Pagine Esteri, 28 ottobre 2022 – È appena andato in stampa il libro Alex Saab, lettere di un sequestrato, a cura di Geraldina Colotti, con prologo dell’avvocato penalista Davide Steccanella, postfazione di Olivier Turquet e una intervista all’avvocata Laila Tajeldine, coordinatrice internazionale del movimento FreeAlexSaab. Il volume è edito da Multimage nella collana “i libri di Pressenza” (www.multimage.org).

Pagine Esteri pubblica parte della prefazione di Geraldina Colotti 



Ci sono figure che, in alcune circostanze storiche, finiscono per portare il peso, concreto e simbolico, delle contraddizioni espresse dal conflitto di classe a livello globale. È senz’altro il caso del diplomatico venezuelano Alex Saab, sequestrato e deportato negli Stati uniti in spregio alle convenzioni internazionali. Una reddition in piena regola, nel solco di quelle attuate dagli Stati uniti dopo l’11 settembre contro i cosiddetti “combattenti nemici”. Un pericoloso precedente, che spinge più in alto l’asticella dell’illegalità e della sopraffazione da parte di chi, sventolando la retorica dei diritti e della democrazia, si considera esente dal dovere di rispettarle.

Calpestare l’immunità di un diplomatico, accreditato come ambasciatore plenipotenziario del Venezuela in Africa, non è proprio un atto corrente. Gli Stati Uniti se lo sono permessi nel quadro dell’assedio internazionale al Venezuela, che Saab ha cercato di spezzare, importando alimenti e medicine nonostante le misure coercitive unilaterali imposte dagli Usa e dai loro alleati.

Imprenditore di origine palestinese, Saab ha aiutato il Venezuela a costruire una strategia di sopravvivenza.  Ha rifornito a proprio rischio e pericolo le borse di alimenti dei Clap (Comités Locales de Abastecimiento y Producción), gli organismi ideati da Maduro nel 2016, che hanno portato direttamente nelle case alimenti e prodotti di prima necessità, per evitare speculazioni. In questo modo, il governo bolivariano ha cercato di far fronte alla crisi creata dalla drastica caduta degli introiti. A causa delle “sanzioni”, il paese – che custodisce le prime riserve al mondo di petrolio -, ha visto diminuire le proprie entrate del 99%.

Approfittando della subalternità del governo di Capo Verde, incurante dei pronunciamenti degli organismi internazionali, ma molto attento ai voleri di Washington, durante una sosta per il rifornimento di carburante, la Cia ha fatto scendere a forza dall’aereo il diplomatico e l’ha portato in un carcere. Lì, a dispetto del suo status giuridico che gli garantiva l’immunità, è stato isolato e torturato, e infine portato nottetempo negli Usa anche se l’iter dei ricorsi messo in campo dalla difesa non era ancora terminato.

Bisognava dare un messaggio preciso: guai a spezzare l’assedio al Venezuela. Come provano i documenti e come gli Stati Uniti dimostrano di sapere perfettamente, Saab aveva ricevuto l’incarico diplomatico di inviato speciale, nel 2018. Gli Usa mentono sapendo di mentire quando affermano che Saab non aveva presentato le proprie credenziali a Washington, dando per inteso che nessun atto internazionale può essere valido se non è “riconosciuto” da loro.

Quale sia il criterio per “validare” o meno un governo o un incarico, è stato dimostrato dalla farsa dell’autoproclamato “presidente a interim” del Venezuela, Juan Guaidó, inscenata dall’allora amministrazione Trump e dai suoi alleati internazionali (Unione Europea e governi neoliberisti latinoamericani). Il vero obiettivo era quello di mettere le mani sulle risorse del Venezuela, sottraendole al legittimo proprietario: il popolo venezuelano, che ha eletto i propri rappresentanti in numerose tornate elettorali.

In concreto, si è trattato di impossessarsi dell’oro e degli attivi all’estero della Repubblica bolivariana del Venezuela mediante operazioni di vera e propria pirateria internazionale. Al riguardo, è ancora in corso una battaglia legale tra la giustizia bolivariana e le banche del Regno Unito, che continuano a trattenere l’oro venezuelano (e a incamerarne gli interessi) con il pretesto che il governo britannico non “riconosce” come presidente del Venezuela quello legittimo, Nicolas Maduro, ma quello virtuale unto dagli Usa, Juan Guaidó.

È andata nello stesso modo per le imprese venezuelane con sede all’estero: come la Citgo negli Stati uniti, grande succursale della petrolifera di Stato, Pdvsa, o come la Monomeros, che produce fertilizzanti ed è basata in Colombia. Entrambe sono state saccheggiate dalla banda dell’autoproclamato, tanto incapace quanto impresentabile ormai persino per i suoi stessi padrini.

E se, dopo l’elezione del progressista Gustavo Petro alla presidenza della Colombia, la Monomeros sembra poter ritornare ai suoi legittimi proprietari, la Citgo resta al centro del gigantesco piano di estorsione messo in atto dagli Usa mediante le misure coercitive unilaterali imposte al Venezuela. Un piano ideato per “torcere il braccio” al paese, come dichiarò a suo tempo il democratico Obama approvando il primo decreto esecutivo che avrebbe messo in moto il meccanismo, nel quale considerava il Venezuela “una minaccia inusuale e straordinaria” per la sicurezza degli Stati Uniti.

Un piano che i think tank imperialisti attualizzano costantemente, valutandone gli effetti, per passare a una fase ulteriore. Avviene così per Cuba da oltre sessant’anni, ma anche per il Nicaragua e per tutti quei paesi del Sud che, dal secolo scorso a oggi, hanno voluto decidere il proprio destino senza tutele, o risultano d’ostacolo all’imperialismo Usa.

Pertanto, si saggia la resistenza di Alex Saab come si saggia quella del popolo venezuelano e del suo governo, che ha ripetutamente messo al centro la liberazione del suo diplomatico, anche cercando di scambiarlo con alcuni mercenari Usa detenuti nelle carceri venezuelane. Finora, però, anche se la montatura giudiziaria contro il diplomatico si è sgretolata e sono cresciute le autorevoli prese di posizione in sua difesa a livello internazionale, la magistratura statunitense continua a procrastinare la decisione sull’immunità diplomatica di Alex Saab, che porterebbe alla sua liberazione. Pagine Esteri

NOTA PER I LETTORI

Sul canale youtube di Pressenza (https://www.youtube.com/watch?v=LipiU137GuQ), trovate anche un documentario, che racconta la vicenda del diplomatico venezuelano sequestrato, torturato e deportato negli Stati Uniti, dove si trova in attesa di processo.

Chi volesse conoscere la vicenda e mobilitarsi contro questo abuso che calpesta la Convenzione di Ginevra e il diritto internazionale, può prenotare il libro presso la casa editrice.

L’editore offre il libro in prevendita con uno sconto del 50% al prezzo di copertina, che è di 15 euro, per gli ordini a partire dalle 5 copie. Le prenotazioni vanno mandate a ordini@multimage.org e sono valide per tutti i compagni e le compagne che aderiscono alla campagna. Insieme all’ordine, la ricevuta di pagamento (le forme di pagamento si trovano qui: https://multimage.org/info/ordinare/). Indicare l’indirizzo di spedizione, le spese di spedizione sono a carico nostro.

Il libro che è già stato chiuso in ISBN apparirà sugli stores online nei prossimi giorni. Oltreché sul sito della Multimage alla sezione https://multimage.org/info/ordinare/

si può trovare in una scelta di librerie che trovate qui

https://multimage.org/distributori/

Inoltre si può ordinare in tutte le librerie di Italia e della Svizzera italiana.