di Michele Giorgio – 

Pagine Esteri, 21 novembre – Intriga i media arabi la vicenda di Bruno Carbone, narcotrafficante originario di Giugliano, in Campania. Camorrista, latitante da quasi venti anni, a capo di una rete internazionale di spaccio di stupefacenti, Carbone sarebbe stato catturato nell’aeroporto di Dubai, negli Emirati, e subito estradato in Italia. Questa almeno è la versione delle autorità di Roma. Il ministro della giustizia Carlo Nordio ha anche ringraziato gli Emirati: «Questo ennesimo arresto testimonia un consolidamento dei rapporti di cooperazione giudiziaria tra Italia ed Emirati arabi uniti. Negli ultimi tempi questi rapporti – anche grazie agli accordi bilaterali in vigore – si sono notevolmente intensificati. Per questo nuovo slancio, vorrei ringraziare il mio omologo emiratino Abdallah al Nouaimi». Carbone, che manteneva rapporti diretti con i narcos colombiani, avrebbe trascorso gran parte della latitanza a Dubai dove peraltro è stato arrestato nel 2021 il suo socio e boss Raffaele Imperiale.



L’accaduto non sembra così chiaro come vorrebbero farlo apparire le autorità italiane. Sui media arabi continuano a riferire, con nuovi particolari, un’altra versione dei fatti, quella di Ha’ayat Tahrir al Sham (Hts), ossia l’ex Fronte al Nusra, il bracco siriano di Al Qaeda negli elenchi internazionali delle organizzazioni terroristiche, responsabile negli anni della guerra in Siria di atrocità a danno di civili, soldati dell’esercito regolare di Damasco e anche di militanti di organizzazioni politiche e militari legate alle varie espressioni dell’opposizione siriana. Nei mesi scorsi Hts ha tentato di fare piazza pulita del cosiddetto Esercito siriano libero, la milizia finanziata dalla Turchia, nella provincia siriana di Idlib, la porzione di territorio siriano che, nel silenzio di Usa ed Europa, il gruppo legato ad Al Qaeda, tiene in gran parte sotto il suo controllo «amministrativo». Se la versione non ufficiale della cattura di Carbone fosse confermata si tratterebbe della prima estradizione nota avvenuta tra un gruppo terroristico e uno Stato occidentale.

Alcuni giornali arabi riferiscono maggiori particolari rispetto a quanto apparso sui media italiani. Poco dopo l’annuncio delle autorità italiane di qualche giorno fa, sul suo account Telegram la sicurezza di Hts ha comunicato di aver arrestato «uno dei più grandi narcotrafficanti del mondo». Ha spiegato che Carbone avrebbe lasciato l’Europa per la Turchia fingendosi cittadino russo, quindi è entrato nella Siria nordoccidentale dove sarebbe stato arrestato lo scorso marzo a Kaftin. Il narcotrafficante sarebbe stato «interrogato per mesi» dagli uomini del «ministero dell’interno» del «governo di salvezza» messo in piedi da Hts a Idlib, prima di essere «consegnato alle autorità del suo paese, con la mediazione turca». Carbone, scrive il libanese L’Orient Le Jour si sarebbe presentato ai miliziani siriani come un messicano in fuga dal suo paese per aver gestito un traffico di orologi di lusso. A sostegno della sua versione, Hts ha diffuso una foto del ministro dell’interno del governo di salvezza, Mohammad Abdel Rahman, mentre legge il comunicato stampa con accanto la foto di Carbone che indossa la maglia da galeotto a righe.

Il resoconto di Hts non è così inverosimile. Tenendo conto degli accordi tra Roma e Dubai, Carbone potrebbe aver pensato di trasferirsi temporaneamente in territorio siriano, luogo giusto dove far perdere le sue tracce per un po’ ed evitare l’arresto. Poco credibile è invece la spiegazione data da una parte dei media arabi sull’interesse di Carbone per il Tramadol e Captagon, i farmaci antidolorifici largamente usati come stupefacenti in diversi paesi del Medio oriente. Un narcotrafficante di alto livello come il camorrista di Giugliano difficilmente può provare interesse per traffici poco redditizi rispetto a quello della cocaina. Quello che è certo è che il leader di Hts, Abu Mohammad al Jolani, sta provando in tutti i modi ad avviare rapporti amichevoli con l’Occidente. L’anno scorso è apparso più volte accanto al giornalista americano Martin Smith. E se fosse vera la sua versione dell’estradizione di Carbone, vorrebbe dire che al Qaeda comincia ad essere normalizzata, almeno il suo ramo siriano.