La situazione ad Aleppo continua a deteriorarsi. Dopo gli scontri registrati la scorsa settimana, nella giornata di ieri le ostilità sono riprese con maggiore intensità tra le Syrian Democratic Forces (SDF) e le forze governative siriane. Il bilancio appare più grave rispetto agli attacchi delle settimane precedenti: almeno sette morti e oltre 52 feriti.
Dalle testimonianze provenienti da Aleppo emerge inoltre che anche l’Osman Hospital, situato nel quartiere di Ashrafieh, sarebbe stato colpito dalle milizie siriane e risulterebbe attualmente fuori servizio.
Nella giornata di oggi, il governo siriano ha dichiarato inoltre zona militare l’area dei quartieri di Ashrafieh e Sheikh Maqsoud, storicamente abitati dalla comunità curda e situati nella parte settentrionale della città; è stato imposto il coprifuoco e rafforzata la presenza militare. Secondo quanto riportato dalla testata online The New Arab, i quartieri saranno chiusi a partire dalle ore 15:00, con il divieto assoluto di movimento in entrambe le aree a partire da quell’ora.
L’esercito siriano ha inoltre avvertito che le posizioni occupate dalle SDF sarebbero da considerarsi “obiettivi militari legittimi” per le milizie governative e filo-turche, contribuendo di fatto a sostenere un’escalation nella provincia, questo nonostante, a seguito delle sparatorie avvenute il 22 dicembre 2025, il Ministero della Difesa siriano e le forze curde avessero dichiarato la sospensione degli attacchi da entrambe le parti.
Una versione diversa è stata fornita dall’agenzia di stampa statale SANA, secondo cui l’esercito siriano non avrebbe lanciato alcuna operazione contro le aree controllate dall’amministrazione curda e, al contrario, continuerebbe a garantire l’evacuazione sicura dei residenti dai quartieri di Ashrafieh e Sheikh Maqsoud attraverso corridoi umanitari.
Questa ricostruzione è stata però smentita dalle forze curde, che affermano come nelle aree interessate fosse in corso un processo di de-escalation, negando di aver aperto il fuoco nei quartieri assediati. Nonostante le accuse reciproche, i combattimenti sembrano intensificarsi: secondo fonti locali, le fazioni affiliate al governo di Damasco starebbero attaccando le aree con armi pesanti, tentando di entrare nei quartieri curdi anche con l’impiego di carri armati.
Le Forze Democratiche Siriane accusano inoltre le forze governative di utilizzare i civili come scudi umani e di aver commesso gravi abusi durante l’assalto ai quartieri di Ashrafieh e Sheikh Maqsoud.
Nel frattempo, nella giornata del 7 gennaio, scuole, università e istituzioni pubbliche sono rimaste chiuse ad Aleppo. Tra le fonti di informazione curde c’è chi ha utilizzato apertamente la parola “guerra”, avvertendo che la prosecuzione di questa aggressione potrebbe portare a conseguenze gravissime, trasformando l’intera Siria in un campo di battaglia aperto. Migliaia di persone sono intanto fuggite dalle proprie abitazioni prima dell’entrata in vigore del coprifuoco imposto nei quartieri curdi e ad oggi si trovano sfollate dalle proprie case. Nei quartieri colpiti dagli attacchi si contano circa 130 abitazioni colpite e distrutte.
Scontri mortali tra le Forze Democratiche Siriane e le forze filogovernative si erano già verificati più volte nel corso dell’ultimo anno, nonostante i tentativi di accordo tra le parti, avviati nel marzo 2025. Tali negoziati erano stati dichiarati imminenti anche il 4 gennaio 2026, quando una delegazione delle SDF sarebbe stata avvistata a Damasco per un incontro con il governo siriano, nell’ambito delle discussioni relative al processo di integrazione delle SDF all’interno dell’esercito “regolare”. La delegazione curda avrebbe incluso il comandante in capo delle SDF, Mazlum Abdi, insieme ai membri del comando generale Sozdar Derik e Sipan Hemo.
Gli scontri attuali alimentano ulteriori timori per una nuova escalation della violenza e per il suo impatto sulla popolazione civile, già duramente provata da anni di guerra e instabilità, in un contesto che continua a mostrare tutta la sua fragilità.
Resta da chiedersi quale possa essere il futuro di questa situazione, considerando che sia le forze curde sia l’attuale governo siriano sono sostenuti, seppur in forme diverse, dagli Stati Uniti. In uno scontro che vede contrapposti due alleati di Washington, quale ruolo deciderà di giocare l’America e fino a che punto questa ambiguità potrà essere sostenuta senza alimentare ulteriormente l’instabilità?
















