di Marco Santopadre*

Pagine Esteri, 14 settembre 2022 – Nuova fiammata nella guerra infinita tra azeri e armeni e nuova grana per il presidente russo Vladimir Putin, proprio mentre le sue truppe arretrano sotto i colpi della controffensiva dell’esercito ucraino, ampiamente sostenuto dalle armi e dal supporto della Nato.
La Russia, impegnata sul fronte ucraino non senza difficoltà, avrebbe tutto l’interesse alla massima stabilità nel quadrante dove da tempo svolge un complicato ruolo di paciere.



Un precario equilibrio

Ma l’Azerbaigian e il suo sponsor turco sembrano intenzionati a trarre il maggior vantaggio possibile dal precario equilibrio venutosi a creare dopo la vittoriosa aggressione militare di Baku nei confronti di Erevan dell’autunno 2020. In pochi giorni, due anni fa, le truppe azere addestrate da consiglieri turchi e armate da Ankara e Israele (oltre che da Mosca, che pure tradizionalmente sostiene Erevan) hanno letteralmente sbaragliato le difese armene, conquistando tutti i territori che gli armeni avevano occupato nel conflitto del 1991/94 e recuperando anche una parte consistente della Repubblica di Artsakh nel Nagorno-Karabakh, territorio a maggioranza armena ormai ridotto all’osso e totalmente accerchiato da Baku.

Senza l’intervento di Mosca l’avanzata azera avrebbe potuto letteralmente cancellare l’Armenia dalla mappa. L’equilibrismo di Putin tra i due paesi e la capacità di dissuasione delle truppe russe, presenti in forze sul territorio armeno, convinsero il presidente azero İlham Aliyev ed Erdogan a fermarsi. Il cessate il fuoco del 10 novembre 2020, imposto da Putin dopo i fallimenti di Washington e Parigi, cristallizzò un equilibrio che sembrava congeniale a Mosca: da una parte un’Armenia mutilata, indebolita e divisa sempre più dipendente dalla Russia per la sua sopravvivenza; dall’altra un Azerbaigian, ormai estensione orientale della Turchia, asceso al ruolo di potenza regionale e interessato alle opportunità che l’aumento dell’influenza russa nella regione concedeva. Mosca, da parte sua, rafforzava la sua egemonia, potenziando la sua presenza militare e politica nel quadrante grazie allo schieramento di 2000 soldati russi incaricati di monitorare il rispetto del cessate il fuoco e un passaggio ordinato e pacifico a Baku dei territori strappati a Erevan dall’Azerbaigian.

Ma l’equilibrio raggiunto nel 2020 si è dimostrato assai più precario del previsto, e nell’ultimo anno e mezzo gli scontri armati e gli sconfinamenti delle truppe armene ed azere si sono moltiplicati e sono diventati più cruenti fino a sfiorare nelle scorse ore un nuovo conflitto su larga scala.

Una postazione armena al fronte

A un passo da una nuova guerra

Dalla notte tra lunedì e martedì le scaramucce dei giorni precedenti si sono improvvisamente aggravate, e gli scontri al confine tra Armenia e Azerbaigian avrebbero causato un centinaio di morti equamente divisi tra le due parti, almeno stando ai bilanci forniti dai due paesi, i più gravi dalla guerra del 2020.

«Le forze azerbaigiane non cessano i loro tentativi di avanzare. Il nemico continua a usare artiglieria, colpi di mortaio, Uav e armi di grosso calibro in direzione di Vardenis, Sotk, Artanish, Ishkhanasar, Goris e Kapan, prendendo di mira infrastrutture sia militari che civili» denunciava ieri mattina il portavoce del ministero della Difesa armeno, Aram Torosyan. Il bilancio armeno parla anche di 4 civili uccisi, di alcuni militari catturati dagli azeri e di 2500 persone costrette a sfollare dalle località prese di mira dal fuoco avversario.
Le autorità di Baku respingono le accuse e incolpano dell’escalation gli armeni, accusati di diffondere notizie false: «Le forze armate armene hanno commesso una provocazione su larga scala nelle aree di Dashkasan, Kalbajar e Lachin» recita un comunicato del ministero della Difesa azero.

L’Armenia chiede aiuto a Russia, Francia e Usa

Ieri intanto il governo armeno ha inviato un appello ufficiale all’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (Csto), un’alleanza militare creata nel 1992 di cui l’Armenia è parte insieme a Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, oltre che al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, per segnalare le nuove violazioni commesse dall’Azerbaigian.

Inoltre il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, ha informato la stampa di aver avuto dei colloqui telefonici diretti non solo con Vladimir Putin, ma anche col presidente francese Emmanuel Macron e con il segretario di Stato di Washington Antony Blinken, per denunciare «i dettagli delle azioni provocatorie e aggressive delle forze armate azerbaigiane contro il territorio sovrano dell’Armenia» e chiedere «una risposta adeguata da parte della comunità internazionale».
Il Consiglio di Sicurezza di Erevan ha anche chiesto esplicitamente l’aiuto militare di Mosca in virtù del Trattato di Amicizia, cooperazione e mutua assistenza esistente tra Russia e Armenia.

La Russia si è adoperata per imporre l’ennesimo cessate il fuoco tra i due eserciti, entrato in vigore alle 9 del mattino di ieri, che però è stato rispettato solo in parte. I combattimenti infatti sono continuati, anche se con minore intensità. Stamattina il ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha accusato gli armeni di bombardare le proprie postazioni in diverse località; le autorità di Erevan hanno rivolto analoghe accuse alla controparte.

Già alla fine di agosto le forze armate di Erevan e Baku si erano scontrate con un’intensità maggiore rispetto alle continue scaramucce dei mesi precedenti. L’esercito azero si è impossessato della città di Lachin e dei vicini villaggi di Zabukh e Sus, di fatto eliminando il sottile corridoio che collegava la repubblica armena con l’Artsakh. Il passaggio di quei territori all’Azerbaigian era previsto dagli accordi mediati da Mosca, ma Baku ha voluto accelerare i tempi suscitando la reazione militare di Erevan. Secondo l’accordo del 2020 garantito dalla Federazione Russa, entro la fine del 2023 le parti avrebbero dovuto realizzare una via di comunicazione terrestre alternativa tra Erevan e Stepanakert, ma l’Azerbaigian ha violato i patti e ha imposto militarmente agli armeni di evacuare Lachin entro la fine di agosto, spostando con la forza il nuovo corridoio – che però non è ancora stato realizzato – a pochi chilometri a sud del precedente. Tutto è accaduto sotto lo sguardo vigile del contingente russo schierato nella regione, senza che però i militari di Mosca intervenissero in alcun modo.

«Purtroppo, quando si tratta di aggressione dall’Azerbaigian, vediamo attori internazionali astenersi dal fare dichiarazioni mirate e applicare sanzioni» ha affermato Gegham Stepanyan, difensore civico dei diritti umani per la Repubblica dell’Artsakh, l’enclave di etnia armena del Nagorno-Karabakh, che ha in particolare accusato l’occidente di utilizzare un doppio standard.

Le difficoltà di Mosca

Per ora non si segnala nessun intervento significativo della diplomazia internazionale nell’area. Così come la Russia, neanche USA e Francia vogliono e possono schierarsi troppo nettamente a favore di una delle parti in conflitto.
L’Armenia non può essere completamente abbandonata a sé stessa, pena la sua implosione come stato nazionale e un netto rafforzamento dell’egemonia turca nell’area che nessuna delle tre potenze internazionali vede di buon occhio.

Ma d’altra parte nessuna delle tre diplomazie può spingersi troppo oltre nei confronti dell’Azerbaigian – e della Turchia – che dopo l’invasione russa dell’Ucraina svolge un ruolo ancora più centrale nella geopolitica del gas. A luglio, in particolare, l’UE ha rafforzato i propri legami con Baku che ha aumentato le proprie esportazioni di gas nel Vecchio Continente, utile a sostituire quello finora acquistato da Mosca. Il flusso che arriva in Europa attraverso il TAP aumenterà a regime del 30%, e certo la Commissione Europea e i vari governi non metteranno a rischio le importazioni per difendere l’Armenia, che da questo punto di vista ha assai meno da offrire.

Ma è la Russia il paese che in questo momento potrebbe essere maggiormente danneggiata da un nuovo conflitto nell’area, che non sembra essere in grado di stoppare del tutto. Mosca, che pure possiede due importanti basi militari in Armenia e non può rinunciare al proprio ruolo storico di protettrice del paese, non può però neanche permettersi di schierarsi troppo nettamente contro Baku, provocando una rottura con la Turchia, unico paese Nato che pur parteggiando apertamente per l’Ucraina ha evitato di schierarsi troppo nettamente dalla parte di Kiev pur essendo un membro dell’Alleanza Atlantica. Putin continua a sperare in uno sganciamento sempre maggiore di Erdogan dalla Nato e con Ankara la Russia intrattiene una complicata relazione di alleanza/competizione.
Un intervento più deciso di Mosca a favore dell’Armenia, inoltre, indispettirebbe alcune ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale che aderiscono all’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva. La Russia non vuole perdere la sua relativa presa su Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, sempre più sensibili all’influenza politica, religiosa ed economica della Turchia e schierate più o meno nettamente a favore dell’Azerbaigian, col rischio di provocanrne l’uscita dal patto militare come è già avvenuto con l’Uzbekistan.

Baku e Ankara stanno quindi sfruttando la debolezza della Federazione Russa nell’area, aggravata dallo scenario ucraino e dal clima di scontro internazionale, per ottenere vantaggi nella contesa con l’Armenia.
Domani e venerdì l’inquilino del Cremlino sarà a Samarcanda per partecipare al vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, durante il quale incontrerà sia Xi Jinping – che nei giorni scorsi ha teso la mano a Putin in nome di un “mondo più giusto” – e Recep Tayyip Erdogan. Dovrà tentare di convincere il “sultano” a non tirare troppo la corda. Che ci riesca è tutto da vedere.
Pagine Esteri

* Marco Santopadre, giornalista, già direttore di Radio Città Aperta di Roma, è un analista dell’area del Mediterraneo, del Medio oriente e del Nord Africa. Collabora con il Manifesto, Catarsi e Berria. Scrive, tra le altre cose, di Spagna e movimenti di liberazione nazionale.

 

LINK E APPROFONDIMENTI:

https://nena-news.it/la-solitudine-dellarmenia1-la-tenaglia-tra-russia-e-turchia/

https://www.aljazeera.com/news/2022/9/13/what-is-behind-the-armenia-azerbaijan-conflict-flare-up

https://www.theguardian.com/world/2022/sep/13/deadly-clashes-erupt-in-disputed-territory-between-azerbaijan-and-armenia

https://www.reuters.com/world/asia-pacific/why-are-armenia-azerbaijan-fighting-again-why-does-it-matter-2022-09-13/