Con notizie delle agenzie di stampa
La seconda sparatoria mortale compiuta da agenti federali dell’immigrazione a Minneapolis ha trasformato quella che l’amministrazione Trump rivendica come la più ambiziosa operazione anti immigrazione mai lanciata in un caso politico nazionale, capace di mettere sotto pressione non solo i democratici, ma anche il Partito repubblicano, costretto ora a fare i conti con crepe interne sempre più visibili.
In poche settimane due cittadini statunitensi sono stati uccisi durante interventi dell’ICE in Minnesota. L’ultima vittima è Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva, colpito a morte sabato scorso nel corso di scontri tra agenti federali e manifestanti infuriati per le retate. Il 7 gennaio era toccato a Renee Good. Le immagini degli agenti mascherati, pesantemente armati e in assetto tattico, che affrontano civili nelle strade di Minneapolis hanno fatto il giro del Paese, alimentando proteste e interrogativi sul prezzo umano della linea dura della Casa Bianca.
Per i democratici, la vicenda è diventata immediatamente un terreno di mobilitazione politica. Il leader della maggioranza democratica al Senato, Chuck Schumer, ha annunciato che il suo partito voterà contro la proposta di legge di finanziamento del Dipartimento per la Sicurezza Interna, che sovrintende all’ICE, aprendo lo spettro di una chiusura parziale del governo se entro il 30 gennaio non verrà trovato un accordo. Schumer ha invitato i repubblicani a “unirsi ai democratici nella revisione dell’ICE e del CBP per proteggere i cittadini”, un appello cui hanno aderito anche esponenti democratici moderati, finora cauti nel non apparire ostili alle forze dell’ordine.
“La sicurezza degli americani non c’entra nulla. Qui stanno brutalizzando cittadini statunitensi e immigrati rispettosi della legge”, ha accusato la senatrice del Nevada Catherine Cortez Masto, dando voce a un malcontento che i democratici intendono portare fino alla campagna elettorale.
Donald Trump, però, non arretra. Anzi. In un post su Truth Social ha rivendicato l’operazione di Minneapolis come uno dei pilastri della sua vittoria presidenziale del 2024 e del controllo repubblicano del Congresso, attribuendo ai democratici la responsabilità del “caos” che avrebbe portato alle due morti. Una lettura che non convince una parte crescente dell’opinione pubblica e che, secondo un sondaggio Reuters, trova resistenze persino tra i suoi sostenitori: il 39 per cento degli elettori repubblicani favorevoli a Trump ritiene che le autorità dovrebbero ridurre i danni anche a costo di meno arresti per immigrazione. Tra gli indipendenti la percentuale sale al 73 per cento.
La morte di Pretti, cittadino legalmente armato, ha aperto inoltre un fronte delicato per un partito che fa del diritto alle armi una bandiera identitaria.
È su questo terreno che emergono le prime, significative, fratture repubblicane. Alcuni legislatori, già sotto pressione per l’aumento dei prezzi in vista delle elezioni di medio termine di novembre, hanno iniziato a prendere le distanze dalle tattiche dell’ICE. Il senatore della Louisiana Bill Cassidy ha definito la sparatoria “incredibilmente inquietante”, avvertendo che “la credibilità dell’ICE e del DHS è in gioco”. La senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski ha parlato di “seri dubbi” sulla formazione degli agenti, mentre il senatore della Carolina del Nord Thom Tillis ha accusato chi cerca di chiudere in fretta le indagini di rendere “un incredibile disservizio alla nazione e all’eredità del presidente Trump”.
Alla Camera, la Commissione per la sicurezza interna ha chiesto la testimonianza dei vertici dell’ICE. “È fondamentale che il popolo americano e il Congresso comprendano meglio come vengono gestite le misure di controllo dell’immigrazione”, ha affermato il deputato repubblicano Michael Baumgartner. Anche il governatore dell’Oklahoma Kevin Stitt ha riconosciuto che le immagini di cittadini uccisi stanno alimentando tra gli elettori una crescente preoccupazione per “tattiche e responsabilità federali”.
Intanto, nelle strade di Minneapolis, la protesta continua. “Quello che sta succedendo qui potrebbe accadere ovunque”, avverte Eric Gray, uno dei manifestanti riuniti davanti al memoriale improvvisato per Pretti. Per i democratici è la prova di un abuso di potere che può parlare non solo alla loro base, ma anche agli indipendenti. Per i repubblicani, invece, Minneapolis rischia di diventare una cartina tornasole: difendere fino in fondo la linea di Trump o riconoscere che la repressione senza limiti sta producendo un costo politico e umano sempre più difficile da giustificare.
















