di Antonio Mazzeo –

Pagine Esteri, 13 giugno 2023. L’Europa iper-armata dove cresce la militarizzazione dei territori, della società, dell’economia, della ricerca e dell’istruzione, dell’industria e del lavoro. Un continente duramente provato dal sanguinoso conflitto in Ucraina e dall’esplosione delle spese militari con il trasferimento al complesso militare-industriale di sempre più ingenti risorse finanziarie pubbliche sottratte al welfare, alla sanità, all’istruzione, alla lotta contro la disoccupazione e le vecchie e nuove povertà.

L’inarrestabile processo di conversione del vecchio continente in fortezza bellica è ampiamente documentato dal report sulla spesa militare mondiale 2022 pubblicato ad aprile dall’autorevole SIPRI, l’istituto di ricerche sulla pace di Stoccolma. “Le spese militari globali sono aumentate del 3,7% in termini reali nel corso del 2022, raggiungendo il valore record di 2.240 miliardi di dollari”, scrive il SIPRI. “L’invasione russa dell’Ucraina è stata la principale causa della crescita delle spese lo scorso anno. La spesa in Europa è cresciuta del 13%, il maggiore incremento annuale registrato dalla fine della guerra fredda. Questa crescita eccezionale è stata dovuta principalmente alle spese sostenute nel conflitto da Russia e Ucraina ma molti altri paesi europei hanno aumentato i loro budget militari nel 2022”.

 

Se gli Stati Uniti d’America si confermano come il primo paese al mondo per investimenti nel settore difesa con 877 miliardi di dollari, il continente europeo ha dilapidato in armi e munizioni 345 miliardi, con il Regno Unito in pole position (68,5 miliardi), seguito da Germania (55,8 mld) e Francia (53,6 mld). Il riarmo tedesco è di portata storica: all’exploit del 2022 che gli ha consentito di superare Parigi si somma adesso la decisione del governo di istituire un fondo extra budget di 105 miliardi di dollari che sarà utilizzato subito per aumentare le capacità militari delle forze armate. (1)

Con un aumento delle spese militari del 640% in un solo anno, l’Ucraina si è posizionata all’11° posto di questa assai poco onorevole classifica mondiale. Si tratta complessivamente di 44 miliardi di dollari a cui vanno aggiunti gli aiuti in armi ricevuti dai partner Nato ed extra-Nato per condurre la “resistenza” anti-russa. Altri rilevanti aumenti sono stati osservati in Finlandia (+36%), Lituania (+27%) e Svezia (+12%). L’Italia è un gradino più giù dei belligeranti ucraini, con una spesa stimata dal SIPRI in 33,5 miliardi di dollari e un aumento in termini nominali del 3,9% rispetto al 2021. Sempre in Europa spiccano tra i grandi consumatori di mezzi bellici Spagna (20,3 miliardi), Polonia (16,6 mld), Paesi Bassi (15,6 mld), Norvegia (8,4 mld) e Grecia (8,1 mld). (2)

A beneficiarsi della folle corsa al riarmo e alla guerra, ovviamente, le grandi holding finanziarie-industriali del settore bellico. L’Area studi di Mediobanca ha pubblicato a fine marzo un rapporto sui bilanci 2022 di oltre 240 multinazionali industriali mondiali suddivise per comparto produttivo che rileva la portata del business delle industrie belliche statunitensi ed europee in termini di fatturato, guadagni e dividendi. “L’invasione dell’Ucraina, riportando la guerra nei confini europei, ha ridefinito le priorità di sviluppo e investimento per i Paesi del vecchio continente, ma anche del resto del mondo”, afferma Mediobanca. “Lo scenario mondiale è profondamente mutato e l’esigenza di sicurezza è diventata prioritaria; l’aggressione russa ha cambiato la percezione generale sulla necessità di potenziare lo strumento difensivo, proteggere i cittadini, i confini statuali e il sistema economico. Molti Paesi europei, fra cui l’Italia, hanno deciso di innalzare le spese per potenziare i propri strumenti difensivi al 2% del PIL, come stabilito dalla Nato. Gli effetti di questa mutata percezione si vedono sia in Borsa, dove i titoli delle multinazionali della Difesa hanno realizzato le migliori performance nel 2022, sia nell’analisi dei loro investimenti, mediamente in crescita a una velocità più che tripla rispetto ai ricavi (+13,2% vs +4,0% sul 2021)”.

“I riflessi geopolitici internazionali hanno spinto inoltre il mondo della finanza, che per definizione vive anticipando i cambiamenti e le tendenze, a rivedere i propri parametri di investimento e a guardare il mercato della Difesa con occhi diversi”, aggiungono i ricercatori dell’istituto di credito italiano. “I fondi di private equity hanno aumentato i propri investimenti in questo settore, cresciuti da una media annuale di $10 miliardi nel 2015-2019 a $34 miliardi nel 2021 e a $20 miliardi nel 2022”.

Secondo Mediobanca il giro d’affari aggregato dei 30 principali gruppi mondiali operanti nel settore “difesa” è stato di 432 miliardi di dollari, di cui il 73% generato esclusivamente dalla produzione militare (316 miliardi di dollari con un +4% rispetto al 2021 e un +10,5% al 2019). La metà di queste holding ha sede negli Usa, dieci in Europa (tre in Francia, due in Germania, Italia e Regno Unito e una in Svezia), ma insieme, imprese statunitensi ed europee, controllano il 96% del mercato globale delle armi. Per ricavi stimati generati dal comparto militare la black list vede in ordine i colossi a stelle e strisce Lockheed Martin (57,5 miliardi di dollari), Raytheon Technologies (37,1 mld), Boeing (35,6 mld), Northrop Grumman (29,5 mld) e General Dynamics (25,9 mld). Segue subito dopo la prima delle aziende europee, la britannica Bae Systems (23,2 miliardi) ma di certo non sfigurano tra i colossi della produzione di morte, in ordine, l’italiana Leonardo SpA (12,2 miliardi), le francesi Thales (9 mld), Dassault Aviation (4,9 mld) e Naval Group (4,4 mld), la tedesca Rheinmetall (4,4 mld), la svedese Saab (3,5 mld), la britannica Babcock International (2,6 mld) e il gruppo leader della cantieristica nazionale Fincantieri SpA (2,4 mld).

Il rapporto di Mediobanca è un invito a nozze per chi intende continuare a investire ancora di più nel mercato delle armi e a rinviare sine die ogni tentativo politico-diplomatico di portare a un tavolo di trattativa i leader dei governi belligeranti in est Europa. Nel 2022 la distribuzione di dividendi a favore degli azionisti di questi 30 grandi gruppi internazionali è aumentata del 5,2% rispetto all’anno precedente (complessivamente 12 miliardi), mentre la loro capitalizzazione di Borsa ha raggiunto i 736 miliardi di euro, pari allo 0,8% del valore complessivo delle borse mondiali (0,5% a fine 2021). “Nel 2022 il rendimento azionario delle multinazionali della Difesa (dividendi inclusi) è stato del +34,6% in euro (+21% nel 2021 e ben al di sopra del -11% segnato dall’indice azionario mondiale)”, aggiunge Mediobanca. “Nel primo trimestre 2023 il rendimento azionario delle multinazionali della Difesa è stato del +0,2%, ma a livello europeo si prospetta un anno record: la svedese Saab ha registrato nei primi tre mesi dell’anno una crescita del rendimento azionario del 51,7%; le tedesche Hensadt e Rheinmetall rispettivamente del 50,2% e del 46,3%, Leonardo del 34,2%, BaeSystems del 15,9%, Thales del 14,3% e Fincantieri dell’11,6%”. (3)

Uno straordinario contributo ad un’ulteriore espansione del business multimiliardario dei mercanti di morte arriverà dalle decisioni assunte dai governi dei paesi membri dell’Unione europea e dalla stessa Commissione UE, previo ok del Parlamento di Strasburgo. Al meeting di Stoccolma dei ministri della difesa dell’Unione (7-8 marzo 2023) è stata approvata la proposta di destinare un miliardo di euro per avviare l’acquisto “congiunto” di proiettili di artiglieria da 155 mm per rifornire le scorte “esaurite” delle forze europee dopo il massiccio trasferimento di armi e munizioni a Kiev. Come ha rilevato il sito specializzato statunitense Defense News, al vertice in Svezia è stato esaminato un documento predisposto dalle autorità estoni in cui è stata stimata la spesa di 4 miliardi di euro con “fondi extra-bilancio” per accrescere “in tempi rapidi” la produzione mensile delle industrie militari europee dai 20.000-25.000 proiettili di oggi a 175.000, “assicurando così all’Ucraina di poter rimpiazzare in sei mesi i 60.000-210.000 proiettili che vengono sparati mensilmente dalle sue forze armate”. Il modello per velocizzare spese e commesse che potrebbe essere predisposto dall’Unione europea è quello già sperimentato in tempi di pandemia da Covid-19 per la fornitura dei vaccini. “Noi pensiamo, ad esempio, a contratti di acquisto anticipato che diano alle industrie della difesa la possibilità di investire nelle linee di produzione in modo più rapido rispetto a quanto accade attualmente così da accrescere le quantità di armi che possono essere consegnate”, ha dichiarato la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, a conclusione della Munich Security Conference tenutasi a Monaco di Baviera a metà febbraio. (4)

Il 13 aprile 2023 il Consiglio UE ha adottato il pacchetto di aiuti del valore di un miliardo di euro da destinare alle forze armate ucraine assicurando altresì il rimborso degli Stati membri per le munizioni di artiglieria donate a Kiev dalle scorte esistenti o provenienti dal riorientamento degli ordini esistenti nel periodo febbraio-maggio 2023. Altre sette tranche di “aiuti” erano state varate tra il 23 marzo 2022 e il 2 febbraio 2023; complessivamente il contributo finanziario bellico dell’UE a favore dell’Ucraina ha raggiunto i 4,6 miliardi di euro ed è stato autorizzato nell’ambito del cosiddetto EFP- European Peace Facility. “Il lancio nel 2021 di uno strumento fuori bilancio, il Fondo europeo per la pace – si chiama proprio così con un senso di correttezza orwelliana – consente il finanziamento congiunto dell’UE per l’acquisto di armi”, spiegano Clare Daly e Mick Wallace, due europarlamentari di nazionalità irlandese del Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea The Left – Gue/Ngl. “Il suo tetto finanziario è di 5,7 miliardi di euro tra il 2021 e il 2027. Il Consiglio spiega che esso è volto a migliorare la capacità dell’Unione di prevenire i conflitti, costruire la pace e rafforzare la sicurezza internazionale (…) Si stanno pompando massicce tranche di denaro nella ricerca sulla difesa e la difesa si sta estendendo a tutti i settori della politica dell’Unione Europea. La disponibilità di finanziamenti europei per la ricerca nel settore militare attira sempre più le piccole e medie imprese. Nascono prodotti e servizi con usi sia civili che militari. Le università sono incentivate a trovare dimensioni militari per i loro programmi di ricerca. Il settore civile viene lentamente militarizzato e reso complice del business della guerra poiché i suoi finanziamenti e le sue priorità si sovrappongono agli interessi della difesa”. (5)

Ad inizio giugno il Parlamento europeo ha approvato con procedura d’urgenza la Proposta di regolamento a sostegno della produzione di munizioni (Act to Support Ammunition Production – ASAP) che prevede lo stanziamento di 500 milioni di euro per sovvenzionare l’industria bellica, a cui di aggiungeranno ulteriori stanziamenti provenienti da una collaborazione privato-pubblica. “L’Act to Support Ammunition Production è un piano mirato a sostenere direttamente, con i fondi UE, lo sviluppo dell’industria della difesa, per l’Ucraina e per la nostra sicurezza”ha dichiarato il commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton. Più che prevedibile che per produrre milioni di munizioni da guerra saranno utilizzati il Fondo di coesione UE e i fondi del Recovery Plan destinati originariamente alla ripresa economica e al superamento delle profonde disuguaglianze nel continente.

“Si tratta di una gravissima violazione della natura e delle regole dell’Unione europea”, hanno commentato le organizzazioni Libertà e Giustizia, Rete italiana Pace e disarmo, ANPI ed ARCI. “La UE entra così in regime di economia di guerra, con provvedimenti che vengono presentati sotto mentite spoglie di politica industriale, marcando in realtà un ulteriore passaggio nel percorso della sua militarizzazione. Una grande quantità di denaro proveniente dalla fiscalità dei contribuenti europei andrà ad imprese che, con il conflitto ucraino ed in altre aree del mondo, stanno già guadagnando superprofitti esorbitanti”. Secondo le associazioni italiane il regolamento ASAP violerebbe lo stesso Trattato sull’Unione europea e in particolare l’art. 41 che vieta che le spese derivanti da operazioni aventi implicazioni militari o di difesa siano a carico del bilancio UE. (6)

“Il Commissario Breton vuole dare enormi somme di denaro alle industrie multinazionali ma ha rifiutato ogni confronto democratico”, ha stigmatizzato l’europarlamentare belga Marc Botenga del Gue/Ngl. “La decisione sull’ASAP va ben oltre il sostegno all’Ucraina, contribuendo alla creazione di un network europeo dei produttori di armi, un vero e proprio complesso militare-industriale UE (…) Il nuovo regolamento pregiudica inoltre esplicitamente i diritti dei lavoratori: l’articolo 18 propone di bypassare la direttiva sul tempo di lavoro che impone orari massimi quotidiani, mensili e annuali e i periodi di riposo, regolamentando il lavoro notturno. Si sacrificano i diritti sociali per la militarizzazione dando mano libera alle industrie per introdurre settimane lavorative di oltre 48 ore”. (7)

Nell’ambito del programma di Cooperazione strutturata permanente (PESCO) volto a rafforzare le politiche di sicurezza e difesa e le collaborazioni tra le industrie belliche dell’Unione europea (e di quelle “esterne” di Canada, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti d’America), il 23 maggio sono stati varati 11 nuovi progetti nel settore ricerca e produzione di sistemi d’arma e tecnologie belliche avanzate. “Questi progetti di collaborazione si aggiungono ai 57 già finanziati e in via di realizzazione e rafforzeranno l’abilità a condurre una guerra ad alta intensità”, ha avuto l’ardire di dichiarare il responsabile della politica estera UE, Josep Borrell. (8) I progetti multinazionali riguardano il settore addestrativo e la progettazione di nuovi sistemi di munizioni, missili, elicotteri di medie dimensioni, ecc.. Alla guida di ognuno di essi ci sarà un paese dell’Unione: la Francia sarà a capo dell’European Defence Airlift Training Academy (EDA-TA), iniziativa condotta insieme a Spagna, Italia, Ungheria e Portogallo per creare tre scuole di addestramento per i piloti del trasporto aereo militare. Ancora la Francia lavorerà con i Paesi Bassi alla realizzazione di un nuovo sistema di sensori contro artiglieria, mentre con la Germania si progetterà un nuovo dimostratore di siluro. Germania, Spagna, Italia, Ungheria e Svezia opereranno per sviluppare un nuovo missile aria-aria a corto raggio da destinare ai futuri caccia da combattimento di sesta generazione. Le industrie belliche italiane guideranno il consorzio con i partner tedeschi, spagnoli, portoghesi e svedesi per “ridurre la vulnerabilità delle infrastrutture critiche” e “migliorare la protezione dei gasdotti e dei cavi internet sottomarini”. Ancora l’Italia sarà a capo del gruppo europeo che pianificherà un nuovo sistema di difesa aerea e missilistica integrata.

All’Estonia è stato attribuito il ruolo di capofila del programma Integrated Unmanned Ground Systems 2 (IUGS 2) per sviluppare un sistema di terra senza equipaggio “in grado di cooperare con altri robot piattaforme senza equipaggio e veicoli da combattimento di fanteria con equipaggio/carri armati e fornire loro pieno supporto logistico e di fuoco sul campo di battaglia”. A IUGS2 partecipano pure Germania, Francia, Italia, Lettonia, Ungheria, Paesi Bassi, Finlandia e Svezia. Next Generation Medium Helicopter è il nome del programma a guida francese con Italia, Finlandia e Svezia per realizzare nuove piattaforme elicotteristiche e potenziare quelle esistenti a partire dal velivolo multiruolo NH90 prodotto dal consorzio internazionale NHIndustries in cui è presente Leonardo SpA. (9) Finlandia, Francia e Svezia progetteranno nuovi sistemi di comando e controllo da impiegare nell’Artico mentre la Spagna guiderà il team chiamato a migliorare le capacità operative dei reparti medici militari.

A supporto delle azioni di potenziamento produttivo del comparto bellico-industriale, il commissario Ue per il Mercato interno Thierry Breton ha avviato un frenetico tour tra i paesi membri dell’Unione per incontrare le autorità di governo e i manager delle maggiori imprese militari. Breton ha fatto tappa in Italia il 12 e 13 aprile scorso per dialogare con il ministro della difesa Guido Crosetto e visitare alcune importanti aziende. “La visita del Commissario UE ha avuto l’obiettivo di rafforzare le sinergie europee nel settore dell’industria della Difesa e si è incentrata sui programmi varati dalla UE per l’aumento della produzione di munizioni a sostegno dello sforzo bellico dell’Ucraina e per incrementare le riserve delle forze armate europee”, ha riportato Analisi Difesa. In compagnia del Segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, generale Luciano Portolano, Thierry Breton ha “ispezionato” gli stabilimenti della Società Simmel Difesa di Colleferro (Roma) e di Leonardo – Oto Melara (Divisione Sistemi di Difesa) di La Spezia. “Al termine degli incontri, durante i quali sono state evidenziate le capacità produttive degli stabilimenti al fine di poter fornire un sostegno all’UE attraverso l’utilizzo dei fondi comunitari, il commissario Breton ha espresso soddisfazione per la conoscenza delle due eccellenze dell’industria italiana di settore, con particolare riferimento ai sistemi e alle tecnologie esistenti in grado di rispondere ai nuovi e più sfidanti requisiti per la Difesa e per il sistema industriale europeo”, conclude Analisi Difesa. (10)

L’1 giugno una delegazione dell’Unione Europea guidata da Fabrice Comptour (responsabile per il settore cyber security e aerospaziale della Commissione UE per il mercato interno) – ancora una volta alla presenza del generale Portolano – si è recata in visita in alcune unità produttive dell’Agenzia Industrie Difesa, l’ente di diritto pubblico controllato direttamente dal ministero. “Nel corso dei colloqui con il direttore generale Nicola Latorre sono state illustrate le caratteristiche produttive e le potenzialità di sviluppo degli Stabilimenti militari dell’AID”, riporta la nota stampa dell’agenzia militare. “In particolare le già consolidate produzioni dello Stabilimento Militare Munizionamento Terrestre di Baiano (Avellino) e dello Stabilimento Militare Pirotecnico di Capua (Caserta) sono state oggetto del plauso della delegazione che ha poi potuto verificare le potenzialità dello Stabilimento Militare Propellenti di Fontana Liri (Frosinone), già oggetto di un importante piano di rilancio e nel quale la Commissione Europea valuterà la possibilità di nuovi investimenti”. (11) Coincidenza vuole che qualche ora prima dell’arrivo dei sub commissari UE, l’Ansa emettesse una nota in cui si annunciava l’incremento in Italia della produzione missilistica di sistemi di artiglieria navale, munizioni e giubbotti antiproiettili, da destinare all’Ucraina in vista di un prossimo pacchetto di aiuti. “L’aumento della produzione, richiesto anche nell’ambito del gruppo di contatto dei Paesi Nato che si è tenuto una settimana fa a Ramstein, riguarda il programma di difesa europeo e di cooperazione di difesa europea”, specificava l’agenzia di stampa. (12)

Affari per tutti all’orizzonte, per le aziende pubbliche e per quelle private. Finché c’è guerra c’è speranza e di guerre in Europa, Africa e Asia ce ne sono e ce ne saranno davvero tante.

Note:


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