La recente visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Israele si è conclusa con un annuncio che ha riacceso i riflettori sulle dinamiche geopolitiche del Medio Oriente e non solo. Il suo omologo israeliano, Benyamin Netanyahu, ha lanciato l’idea di una nuova alleanza strategica, un “Asse delle Nazioni” che includerebbe India, la Grecia, Cipro, paesi arabi (gli Emirati) e africani, con l’obiettivo dichiarato di contrastare gli assi rivali guidati dall’Iran, la cosiddetta “Mezzaluna sciita”, e la Turchia, presunto “Muro sunnita”.
L’incontro è avvenuto in un contesto di crescente cooperazione bilaterale e di un apparente isolamento internazionale di Tel Aviv a causa della sua devastante offensiva militare contro a Gaza che ha ucciso oltre 70mila palestinesi. Allo stesso tempo, prende forma il colossale progetto del Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC). Ma cosa si aspettano esattamente le due parti l’una dall’altra? Dietro la retorica dell’alleanza si cela un fitto intreccio di interessi strategici, economici e militari.

Israele e India, il Levante nel nuovo ordine che desidera Netanyahu
Per Israele, l’India non è solo un partner commerciale, ma una leva fondamentale per ridefinire il suo ruolo in Medio Oriente dominante militarmente ma non dal punto di vista politico e diplomatico. Netanyahu vede nell’India un alleato di peso demografico (1,4 miliardi di persone) ed economico in grado di conferire legittimità a Israele. Il 22 febbraio scorso, Netanyahu ha delineato l’ambizione di creare un'”alleanza a sei” che includa, oltre a India, Grecia e Cipro, anche paesi arabi e africani. L’obiettivo è costruire un fronte che si contrapponga all'”asse sciita” e all'”asse sunnita radicale”, in cui sembra far rientrare Turchia, Qatar e, potenzialmente, un’Arabia Saudita che ha raffreddato i piani di normalizzazione dopo la distruzione di Gaza. In questa visione, l’India diventa un pilastro di un progetto che assegna a Israele il ruolo di leader di una rete globale che si estende dall’Oceano Indiano al Mediterraneo.
Riguardo al commercio bilaterale (3,9 miliardi di dollari nel 2024) Israele punta a siglare al più presto un accordo di libero scambio e un trattato per la protezione degli investimenti. Il Ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, ha definito l’India “uno dei partner più importanti in Asia”. Nel settembre 2025 è stato firmato il primo accordo per la protezione e promozione degli investimenti reciproci, aprendo la strada a flussi di capitali indiani in tecnologia e infrastrutture, essenziali per rilanciare l’economia israeliana.
Corridoio IMEC
Israele vede nel progetto IMEC un’opportunità eccezionale. Secondo studi dell’Atlantic Council, il corridoio potrebbe ridurre i costi di spedizione del 30% e i tempi di percorrenza del 40% rispetto al Canale di Suez, tagliando i tempi tra India ed Europa da 22 a circa 12 giorni. In questo scenario, il porto di Haifa è cruciale. La società indiana Adani Ports, che ne ha acquisito il 70% nel 2022, si è impegnata a svilupparlo per creare un ponte diretto tra i porti indiani e la costa orientale del Mediterraneo, riducendo costi e tempi di attesa. Per l’India, il progetto IMEC è un’opportunità strategica per diversificare le rotte commerciali e ridurre la dipendenza da canali soggetti a rischi geopolitici.
Israele cerca mercati per le sue tecnologie agricole, idriche ma soprattutto per quelle militari. Durante la visita del Ministro indiano Piyush Goyal a Tel Aviv nel novembre 2025, i funzionari israeliani hanno presentato una tabella di marcia di 25 anni per la sicurezza alimentare indiana, promuovendo sistemi di irrigazione a goccia (Netafim) e desalinizzazione (IDE).
Sul fronte militare, Israele esporta armi per miliardi di dollari in India. Nonostante la distruzione di Gaza, l’India non ha mai cessato di comprare armi israeliane. Per Nuova Delhi, Tel Aviv eccelle nella difesa missilistica. E la collaborazione nella ricerca è in rapido aumento. L’esempio principe è il missile Barak-8, un sistema di difesa aerea sviluppato congiuntamente, utilizzato sulle navi da guerra indiane come scudo contro droni e missili balistici. L’India vuole altri sistemi d’arma israeliani, come i missili SPICE, per affinare la propria capacità di deterrenza. Nuova Dehli, sempre vicina alla guerra con il Pakistan, punta molto anche sui droni divenuti un’arma di guerra irrinunciabile in qualsiasi contesto di crisi. E quelli israeliani sono considerati tra i più avanzati.
Con 1,4 miliardi di persone da sfamare, l’India ha inoltre bisogno di gestire al meglio le risorse idriche e aumentare la produttività agricola. La collaborazione con le aziende israeliane è vista come una scorciatoia per importare know-how su irrigazione a goccia, recupero delle acque e miglioramento genetico delle sementi.
















