Non è passato nemmeno un mese dall’insediamento alla presidenza del conservatore Nasry Asfura, pupillo di Trump eletto in consultazioni marcate da ingerenze esterne, brogli, voti mai contati, ricorsi mai espletati e migliaia di verbali elettorali con errori e inconsistenze, e il bipartitismo tradizionale (partiti nazionale e liberale) è già impegnato a fare piazza pulita del passato recente e ripartire con l’offensiva ultra-neoliberista. Con la scusa di affrontare un’emergenza in materia fiscale, sanitaria e di infrastruttura stradale, il nuovo parlamento ha approvato una serie di decreti che avviano la ricostruzione di un sistema clientelare che ha caratterizzato governi e istituzioni post-colpo di stato (2009). L’uso-abuso di fondi sovrani gestiti da banche per affrontare presunte emergenze è servito a tre scopi: evadere le disposizioni di legge che regolano le contrattazioni statali così come la supervisione pubblica su centinaia di milioni di dollari, garantire enormi benefici ai principali istituti di credito in mano ai grandi gruppi economici e deviare fondi per usi impropri che hanno alimentato la corruzione pubblico-privata.

Tra le inchieste giudiziarie che hanno visto il coinvolgimento di settori del bipartitismo figurano quelle sul fondo di protezione e sicurezza e sull’acquisto di ospedali modulari durante la pandemia di Covid-19. Parliamo di circa 280 milioni di dollari non tracciabili, di cui non se ne conosce il destino. Nonostante i milioni destinati a questi scopi, l’Honduras è rimasto tra i Paesi latinoamericani con gli indici di violenza più elevati e gli ospedali nessuno li ha mai visti. Non è un caso, quindi, che una delle prime misure adottate dalla ex presidente Xiomara Castro fu l’eliminazione di ben 19 fondi sovrani, trasferendo quasi mezzo miliardo di dollari dalle banche private al Ministero delle Finanze. In questo contesto, la creazione di nuovi fondi da parte della maggioranza parlamentare bipartitista per gestire presunte emergenze e la decisione di Asfura di assumere ad interim il dicastero della sanità, suonano come un campanello d’allarme.

Sulla stessa falsariga è arrivata poi la decisione di deputati nazionalisti e liberali di presentare un progetto di legge di riattivazione economica e sviluppo umano, con il quale si decreta l’emergenza fiscale e finanziaria per 24 mesi e si promuove una riduzione drastica dell’apparato statale, attraverso la chiusura o l’accorpamento di ministeri e istituzioni e licenziamenti di massa. Una manovra che punta sia a ridurre lo Stato ai minimi termini, aprendo le porte a privatizzazioni ed esternalizzazioni di servizi e funzioni pubbliche, sia a fare tabula rasa del personale legato all’ex partito di governo Libertà e Rifondazione (Libre). In prima linea anche il nuovo Avvocato generale dello Stato. Nonostante esuli dai propri compiti, Dagoberto Aspra sta promuovendo la stesura di un manuale per la procedura di licenziamento nel pubblico impiego. Il Dipartimento della funzione pubblica ha invece adottato, anche qui senza averne l’autorità, un meccanismo attraverso il quale sta invalidando l’estensione dei contratti di lavoro al successivo periodo di governo.

Christian Duarte, ex ministro delle Finanze, sgretola in poche parole la presunta emergenza fiscale. “Dicono che il debito fluttuante sia fuori controllo, mentre è perfettamente in linea con quello che abbiamo ereditato nel 2022 e che è inferiore allo 0,5% del PIL. La verità è che il nostro governo ha realizzato la maggior riduzione del debito pubblico della storia e con l’indice di rischio paese più basso degli ultimi decenni”. Quello che vogliono fare, ha continuato Duarte, non è sanare le finanze pubbliche, bensì trovare delle scuse per licenziamenti di massa, passare sopra ai diritti del lavoro, chiudere istituzioni e programmi sociali, accelerare le privatizzazioni e la vendita dei beni pubblici. In perfetta sincronia, la ministra degli Esteri Mireya Agüero sta ricorrendo all’asfissia economica contro il personale di ambasciate, consolati e missioni internazionali. Oltre a non pagare lo stipendio da circa due mesi, la nuova amministrazione ha tagliato i fondi per le spese di gestione delle sedi diplomatiche e ha “invitato” il personale a “rinunciare volontariamente”, a cambio della garanzia del pagamento delle spettanze di fine rapporto.

“Si parla di chiudere 37 dipendenze pubbliche, licenziarne il personale e mettere fuori gioco i sindacati. In questo modo si crea un precedente molto pericoloso e si danno strumenti al settore privato per violare flagrantemente le leggi sul lavoro”, dice a Pagine Esteri Jorge Hernández, coordinatore della Rete contra la violenza antisindacale. L’attacco portato dai due partiti tradizionali, che hanno nel loro DNA la difesa a oltranza degli interessi delle dieci famiglie più ricche e potenti dell’Honduras, quelle che con i loro 25 gruppi economici controllano l’80% del PIL e godono di enormi agevolazioni fiscali che gravano smisuratamente sulle casse statali, si traduce anche nella riproposizione di leggi che deregolamentano, flessibilizzano e precarizzano ulteriormente il mercato del lavoro.

La Legge di impiego a tempo parziale, il cui iter legislativo è già iniziato, sembra una riedizione peggiorata della famigerata legge sull’impiego a ore, abrogata nel 2022 sotto l’impulso del governo di Xiomara Castro. “Prendono come scusa la necessità di creare posti di lavoro, ma quello che fanno è imporre ai nuovi assunti contratti a tempo parziale, senza benefici della negoziazione collettiva, né il diritto alla sindacalizzazione”, spiega Hernández. Fernando Espinales, presidente del combattivo Sindacato dei lavoratori dell’industria delle bevande e simili (Stibys), spiega a Pagine Esteri che la nuova legge deroga di fatto il codice del lavoro. “La precarizzazione del lavoro diventerà dominante e la stabilità lavorativa sarà la prima a subirne gli effetti. Ciò implica la rinuncia, la diminuzione, la restrizione e la tergiversazione dei diritti del lavoro nel loro insieme”, assicura Espinales. Il dirigente sindacale ricorda che si tratta di processi di acutizzazione del modello neoliberista estrattivista, di un governo e una maggioranza parlamentare fraudolenti imposti dagli Stati Uniti. Una reazione sociale e popolare diventa così inevitabile. “Se continuano su questa strada senza ascoltare la voce di noi lavoratori, impuntandosi a sostituire il lavoro permanente con quello parziale; se pensano di licenziare impunemente migliaia di persone del settore pubblico violando leggi nazionali e convenzioni internazionali, ci troveranno pronti a difendere gli interessi di classe”. Ad esacerbare ulteriormente gli animi sono poi arrivate alcune misure adottate dal parlamento per limitare il ruolo di Libre all’interno delle istituzioni, tra cui togliere all’attuale presidente della Corte suprema di giustizia, Rebeca Raquél Obando, la facoltà di nominare, trasferire, ascendere e destituire giudici, magistrati e difensori pubblici. Senza rispettare l’iter previsto per le modifiche costituzionali, tale funzione è stata illegalmente affidata al plenum dei magistrati dove il bipartitismo gode di ampia maggioranza.

I rumori, infine, di un possibile “giudizio politico” contra il procuratore generale Johel Zelaya e il consigliere elettorale Marlon Ochoa, rei di avere ridato linfa ai processi per corruzione contro politici e impresari vicini al narco governo di Juan Orlando Hernández e avere denunciato i brogli delle passate elezioni, portano l’Honduras verso un futuro quanto mai incerto.