Nell’imminenza della riapertura, domenica, del valico di Rafah, essenziale per il miglioramento delle condizioni di vita per oltre due milioni di gazawi e l’attuazione delle fasi successive dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, le valutazioni dei principali analisti israeliani mostrano un’opinione comune: Benyamin Netanyahu non considera il piano di Trump una soluzione definitiva. Piuttosto il primo ministro di destra scommette sul suo fallimento nella seconda fase e cercherà di creare un pretesto per riprendere l’offensiva contro Gaza. Netanyahu, credono alcuni, spera che Hamas si astenga dal consegnare volontariamente le sue armi in modo che Trump gli dia il “via libera” per una nuova azione militare.

I tentativi di Netanyahu di riprendere gli attacchi sono in linea con le ambizioni della destra più radicale di ottenere una “vittoria totale” volta a imporre un governo militare israeliano su Gaza, ricostruire gli insediamenti  coloniali e sfollare la popolazione palestinese. Netanyahu inoltre vuole rafforzare la sua incerta posizione di leader in vista delle elezioni che si terranno quest’anno.

Il commentatore militare di Haaretz, Amos Harel, afferma che l’attuale linea israeliana si basa su una previsione: il fallimento dell’iniziativa degli Stati Uniti. Secondo Harel emergeranno con Washington disaccordi fondamentali sul disarmo di Hamas previsto dalla seconda fase del piano Trump. Israele accetterà la consegna di armi pesanti, come i razzi, da parte di Hamas, ma la disputa persisterà riguardo alle armi leggere e ai fucili d’assalto che Israele considera una minaccia diretta, anche se sono destinati alla polizia palestinese. L’analista afferma che l’esercito, su disposizione di Netanyahu, ha già predisposto piani per occupare tutta Gaza ma il premier resta in attesa del fallimento del piano americano per evitare l’ira di Washington.

Nahum Barnea, del quotidiano Yedioth Ahronoth, esamina quelle che definisce le “complicazioni sul campo”, riferendosi alla recente operazione militare a Hebron, “che ha mostrato le difficoltà che l’esercito potrebbe incontrare nella Striscia di Gaza per disarmarla completamente”. Anche Barnea afferma che Netanyahu spera che Hamas si astenga dal consegnare volontariamente le armi, poiché ciò garantirebbe “legittimità” all’idea di un governo militare israeliano. Tuttavia, aggiunge, questa soluzione è irrealistica considerando il successo di Hamas nel resistere a due anni di bombardamenti e attacchi di Israele.

In un altro articolo pubblicato su Yediot Aharonot, Tzachi Hanegbi, ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale e stretto collaboratore di Netanyahu, afferma che “è nell’interesse di Israele concedere a Washington un periodo di prova politica, pur essendo pronto a tornare a combattere se Hamas si rifiuterà di consegnare le armi”. Hanegbi aggiunge che lo scenario di rifiuto di disarmare e di ripresa della guerra è “il più probabile”.

Più parti sostengono come sia già in corso una narrazione mediatica e politica volta a ottenere legittimità nazionale e internazionale per riprendere l’offensiva. Campagna che si concentra su questi punti: accusare Hamas di continuare a rafforzare il suo apparato militare e di trarre profitto dagli aiuti umanitari che entrano a Gaza ed affermare che il comitato tecnico palestinese non sarà altro che una copertura per il continuo dominio del movimento sulla Striscia. Questa campagna cerca anche di dipingere i ruoli regionali, in particolare quelli del Qatar e della Turchia, come dannosi per gli interessi israeliani, per spianare la strada all’idea che distruggere le capacità militari e amministrative palestinesi a Gaza sia l’unica opzione rimasta dopo il fallimento dei percorsi politici.

Due giorni fa, la tv online Canale 14, megafono della destra israeliana, citando fonti militari ha riferito che il capo di stato maggiore, Eyal Zamir, ha approvato un piano per un attacco su larga scala in aree della Striscia di Gaza dove in precedenza sono state effettuate poche operazioni, come parte degli sforzi per “sconfiggere Hamas” e imporre il controllo diretto di Israele sulla Striscia. Secondo il canale televisivo, l’apparato militare e di sicurezza sta prendendo in considerazione tre scenari: un percorso politico volto a smantellare Hamas entro un certo lasso di tempo, un’operazione militare limitata per esercitare una pressione immediata sul campo, oppure una risoluzione militare completa che includa l’occupazione di Gaza e l’imposizione di un’amministrazione israeliana in preparazione di una internazionale.