Era il 23 marzo, all’alba, quando ambulanze della Mezzaluna rossa e un camion dei vigili del fuoco percorrevano una strada dissestata nei pressi di Rafah. Le luci lampeggianti e le insegne ben visibili segnalavano che si trattava di mezzi di soccorso. A un certo punto il convoglio si ferma accanto a un ambulanza già colpita. Pochi secondi dopo comincia un fuoco intenso di armi automatiche. A mostrare tutto ciò è un video verificato e diffuso dal New York Times e che è stato consegnato alle Nazioni Unite.
Le immagini, che stanno facendo il giro del mondo in queste ore, danno credito alla testimonianza rilasciata dall’unico sopravvissuto del 23 marzo e alla denuncia contro Israele fatta dalla Mezzaluna rossa di uccisioni a sangue freddo dopo il ritrovamento a fine marzo dei corpi di 15 paramedici, soccorritori e vigili del fuoco con le mani e gambe legate e ferite alla testa e al torace, sotto una coltre di sabbia e detriti, accanto a ciò che restava delle loro ambulanze.
L’esercito e il governo israeliano nei giorni scorsi hanno respinto le accuse e parlato di raffiche sparate su “veicoli sospetti” che si erano avvicinati senza luci né segnali, con a bordo nove uomini armati di Hamas e Jihad. Ma dei presunti combattenti, nella fossa comune, non c’era traccia. Nessuno dei nomi diffusi da Israele corrisponde a quelli dei soccorritori uccisi.
Il video, trovato sul telefono di una delle vittime, accresce lo sdegno delle organizzazioni umanitarie che da tempo affermano che le forze armate dello Stato ebraico non esitano ad aprire il fuoco anche contro i mezzi di soccorso e gli operatori delle ONG internazionali. Sono centinaia i medici, paramedici, soccorritori ed operatori umanitari palestinesi, e alcuni stranieri, di organizzazioni e agenzie locali e dell’Onu uccisi a Gaza dai soldati israeliani dopo il 7 ottobre.
Contro Israele è in corso alla Corte di Giustizia internazionale dell’Aja un procedimento per crimini di guerra a Gaza presentato dal Sudafrica e sostenuto da altri paesi.
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