Pagine Esteri – Una nuova tegola si è abbattuta nelle ultime ore su Volodymyr Zelensky indebolendo la sua credibilità e la sua autorevolezza proprio mentre il presidente ucraino tenta di impedire – per ora senza grandi risultati – che una trattativa chiusa tra Mosca e Washington escluda completamente le richieste di Kiev da un eventuale cessate il fuoco.

Ieri sera l’ex attore ha dovuto annunciare le dimissioni del suo influente capo di gabinetto (dal 2020) e capo negoziatore, Andrii Yermak, dopo che la residenza di quest’ultimo all’interno del complesso presidenziale era stata perquisita in mattinata dagli investigatori inviati dall’Ufficio Nazionale anti-corruzione (NABU) che Zelensky ha tentato nei mesi scorsi di neutralizzare, costretto poi a fare un passo indietro a causa di forti proteste.

Soprannominato il “cardinale verde” per aver indossato gli abiti di ispirazione militare resi popolari dal suo capo, Yermak, un tempo avvocato e produttore di film di serie B è riuscito a esercitare un’enorme influenza come principale collaboratore di Zelensky ed era considerato da molti come l’uomo più potente del paese, una sorta di “presidente ombra”.

Il leader ucraino ha presentato le dimissioni di Yermak come necessarie per «evitare pettegolezzi e speculazioni» e che la posizione di Kiev al tavolo delle trattative sia ulteriormente indebolita dalle accuse che gravano sulla sua longa manus, il cui nome comunque non figurava già nei giorni scorsi più nella rosa di funzionari ucraini che avrebbero fatto parte della delegazione ufficiali al prossimo round di colloqui con i rappresentanti statunitensi.

Per ora Yermak non avrebbe ricevuto alcun avviso di garanzia ma secondo le indiscrezioni raccolte dai media ucraini sarebbe proprio l’ex capo di gabinetto di Zelensky l’obiettivo principale delle indagini avviate su un grosso caso di corruzione nel settore energetico che coinvolge diversi alti funzionari ucraini, oligarchi alleati del presidente e vari ministri e che tiene banco sulla stampa di Kiev ormai da parecchie settimane.

Secondo gli investigatori il nome in codice utilizzato per indicare Yermak all’interno dell’associazione a delinquere sarebbe “Ali Baba”, a capo di una rete che avrebbe sottratto circa 100 milioni di dollari dalle casse della società energetica nucleare statale Energoatom.
Un gruppo di funzionari avrebbe controllato gli appalti della compagnia pretendendo mazzette tra il 10 e il 15% del valore dei contratti, intimidendo o tagliando fuori i fornitori che rifiutavano di pagare le tangenti.

All’inizio di novembre il procuratore capo anticorruzione ucraino (Sapo), Oleksandr Klymenko, aveva denunciato che «Ali Baba sta tenendo riunioni e assegnando incarichi alle forze dell’ordine per garantire che queste perseguano i detective della Nabu».

La vicenda finita sotto i riflettori della Nabu – ribattezzata “Midas” – ha già provocato nel 2024 le dimissioni di due ministri, Oleh Tatarov e Rostyslav Shurma, entrambi ex stretti collaboratori di Yermak. In seguito anche l’ex ministro della Giustizia German Galushenko e l’ex titolare dell’Energia, Svitlana Grynchuk, sono stati costretti a farsi da parte. Un terzo vice dell’ex capo di gabinetto, Andrii Smyrnov, pur essendo indagato è rimasto invece al suo posto, almeno fino ad ora. Secondo alcuni media ucraini, nell’associazione a delinquere sarebbe coinvolto anche l’ex ministro della Difesa e attuale Segretario del Consiglio nazionale di sicurezza e Difesa, Rustem Umerov, uno dei capi-delegazione della squadra ucraina che sta trattando con gli Usa e l’Ue.

Secondo gli investigatori a capo della rete di corruzione ci sarebbero l’imprenditore Oleksandr Tsukerman e Tymur Mindich, a lungo socio in affari di Zelensky (è l’ex co-proprietario dell’impresa di distribuzione cinematografica “Kvartal 95”). Entrambi sono fuggiti all’estero quando per loro le acque si sono fatte troppo agitate.

Nelle scorse settimane Zelensky ha dovuto affrontare una consistente fronda tra gli stessi parlamentari del suo partito “Servitori del popolo”, molti dei quali chiedevano le dimissioni del fino ad ora onnipotente Yermak, minacciando addirittura di ritirare l’appoggio al presidente.
Intanto a Kiev molti ambienti sono convinti che l’assalto ai più stretti collaboratori di Zelensky da parte degli organismi anti-corruzione sia stato reso possibile dall’atteggiamento ormai apertamente ostile dell’amministrazione Trump (compreso il filoucraino Marco Rubio), oltre che dei vertici europei, nei confronti di Yermak e dei suoi. Secondo alcune indiscrezioni la partecipazione alle indagini degli organismi anti-corruzione di alcuni agenti dell’FBI sarebbero stati determinanti.

L’uscita di scena di Yermak mette in seria difficoltà Zelensky, obbligandolo a ridisegnare la squadra che guida i negoziati con Washington. Il presidente ha annunciato che la responsabilità di guidare la squadra incaricata di confrontarsi con gli alleati verrà condivisa tra il capo di stato maggiore Andrii Hnatov, il ministro degli Esteri Andrii Sybiha e il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Rustem Umerov (che però potrebbe essere anche lui costretto a dimettersi), affiancati dai vertici dell’intelligence. – Pagine Esteri