CITTÀ DEL MESSICO: – Il 2025 si è aperto con statistiche allarmanti per il Messico: il Centro Messicano per il Diritto Ambientale (CEMDA), nel suo rapporto annuale sulla situazione delle persone e delle comunità che difendono i diritti umani ambientali, rivela un’impunità del 99% negli attacchi ai difensori, con un aumento degli omicidi a 21 casi e quattro esecuzioni extragiudiziali nel 2024.

I principali aggressori identificati sono stati lo Stato (coinvolto in 62 episodi, il 65,9% del totale, con un aumento del 15% rispetto al 2023) e le imprese (25 episodi, il 26,5%, con un aumento dell’11%), al terzo posto la criminalità organizzata (17 episodi, il 18%).

Gli Stati con il maggior numero di episodi di aggressione nel 2024 sono stati Oaxaca (15), Chiapas, Michoacán e Puebla (9 ciascuno) e Veracruz (8).

Estrazione petrolifera e fracking

Nel mese di aprile, l’organizzazione internazionale Oceana ha richiamato l’attenzione sulla necessità di proteggere il Golfo del Messico dall’estrazione massiccia di petrolio: ricorda che Deepwater Horizon ha causato una fuoriuscita di 800 milioni di litri di greggio e danni che dureranno per decenni, e che attualmente il Golfo conta 15.000 specie e 90.000 posti di lavoro a rischio. L’organizzazione chiede una zona di salvaguardia contro le imminenti fuoriuscite e la falsa redditività petrolifera del Golfo del Messico, e ha presentato un piano che proteggerebbe 346.084 chilometri quadrati, vieterebbe lo sfruttamento degli idrocarburi e darebbe priorità alla protezione degli ecosistemi e delle economie locali.

Nel mese di marzo, i membri dell’Alleanza Latinoamericana contro il Fracking (ALFF) hanno invitato Sheinbaum a rispettare le promesse elettorali relative alla transizione verso fonti energetiche sostenibili, sottolineando l’urgente necessità di attuare il divieto totale della fratturazione idraulica nella regione per evitare che il territorio continui a diventare una zona di sacrificio, tra malattie degenerative e collasso ambientale. Romualdo García de Luna, della comunità di Ojital Viejo a Papantla, Veracruz, ha sottolineato in una conferenza stampa che negli ultimi 20 anni nello Stato si sono verificati molti sversamenti: nella sola regione

Totonacapan conta 2300 pozzi petroliferi e si è registrato un forte aumento dei casi di cancro, ictus e arresti cardiaci tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 30 anni.

Il ruolo discutibile di Pemex

Tuttavia, alla fine di ottobre non sono stati raggiunti gli impegni necessari in materia di transizione sostenibile: in un bollettino del 20 ottobre, l’ALFF ha sottolineato che il progetto di bilancio federale PPEF-2026 nel settore degli idrocarburi mostra un significativo regresso in termini di trasparenza: ha individuato l’inclusione, con un bilancio poco trasparente, di almeno otto programmi di esplorazione ed estrazione di gas in giacimenti non convenzionali che richiedono il fracking. In particolare, sottolineano che le risorse assegnate all’azienda pubblica statale (Pemex) non sono suddivise e che non sono stati pubblicati gli importi corrispondenti ai programmi di bilancio rilevanti dell’azienda. “Dei 517.362,1 milioni di pesos di spesa programmabile proposta per il 2026 per Petróleos Mexicanos, ad oggi non è disponibile la ripartizione degli importi che saranno destinati ai programmi e ai progetti di investimento nel settore degli idrocarburi, in particolare quelli relativi all’estrazione di gas da giacimenti non convenzionali, oggi denominati “giacimenti di complessa geologia” secondo il Piano Strategico di Pemex 2025-2035”.

L’ALFF non è l’unica associazione ambientalista ad esprimere perplessità sul ruolo di Pemex: la Coalición México Resiliente, alla luce della pubblicazione dell’Aggiornamento del Contributo Determinato a livello Nazionale 3.0 del Messico (NDC 3.0), chiede maggiore chiarezza sul percorso per l’eliminazione progressiva dei combustibili fossili e sul ruolo di Pemex. “Sebbene l’obiettivo di mitigazione per il 2035 sia espresso in termini assoluti, non vi è la stessa ambizione per il settore petrolifero e del gas negli obiettivi per il 2030”, denunciano in un comunicato stampa. Nonostante Pemex concentri circa il 95% della produzione nazionale di petrolio, non viene menzionata esplicitamente nelle tre misure del settore, il che impedisce di definire chiaramente il suo ruolo nella graduale eliminazione dei combustibili fossili in Messico e il ruolo dell’azienda nella transizione equa del Paese.

Lotta per il diritto all’acqua

Dalla fine di ottobre, contadini e trasportatori di tutto il Paese manifestano creando blocchi stradali di massa per protestare contro i prezzi di acquisto del mais e contro la proposta di legge generale sulle acque che, secondo loro, viola i loro diritti.

L’11 dicembre 2025 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Federazione il “Decreto che approva la Legge Generale sulle Acque e modifica, abroga e integra diverse disposizioni della Legge sulle Acque Nazionali”. La nuova legge sulle acque, che promette di garantire il diritto umano all’acqua, secondo gli esperti perpetua il modello mercantilista e centralizza il potere in una Conagua opaca, ignorando gli accordi cittadini.

Lottare per il diritto all’acqua è diventato, in alcuni casi, un fattore di criminalizzazione: a settembre, due difensori dell’acqua di San Miguel Xoxtla, Puebla, sono stati sottoposti a procedimento giudiziario dopo le manifestazioni di centinaia di persone contro l’estrazione di acqua per le aziende private della regione. In altri casi, equivale a una condanna a morte: lo stesso mese, Carolina Plascencia, presidente ad interim dell’ASURCO, Associazione degli utenti del fiume Cuautla, nello stato di Morelos, è stata uccisa a colpi di pistola.

A Querétaro si continua a discutere sul progetto El Batán, proposto dal governatore Mauricio Kuri González per migliorare l’approvvigionamento idrico nello Stato,  finanziato attraverso un partenariato pubblico-privato (PPP). L’obiettivo è quello di accumulare le acque reflue nella diga di El Batán che, dopo un processo di potabilizzazione, garantirebbe l’approvvigionamento idrico per uso umano nello Stato. Tuttavia, i deputati di Morena, gli esperti e la popolazione civile esprimono preoccupazione e malcontento nei confronti dell’iniziativa. Contrariamente a quanto affermato dal governatore Mauricio Kuri González, a Querétaro non esiste il rischio di carenza idrica: l’acqua viene infatti deviata per l’uso da parte delle grandi aziende, mentre la popolazione civile e rurale rimane senza approvvigionamento. Inoltre, si stima che il 50% dell’acqua dello Stato vada perso a causa di fughe.

Difensori del territorio in pericolo

Quest’anno i difensori del territorio hanno dovuto affrontare intimidazioni e minacce, soprattutto quelli appartenenti alle comunità indigene.

Dalla fine di aprile, sui social network è stata diffusa una campagna diffamatoria contro il Consiglio Supremo Indigeno di Michoacán e, in particolare, contro il suo portavoce, lo storico michoacano Pavel Uliánov Guzmán, che era già stato minacciato di morte e ora teme per la sua vita.

Il 2 luglio, la comunità indigena indipendente di Cherán ha subito un attacco armato, ma questo non è stato un fatto isolato, bensì un’intensificazione delle aggressioni avvenute nelle ultime settimane di giugno in diverse regioni, tra cui l’altopiano Purepecha, dove gli abitanti dei villaggi sono stati vittime di “minacce, incursioni armate e spoliazione territoriale”.

A giugno, l’organizzazione della società civile Las Abejas de Acteal ha denunciato l’aggressione armata contro i membri della sua comunità Tzajalch’en, a Chenalhó, in Chiapas. Ha segnalato la crescente violenza e impunità negli Altos del Chiapas e ha espresso il timore che ci sia il rischio di un nuovo massacro. Dora Roblero, direttrice del Frayba, ha denunciato a settembre un’irruzione nella sua casa. Da parte sua, l’EZLN ha denunciato a ottobre un’offensiva coordinata per espropriarli delle terre recuperate in Chiapas, che include sfollamenti forzati, incendi di abitazioni e aggressioni con il sostegno della polizia e dell’esercito.

Le comunità indigene di Oaxaca continuano a essere minacciate: la vita delle difensori del territorio è in pericolo, mentre il megaprogetto della miniera Cuzcatlán nelle Valli Centrali ha causato una seconda fuoriuscita di liquidi che è rimasta impunita, nel settembre 2024, e continua a contaminare l’acqua e a causare focolai di epatite, malattie respiratorie e gastrointestinali negli abitanti delle comunità circostanti. Le popolazioni indigene della regione mixteca di Oaxaca sono in allerta per il rischio di un attacco violento, secondo le denunce presentate dall’Agenzia municipale di Guerrero Grande e dal Centro per i diritti umani e la consulenza alle popolazioni indigene A. C. nel mese di settembre. I fatti più recenti, che includono minacce di morte e il disboscamento illegale delle foreste, fanno parte di un conflitto storico per la terra che dal 2021 ha causato omicidi, sparizioni forzate e lo sfollamento di centinaia di persone.

La comunità di San Lucas Atzala, nel comune di Calpan, Puebla, sta vivendo una crisi idrica a causa dello scarico di acque reflue nei suoi campi e denuncia il disboscamento illegale nella vicina località di San Mateo Ozolco. A pochi chilometri di distanza, le popolazioni indigene di Cholula resistono allo sfruttamento e ai megaprogetti urbani che prosciugano le loro terre, rubano la loro acqua e avvelenano i loro raccolti.

Megaprogetti e espropriazioni a Città del Messico

La capitale messicana non è esente da tentativi di espropriazione: le organizzazioni di quartiere hanno presentato ricorso contro i megaprogetti BeGrand, che stanno causando carenza d’acqua e sfollamenti nel quartiere Verónica Anzures. Ad agosto, il Frente Aquí Somos por el Arraigo y la Inclusión Vecinal (Fronte Siamo Qui per il radicamento e l’inclusione dei quartieri) ha presentato un ricorso contro le autorità di Città del Messico per non aver rispettato la normativa che regola Airbnb nella città, poiché, a più di un anno dalla riforma, il progetto non è stato applicato.

La preparazione di Città del Messico ai Mondiali, previsti per il 2026, sta sfrattando la popolazione originaria di Santa Úrsula Coapa, generando carenza d’acqua e sfollamenti a causa del vertiginoso aumento degli affitti. Gli abitanti denunciano la mancanza di consultazione sui progetti di Televisa e dello Stadio Azteca. Le proteste crescono mentre aumentano la repressione, la gentrificazione e il rischio di espulsione della popolazione indigena. Pagine Esteri