcos su ordine del sindaco José Luis Abarca (un indipendente del Partito Rivoluzionario Democratico) e di sua moglie. Questi ultimi in seguito furono arrestati perché considerati i mandanti della carneficina insieme ad un boss della criminalità locale.
La polizia sparò per errore contro un autobus che trasportava una squadra di calcio locale, uccidendo il suo autista e uno dei giocatori a bordo. Anche una donna che viaggiava in un taxi è stata raggiunta e uccisa da un proiettile.

Insabbiamenti e depistaggi
Secondo le ricostruzioni ufficiali fornite a seguito dell’inchiesta condotta dal Procuratore Generale Jesus Murillo Karam, sei studenti morirono subito, 25 riportarono gravi ferite ma sopravvissero ed altri 43 furono rapiti. Alcuni dei ragazzi furono torturati selvaggiamente. I rapiti, sempre secondo la versione ufficiale, furono poi consegnati dagli agenti ai membri di una banda criminale locale, i Guerreros Unidos, e assassinati. I corpi degli uccisi sarebbero stati bruciati per renderne difficile l’identificazione e i resti sarebbero stati gettati nella discarica di Cocula e nel fiume San Juan. Per questo i “43 di Ayotzinapa” sono rimasti a lungo – e vengono in gran parte tuttora – dei desaparecidos.
Prima per reclamare la liberazione degli studenti “dispersi” e poi per chiedere “verità e giustizia” sul massacro, nel paese si sono susseguite proteste e manifestazioni, mentre decine di agenti di polizia sono stati arrestati.
Ma già dal 2015 le organizzazioni sociali e studentesche del Guerrero, insieme ai familiari delle vittime, hanno puntato il dito contro alcuni distaccamenti dell’Esercito e della Marina, denunciando il loro ruolo nell’eccidio.
Nei giorni scorsi, finalmente, ad avvalorare quelli che fino ad ora erano rimasti solo dei sospetti è stata una speciale commissione istituita dall’attuale governo per far luce su quanto accadde nel 2014.

Il viceministro Alejandro Encinas

Il ruolo dell’esercito
Secondo la nuova inchiesta realizzata dalla “Commissione per la verità e la giustizia”, creata nel 2018 per volontà del presidente messicano Lopez Obrador, l’eccidio fu un vero e proprio “crimine di Stato”, frutto del coordinamento tra l’amministrazione comunale di Iguala e altre istituzioni locali e federali, la polizia locale, le forze armate e i narcos dei Guerreros Unidos, con l’obiettivo di infliggere una dura ed esemplare punizione agli studenti di una delle realtà politicamente più combattive dello stato. Tra gli studenti le forze armate avrebbero infiltrato alcune spie e comunque le comunicazioni tra i leader della protesta sarebbero state monitorate attraverso degli spyware.

Secondo Alejandro Encinas, viceministro messicano ai Diritti Umani, anche l’allora presidente della Repubblica Enrique Peña Nieto e il suo entourage sarebbero stati informati della reale dinamica dei fatti, impegnandosi a nascondere parte della verità.

Nello specifico, sei dei 43 studenti sequestrati furono separati dai loro compagni e detenuti ad Iguala per quattro giorni, per poi essere consegnati agli uomini del colonnello José Rodríguez Pérez, che allora era comandante del 27imo battaglione di fanteria. Fu il colonnello, che nel frattempo è diventato generale, a ordinarne l’uccisione. Secondo la Commissione, nella strage sarebbero coinvolti anche il generale Alejandro Saavedra Hernández, che all’epoca era a capo della 35ima zona militare con sede nella capitale del Guerrero, Chilpancingo. Nel mirino della nuova inchiesta e prima ancora dei reportage della stampa messicana indipendente sono finiti in particolare i legami tra l’ex sindaco di Iguala Abarca e l’esercito: fu proprio grazie ai favori delle forze armate che l’esponente politico avrebbe potuto iniziare la sua ascesa dopo la realizzazione di un centro commerciale – denominato “Plaza Tamarindos” – su un terreno donato dai militari.

Il generale José Rodríguez Pérez

In manette l’ex procuratore generale
Sulla base di quanto stabilito dalla Commissione, la magistratura ha emesso 64 mandati di arresto a carico dei responsabili dell’esercito implicati e di altri agenti di polizia; in manette, la scorsa settimana, è finito addirittura Murillo Karam, il procuratore generale al quale furono affidate le prime indagini e che si dimise due mesi dopo l’inizio dell’inchiesta, ritenuto complice dei depistaggi orchestrati per garantire l’impunità dei massimi responsabili della strage. Anche Tomás Zerón, un altro degli investigatori, è accusato di collegamenti con vari gruppi criminali e da tempo si è rifugiato in Israele.
L’inchiesta dell’epoca, rivelano le nuove indagini, mirarono a occultare il fatto che dentro i corpi di polizia delle città di Iguala, Huitzuco e Cocula esisteva un gruppo d’élite denominato “Los Bélicos”, di fatto una banda di sicari al servizio dei narcos e delle autorità politiche locali.

Il fatto che il governo di Andrés Manuel López Obrador abbia deciso di accusare esplicitamente i militari deve essere considerato un elemento rilevante, perché il presidente ha scelto le Forze Armate come uno dei pilastri della “Quarta trasformazione”, il suo progetto politico. Solo poche settimane fa Obrador ha assorbito la Guardia Nacional (così si chiama l’ex Polizia Federale dopo la rifondazione) nell’Esercito, istituzione che gestisce settori sempre più consistenti dell’economia e delle infrastrutture del paese. Ora occorrerà capire quanto a fondo vorrà andare il governo nell’accertamento delle responsabilità. Finora, infatti, sono stati rinvenute soltanto le tracce di tre degli studenti desaparecidos e il rapporto non chiarisce dove possano essere nascosti davvero i resti dei ragazzi assassinati.

Un video ritrovato dopo l’apertura degli archivi della Marina per ordine del governo messicano mostra infatti Murillo Karam e Zerón mentre di fatto fabbricano una scena del crimine presso la discarica di Cocula, accendendo un fuoco e spargendo delle buste di plastica (quelli in cui sarebbero stati trasportati i resti degli studenti).

“Verità e giustizia”
I familiari delle vittime dell’eccidio, così come Amnesty International ed altre organizzazioni locali per i diritti umani, hanno apprezzato le nuove rivelazioni ma chiedono ora che il governo federale si impegni davvero a cercare e fornire prove certe sul destino degli studenti rapiti e uccisi e a risarcire i parenti e i sopravvissuti. «Continueremo a reclamare la restituzione dei 43. Non possiamo rinunciare alla lotta finchè non avremo una prova certa che riveli cosa è accaduto loro e dove si trovano. Sarebbe doloroso per le nostre famiglie conoscere il loro destino soprattutto se fossero morti, ma se ci forniranno una prova oggettiva, scientifica e certa ce ne andremo a casa a piangere e a vivere il nostro lutto» ha detto un rappresentante dei familiari nel corso dell’ultima manifestazione organizzata il 26 agosto nella capitale messicana dai parenti e dagli scampati dell’eccidio del 2014, alla quale si sono uniti studenti, professori e varie organizzazioni politiche e sociali.
In un intervento realizzato lunedì mattina, il presidente Obrador ha garantito che non ci sarà impunità per i responsabili dei crimini contro gli studenti di Ayotzinapa e per coloro che nascosero la verità. –
Pagine Esteri

* Marco Santopadre, giornalista, già direttore di Radio Città Aperta di Roma, è un analista dell’area del Mediterraneo, del Medio oriente e del Nord Africa. Collabora con il Manifesto, Catarsi e Berria. Scrive, tra le altre cose, di Spagna e movimenti di liberazione nazionale.

LINK E APPROFONDIMENTI

http://www.comisionayotzinapa.segob.gob.mx/work/models/Comision_para_la_Verdad/Documentos/pdf/Informe_de_la_Presidencia_PARA_WEB.pdf

https://www.jornada.com.mx/notas/2022/08/27/politica/entender-ayotzinapa-fabrizio-mejia-madrid/

https://www.jornada.com.mx/2022/08/23/opinion/018a1pol

https://www.jornada.com.mx/2022/08/30/politica/019a1pol

https://www.jornada.com.mx/notas/2022/08/29/politica/no-habra-impunidad-para-responsables-de-caso-ayotzinapa-garantiza-amlo/

https://www.france24.com/es/am%C3%A9rica-latina/20220827-mexico-desaparecidos-ayotzinapa-coronel-ejercito

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