Pagine Esteri (foto fermo immagine da YouTube) – Un accoltellamento, un uomo gravemente ferito che perde un occhio, un sospettato arrestato e incriminato per tentato omicidio. Sarebbe potuta rimanere una vicenda di cronaca nera, invece, nel giro di poche ore, l’aggressione avvenuta lunedì sera nel nord di Belfast si è trasformata nel detonatore di una nuova ondata di violenza anti-immigrati che sta scuotendo l’Irlanda del Nord.
A far esplodere la situazione è stata la diffusione virale sui social network delle immagini dell’aggressione subita da Stephen Ogilvie, quarantenne residente a Belfast, accoltellato e gravemente ferito al volto, alla schiena e alla testa. Per l’attacco è stato incriminato il trentenne sudanese Hadi Alodid, comparso mercoledì davanti al tribunale dei magistrati con accuse che includono tentato omicidio, minacce di morte e possesso di arma da taglio.
Dopo l’aggressione, gruppi organizzati di uomini mascherati hanno trasformato l’episodio in un pretesto per scatenare una vera e propria caccia allo straniero. A Belfast e successivamente nella contea di Antrim, centinaia di manifestanti hanno attaccato la polizia con mattoni, pietre e bombe molotov, incendiato veicoli e preso di mira abitazioni occupate da immigrati.

Le immagini provenienti da Newtownabbey e dai quartieri nord della capitale nordirlandese mostrano decine di uomini vestiti di nero, il volto coperto da passamontagna, mentre strappano mattoni dalle facciate delle case e li lanciano. Sono stati dati alle fiamme case, autobus e automobili. I trasporti pubblici sono stati sospesi e alcune scuole hanno chiuso anticipatamente per ragioni di sicurezza.
Il bilancio è pesante. Ventisette persone sono rimaste senza casa dopo che gruppi di estremisti di destra sono andati porta a porta nei quartieri abitati da immigrati, individuando le famiglie straniere e costringendole alla fuga. Case incendiate, finestre infrante e intere famiglie terrorizzate hanno trasformato alcune strade di Belfast.
Particolarmente significativa è stata la reazione della famiglia della vittima dell’accoltellamento. I parenti di Stephen Ogilvie hanno preso pubblicamente le distanze dai disordini, denunciando la diffusione di false informazioni online e condannando senza ambiguità la violenza contro gli immigrati. In una dichiarazione diffusa dalla polizia, la famiglia ha affermato di essere “disgustata” dagli attacchi e ha ricordato il contributo fondamentale che molti migranti offrono alla società britannica, dal sistema sanitario al settore alberghiero.
“Non vogliamo che questa terribile tragedia venga usata per dividere le persone o alimentare l’ostilità”, hanno dichiarato i familiari. Un messaggio che evidenzia il profondo divario tra il dolore della vittima e l’agenda politica di coloro che hanno sfruttato l’accaduto per alimentare sentimenti xenofobi.

È proprio in questo contesto che emerge il ruolo della destra populista anti-immigrati, presente da tempo nel dibattito pubblico britannico. Da mesi, e in alcuni casi da anni, movimenti e partiti nazionalisti sostengono che il sistema di accoglienza e le politiche sull’asilo abbiano aperto le porte a individui pericolosi. Ogni episodio di cronaca che coinvolge cittadini stranieri viene rapidamente trasformato in una prova generale delle loro tesi sull’immigrazione.
L’accoltellamento di Belfast si inserisce infatti in una fase di forte polarizzazione politica. Le tensioni sono state alimentate da recenti casi di cronaca e da campagne mediatiche che tendono a presentare l’immigrazione come una minaccia generalizzata alla sicurezza pubblica. In questo clima, la distinzione tra responsabilità individuale e appartenenza etnica o nazionale tende a dissolversi, favorendo narrazioni collettive che identificano intere comunità come bersagli.

La premier nordirlandese Michelle O’Neill ha definito i disordini “atti di disgustosa codardia”, sottolineando che non esiste alcuna giustificazione per gruppi di uomini mascherati che incendiano le abitazioni delle famiglie. Anche il primo ministro britannico Keir Starmer ha promesso una risposta ferma contro chi alimenta la divisione sociale, dopo aver definito “ripugnante” l’accoltellamento iniziale.
Le condanne istituzionali, tuttavia, si scontrano con una realtà più complessa. L’Irlanda del Nord continua a essere terreno fertile per mobilitazioni identitarie che dopo i decenni di “Troubles” tra cattolici e protestanti e la lotta al colonialismo britannico, trovano nell’immigrazione un nuovo bersaglio. La crisi economica, le difficoltà abitative e il crescente disagio sociale offrono spazio a movimenti che prosperano sulla paura e sul razzismo.





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