Le elezioni del 30 novembre scorso in Honduras passeranno alla storia per la enorme quantità di irregolarità denunciate, nonché per gli sfrontati atti di ingerenza straniera che hanno leso la libertà di voto e inficiato l’esito finale delle urne.

Centinaia di migliaia di voti mai contati, verbali elettorali impugnati e mai verificati, ricorsi mai risolti, si aggiungono alla mancanza di misure di sicurezza biometriche nella maggior parte dei seggi, all’hackeraggio del sistema di trasmissione dei risultati preliminari, ai ripetuti e prolungati crash del sistema di conteggio e della pagina dello scrutinio online.

Se a ciò uniamo l’entrata a gamba tesa di Washington nelle ore precedenti il voto, indicando il candidato di preferenza e le gravi conseguenze per l’Honduras in caso di vittoria della candidata progressista Rixi Moncada (Libertà e Rifondazione – Libre) e le minacce del crimine organizzato per favorire lo stesso candidato, è evidente che ci troviamo di fronte a risultati elettorali pesantemente condizionati e per nulla rispettosi della volontà popolare. Una situazione più volte denunciata da Marlon Ochoa, uno dei tre consiglieri dell’organo elettorale.

Nei mesi precedenti l’appuntamento alle urne, Ochoa non aveva risparmiato critiche alla gestione delle colleghe Ana Paola Hall e Cosette López, in forza ai due partiti tradizionali (partito liberale e partito nazionale), segnalando la trama eversiva ordita da quei gruppi di potere economico e politico che, proteggendo i loro interessi, da oltre un secolo gestiscono le sorti dell’Honduras.

Proprio per le denunce pubbliche su ciò che stava accadendo dopo il voto, con la proclamazione dei vincitori senza prima finire lo scrutinio e risolvere la totalità dei ricorsi, e per essersi rivolto alla Procura affinché indagasse sulle irregolarità e i possibili delitti elettorali commessi, Ochoa è stato isolato e di fatto escluso dalle riunioni plenarie del Consiglio nazionale elettorale (Cne). Una esautorazione de facto che però non gli ha impedito di continuare ad alzare la voce contro abusi, illeciti e gravi anomalie.

Una volta insediato alla presidenza il candidato conservatore sponsorizzato da Trump, Nasry Asfura, è quindi scattata l’offensiva restauratrice per fare tabula rasa del processo di cambiamento iniziato durante i quattro anni di governo progressista di Xiomara Castro. Oltre ai licenziamenti a tappeto nel settore pubblico – si calcola che più di 9 mila persone abbiano perso il posto in meno di due mesi –, decreti legge per flessibilizzare e precarizzare ulteriormente il mercato del lavoro, dichiarazioni di stato d’emergenza economica e fiscale per facilitare la svendita e la privatizzazione di servizi pubblici e beni comuni, è partita una vera e propria caccia alle streghe contro chi ha denuncParla iato la farsa elettorale.

Lo strumento prescelto dalla maggioranza parlamentare bipartitista è quello del impeachment (juicio político) e i principali bersagli sono proprio i membri delle istituzioni non in forza ai due partiti tradizionali, tra cui la presidente del massimo organo giudiziario Rebeca Raquel Obando, il procuratore generale Johel Zelaya, l’ex presidente del Congresso Luis Redondo e appunto Marlon Ochoa, tra i quattro quello su cui maggiormente si stanno concentrando gli attacchi virulenti del bipartitismo e dell’oligarchia nazionale. A confermare i timori, questo lunedì (23 marzo) un’ampia maggioranza parlamentare ha avviato l’iter per la messa in stato d’accusa del procuratore Zelaya, sospendendolo dall’incarico.

Quando in Honduras le forze ultraconservatrici si alleano e puntano un bersaglio preciso, a correre rischi non sono solo il posto di lavoro, la carriera o il futuro politico e sociale di una persona, bensì la propria incolumità. Gli esempi di Berta Cáceres e delle quasi 200 persone assassinate per difendere territori e i beni comuni, delle decine di contadini organizzati ammazzati impunemente nel Bajo Aguán (nord dell’Honduras), delle centinaia di persone assassinate, vittime di sparizione forzata o costrette all’esilio per protestare contro colpi di Stato e brogli elettorali, sono lì a testimoniare quanto possa essere pericoloso.

È in questo contesto di crisi istituzionale e sociale che Marlon Ochoa ha accettato di conversare in esclusiva con Pagine Esteri.

“Di fondo c’è l’obiettivo di restaurare la forza dei settori conservatori nel Paese e recuperare così il controllo assoluto delle istituzioni. Per fare ciò devono necessariamente sbarazzarsi di tutti quei funzionari che possono essere un ostacolo al loro progetto”, spiega.

Secondo la legge elettorale, a Ochoa toccherebbe assumere la presidenza del Cne il prossimo settembre. Una cosa che le forze ultraconservatrici vogliono a tutti i costi evitare.

“Conoscono la quantità di irregolarità che sono state commesse, le pressioni interne ed esterne esercitate da Stati Uniti, crimine organizzato e dal nucleo di potere economico nazionale per pilotare il voto in base ai propri interessi. Sanno anche che la prima cosa che farò da presidente sarà iniziare un’indagine interna sulle responsabilità delle mie colleghe e dei loro complici. Per questo vogliono impedirmi di continuare a fare il mio lavoro. Non si tratta di un procedimento politico, né di giustizia, ma di persecuzione e vendetta”, assicura.

Le denunce presentate da Ochoa dipingono uno scenario inquietante in cui più di centomila voti potenziali a livello presidenziale non sono mai stati contati, mentre negli altri due livelli (legislativo e municipale) si parla di oltre un milione. “Questo significa che ci sono persone che ricoprono cariche istituzionali senza avere ottenuto i voti per farlo. Si stanno inoltre accelerando i tempi per la distruzione di tutto il materiale elettorale, rendendo quindi impossibili future indagini. Questo è inaccettabile”.

Riappropriarsi delle istituzioni ed “eliminare” il rappresentante dell’opposizione progressista all’interno dell’apparato elettorale significa anche cominciare a preparare il terreno per una nuova candidatura nel 2029 dell’ex presidente Juan Orlando Hernández, condannato negli Stati Uniti a 45 anni di carcere per crimini legati al narcotraffico e graziato da Trump proprio pochi giorni prima delle elezioni.

La palla passa ora ai deputati che, secondo la legge sul “juicio político”, oltre a presentare una denuncia contro il funzionario e approvarla con una maggioranza qualificata dei due terzi, devono poi istituire una commissione d’indagine, dare l’opportunità a chi è inquisito di difendersi e giungere a un verdetto finale che, anche in questo caso, avrà bisogno di una maggioranza qualificata.

“Dubito che seguiranno questo iter, né che mi permetteranno di presentare le evidenze della frode elettorale. Non vogliono che il processo di impeachment sia di dominio pubblico. Vogliono farlo in sordina e velocemente. Questo fa parte di un piano più esteso che prevede la mia destituzione, la denuncia alle autorità giudiziarie, l’arresto, l’incarcerazione e il mio assassinio. Ho prove concrete che confermano che ai massimi livelli del bipartitismo si sta discutendo se ammazzarmi o no” spiega Ochoa.

Dal su account di X, l’ex presidente Manuel Zelaya ha lanciato un appello a tutti quei deputati che “credono ancora nella democrazia” affinché non si consumi “questo nuovo e mostruoso golpe elettorale (…) che sarebbe come una dichiarazione di guerra contro il popolo honduregno”. Ha poi accompagnato centinaia di attivisti del partito Libre che hanno presidiato la sede del Congresso dove si svolgeva la seduta parlamentare, invitando la base del partito a mantenersi allerta e mobilitata.

Per proteggere la sua vita, Ochoa ha chiesto al Comitato dei famigliari dei detenuti scomparsi in Honduras (Cofadeh) di avanzare una richiesta di misure cautelari alla Commissione interamericana per i diritti umani (CIDH/IACHR). Se venissero concesse, lo Stato dovrà garantire la protezione e l’incolumità del beneficiario delle misure.

“Nonostante le minacce e la persecuzione vado avanti e affronterò questo momento a testa alta, perché non ho nulla da nascondere, né da vergognarmi. Al contrario, risulterà evidente a tutti che si tratta di una cospirazione, ordita da chi vuole riprendere il controllo assoluto delle istituzioni e assicurare così i propri interessi economici e politici”, conclude Ochoa.