Foto di Khartoum sotto attacco fermo immagine da YouTube
Khartoum torna sotto attacco dei droni mentre la guerra civile sudanese, entrata nel suo quarto anno, si intreccia sempre più con dinamiche regionali che rischiano di ampliare il conflitto. Le forze armate sudanesi hanno denunciato il coinvolgimento di Etiopia ed Emirati in una serie di attacchi che negli ultimi giorni hanno colpito obiettivi militari e aree civili della capitale.
L’episodio più significativo è avvenuto lunedì, quando alcuni droni hanno preso di mira l’aeroporto internazionale di Khartoum, simbolo di una normalizzazione appena avviata. Solo la settimana precedente lo scalo aveva accolto il primo volo internazionale dopo tre anni, mentre ministeri e agenzie internazionali stavano lentamente tornando in città, incoraggiati dal recupero del controllo da parte dell’esercito nazionale.
Secondo il portavoce delle forze armate, il generale Asim Awad Abdelwahab, Khartoum disporrebbe di prove che collegherebbero gli attacchi a operazioni partite dall’aeroporto etiope di Bahir Dar. Un drone abbattuto a metà marzo, ha spiegato, avrebbe fornito elementi tecnici in grado di collegare il velivolo sia allo scalo etiope sia agli Emirati, noto sponsor delle Forze di supporto rapido (Rsf), la milizia che combatte contro l’esercito regolare e controllano importanti porzioni del Sudan. «Ciò che l’Etiopia e gli Emirati hanno fatto è un’aggressione diretta contro il Sudan e non rimarrà in silenzio», ha dichiarato.
Addis Abeba ha reagito rapidamente, respingendo le accuse come “infondate” e accusando a sua volta l’esercito sudanese di sostenere “attori ostili” e di violare l’integrità territoriale etiope. Gli Emirati non hanno invece rilasciato commenti immediati.

Il sospetto che dietro i nuovi attacchi vi siano proprio le Rsf resta diffuso tra gli abitanti della capitale, che parlano sotto anonimato. Le milizie paramilitari non hanno però rivendicato gli attacchi. Negli ultimi mesi, l’uso dei droni si è imposto come strumento centrale del conflitto, trasformando il cielo sudanese in un campo di battaglia.
Le conseguenze per la popolazione civile continuano a essere devastanti. Testimoni riferiscono che nel fine settimana i droni hanno colpito anche Omdurman, città gemella della capitale, oltre ad al-Obeid e Kenana. Secondo il gruppo di attivisti Emergency Lawyers, sabato scorso un drone ha centrato un autobus civile nel sud di Omdurman, uccidendo cinque persone. Il giorno successivo. Un altro attacco ha colpito i familiari di Abu Agla Keikal, leader di una milizia tribale alleata dell’esercito e passato da poco nel campo governativo.
Questi episodi si inseriscono in un momento particolarmente delicato per gli equilibri interni al fronte anti-Rsf. La recente defezione di al-Nour al-Guba, alto comandante delle forze paramilitari passato con l’esercito insieme ai suoi uomini, ha alimentato timori di nuove tensioni e possibili fratture anche all’interno della coalizione militare.

La guerra, iniziata nel 2023 dopo il fallimento dei negoziati sull’integrazione delle RSF nelle forze regolari e sulla transizione democratica, ha prodotto quella che le Nazioni Unite definiscono una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Centinaia di migliaia di morti tra guerra, violenze, fame e malattie, milioni di sfollati e un tessuto statale disgregato.
Dopo essere state respinte da Khartoum lo scorso anno, le RSF, responsabili di gravi crimini contro civili, hanno consolidato il loro controllo sul Darfur e aperto nuovi fronti, in particolare nello stato del Nilo Azzurro, lungo il confine con l’Etiopia. Proprio da quella regione, attraversata da tensioni storiche e rivalità geopolitiche, potrebbe passare una nuova fase del conflitto, sempre più segnata da attori esterni e da una guerra tecnologica che colpisce senza preavviso.
Nella capitale, intanto, il ritorno alla vita resta sospeso. Gli uffici riaprono, i voli riprendono, ma la guerra non è finita.





