Pagine Esteri – Dopo lo stop nello Yemen, dove l’intervento saudita ha costretto gli Emirati a disimpegnarsi mentre gli indipendentisti del “Consiglio di Transizione Meridionale” appoggiati da Abu Dhabi sono entrati in crisi, la piccola ma potente petromonarchia suscita l’ira della Somalia.
Il governo federale del paese del Corno d’Africa ha infatti annunciato l’annullamento di tutti gli accordi stipulati negli ultimi anni con gli Emirati, che Mogadiscio accusa di minare la sovranità nazionale e l’unità territoriale del paese.
«Abbiamo avuto buoni rapporti con gli Emirati Arabi Uniti, ma sfortunatamente non ci hanno coinvolto come nazione indipendente e sovrana. Dopo un’attenta valutazione, siamo stati costretti a prendere la decisione che abbiamo preso», ha detto il presidente della Somalia Hassan Sheikh Mohamud in un discorso televisivo a seguito di una riunione straordinaria del gabinetto.
Il Consiglio dei ministri somalo ha approvato anche un provvedimento che stabilisce che le sue amministrazioni regionali e gli enti privati non possano stipulare degli accordi con soggetti stranieri senza la previa approvazione del governo federale e senza che sia prevista una supervisione da parte dei ministeri competenti.
Il disegno di legge è stato varato dopo che i governi del Somaliland, del Puntland e del Jubbaland, apertamente ribelli nei confronti del governo centrale e che – almeno nei primi due casi – operano da decenni come se fossero degli stati indipendenti, avevano stipulato degli accordi economici e di sicurezza con la petromonarchia che concedevano ad Abu Dhabi l’utilizzo e la gestione di porti strategici.
Grazie a questi accordi il colosso economico emiratino “DP World” ha negli anni acquisito il controllo dei porti di Kisimayo nel Jubbaland, di Bosaso nel Puntland e di Berbera nel Somaliland.
Gli Emirati non hanno formalmente riconosciuto il Somaliland come stato sovrano, come hanno invece recentemente fatto sia gli Stati Uniti sia Israele, ma hanno comunque intrapreso azioni che ne implicano un riconoscimento de facto, rafforzando i legami economici e militari con la regione separatista settentrionale della Somalia all’interno di una strategia di espansione della propria egemonia finalizzata al controllo del Golfo di Aden, porta d’ingresso al Mar Rosso e strategica per il controllo dei traffici verso est e sud.
I governi del Somaliland e del Jubbaland hanno già fatto sapere che non intendono rispettare le misure approvate a Mogadiscio, informando che continueranno a ritenere validi gli accordi contratti con le imprese emiratine e non solo.
Anche la potente DP World ha informato sulla sua volontà di continuare a controllare il porto di Berbera. Da parte sua il governo federale non è nelle condizioni di far rispettare la decisione appena assunta e di influenzare il comportamento delle amministrazioni ribelli.
La tensione nell’area era già salita nel 2024, quando l’Etiopia aveva stipulato un accordo con il Somaliland in base al quale avrebbe ottenuto la gestione del porto di Berbera e uno sbocco al mare in cambio del riconoscimento dell’indipendenza della regione separatista.
Poi nei giorni scorsi le autorità del Somaliland hanno accolto il leader del Consiglio di Transizione Meridionale dello Yemen, Aidarous al-Zubaidi, fuggito dal suo paese prima di riparare ad Abu Dhabi, suscitando l’ira dell’Arabia Saudita e delle autorità federali somale.
Intanto a sostegno del governo locale stasera ad Hargheisa, capitale del Somaliland, sono scese in piazza alcune migliaia di persone che scandiscono slogan a favore degli Emirati e sventolano le bandiere locali e quelle di Abu Dhabi. Gli organizzatori chiedono apertamente alla petromonarchia di riconoscere il Somaliland come stato sovrano. – Pagine Esteri















