di Mariano Heluani
Pagine Esteri (foto fermo immagine da Youtube) – “Arriva fin qui facendo campagna contro la casta. Non è casta ma si è già trasferito in un quartiere privato come tutti gli altri politici. Milei è un impiegato dei grandi impresari che con lui puntano a fare molti più guadagni. Non è un leone, è un micetto coccolone del potere.”
Questa la replica di chiusura della tribuna politica a cui Myriam Bregman partecipa come candidata a presidente nelle elezioni 2023 per il Frente de Izquierda y de Trabajadores Unidad (FIT) a cui appartiene il suo Partito de los Trabajadores Socialistas (PTS). Nonostante il 2,7% ottenuto alle elezioni questa replica è considerata la più efficace e contundente a un Milei che da lì a poco avrebbe vinto le presidenziali al ballottaggio.
Trascorsi oggi 30 mesi di governo Milei si inizia a percepire la accelerazione verso le elezioni presidenziali e legislative che si terranno tra un anno e mezzo con la sensazione che il fenomeno libertario sia in una fase discendente. La macelleria sociale delle politiche iperliberiste è stata devastante e la narrazione anticasta è affogata in una serie di scandali che coinvolgono il cerchio magico del “León”. Nell’ultimo rapporto pubblicato dall’agenzia demoscopica Tendenze viene misurato l’andamento del sentimento prevalente nella società argentina e quello con maggior crescita risulta essere la rabbia, che passa dal 10% a dicembre 2025 oltre il 30% a maggio 2026. Dal sondaggio si evince che il 40% dice di “non arrivare a fine mese” e un 20% di arrivarci ma avendo tagliato in modo significativo il consumo familiare[1].
Tagli alla sanità, alla scuola e università e una riforma di un già molto libero quadro normativo del lavoro da un lato, riduzione di tasse verso i latifondisti dell’agricoltura, apertura alle importazioni con ripercussioni notevoli sull’industria locale dall’altro stanno riportando alla realtà chi pensava di non essere colpito dalla motosega da cui era rimasto affascinato.

Sono anche mesi di scandali che raggiungono il ridicolo. Il più significativo è quello del portavoce e capo di gabinetto Adorni, alla sua prima nomina assoluta, il quale si districa da settimane non sapendo giustificare spese e patrimoni per nulla coerenti con gli ingressi . Dopo mesi di richieste di giustificazioni da parte delle autorità federali, mantenendo appoggio e fiducia incondizionati da Milei, il meglio che ha potuto produrre è stato addurre aver trovato del denaro nell’appartamento del padre alla sua morte e aver fatto trading in crypto dal 2013 e aver ritrovato solo recentemente una sua chiavetta usb contenente centinaia di migliaia di dollari in bitcoin. Questo ed altri simili episodi portano verso il non inedito effetto del movimento anticasta che, una volta arrivato al potere, diventa velocemente casta con capacità di gestione della corruzione anche minore rispetto ai predecessori.
Nonostante Milei abbia vinto contro il peronismo alleandosi al secondo turno con il centro destra di “Juntos por el Cambio”, alla flessione del gradimento di Milei non corrisponde una crescita di consensi nel campo peronista.
“Nel Senato i peronisti avevano la maggioranza assoluta appena eletto Milei” ci dice Alejandra Arreguez, dirigente del PTS. “La legge ‘Omnibus’, legge quadro con cui Milei ha introdotto riforme tragiche per i lavoratori e rafforzato l’esecutivo è passata con tutti i voti del peronismo il ché li lascia completamente squalificati come opposizione”. Il peronismo ha fornito copertura e voti a La Libertad Avanza – il partito di Milei – sia a livello nazionale che nelle province federali, arrivando a formare dei fronti unitari peronisti – libertari in casi come quello di Tucumán col governatore peronista Jaldo. C’è da notare che la legge “Omnibus” e le successive norme approvate applicano un quadro normativo simile a quanto Rodrigo Paz vuole realizzare in Bolivia e mentre in Bolivia si verificano sollevamenti e rivolte, in Argentina la passività della società è molto legata anche alla azione di appoggio della burocrazia peronista e sindacale alle politiche di Milei.
In questo contesto estremamente dinamico e drammatico, col peronismo fuori gioco, sul campo oppositore cresce e si impone nei sondaggi l’unica vera opposizione a Milei, il Partido de los Trabajadores Socialistas (PTS) e la sua principale leader, Myriam Bregman. Questo spostamento di opinione è tutt’altro che scontato, il PTS è un partito di estrazione trotskista, erede del MAS (Movimiento al Socialismo), con un programma condiviso nel Frente de Izquierda de los Trabajadores. Il programma, articolato in 10 macro-punti molto radicali, prevedono misure come il non pagamento dell’enorme debito estero con il Fondo Monetario Internazionale e la nazionalizzazione di qualsiasi gestione di risorse naturali e delle principali infrastrutture. In un Paese in cui l’anticomunismo è molto radicato e l’opinione è storicamente polarizzata, la crescita del consenso a sinistra è già di per sé una notizia rilevante.

A maggio di quest’anno, di 11 istituti demoscopici ingaggiati 8 danno Bregman in testa al gradimento nel Paese. Il punto di attenzione è il divario tra questo gradimento e l’effettivo sbocco elettorale che Bregman potrà avere nelle elezioni del 2027, come vedremo più avanti.
Myriam Bregman, detta “la Rusa” (“La Russa”), classe 1970, nasce e cresce tra due paesini della provincia di Buenos Aires da una famiglia ebrea, i suoi nonni arrivano dall’Europa a inizi del 900 come una buona parte della popolazione argentina. Non particolarmente politicizzata in famiglia, è quando si trasferisce nella capitale per la sua carriera universitaria in Legge nell’università di Buenos Aires che inizia la sua ininterrotta militanza nel PTS.
Una volta divenuta avvocata, fa della sua professione uno strumento di militanza politica dirompente. È lei tra gli artefici della battaglia giuridica che porta i lavoratori della fabbrica di ceramiche Zanon ad ottenere il titolo di proprietà legittimando l’occupazione e di fatto l’esproprio della società che chiudeva i battenti per bancarotta. [2]
“Milita attivamente da una vita, ha messo in galera genocidi, di fatto la prima sentenza per genocidio lo ottiene lei nella causa contro l’ex capo della polizia bonaerense durante la dittatura militare del ’76 Etchecolatz, in cui lei era la parte querelante come avvocato di Julio Lopez, vittima di sequestro e torture”, ci dice ancora Arreguez. La causa è significativa anche perché il giorno in cui era prevista la sua deposizione, Julio Lopez viene fatto sparire, diventando di fatto il primo desaparecido in democrazia e per di più sotto un governo peronista accusato da più parti quanto meno di negligenza nelle investigazioni sulla sparizione di Lopez.
Sono tanti altri gli esempi in cui Bregman si distingue come avvocata oltre che nella diretta militanza politica e alla partecipazione alle istituzioni in cui viene eletta nel 2017 nelle legislative della provincia di Buenos Aires e come deputata nazionale nel 2017 e nel 2023. Una traiettoria quindi di impegno nella difesa dei diritti umani, della lotta femminista e dei lavoratori che si può definire immacolata.
L’attività parlamentare, insieme a colleghi come Nicolás del Caño, è di opposizione concreta e diretta dal suo primo mandato. Su temi economici, diritto dei lavoratori, diritti umani e civili è sempre coerente e negli ultimi due anni è di totale intransigenza alla destra di La Libertad Avanza. Bregman, come tutti i parlamentari del PTS, trattiene dalla dieta percepita solo una piccola parte cedendo il resto a dei fondi di solidarietà diversi dalle casse del partito. Bregman continua a guadagnarsi da vivere principalmente dal suo lavoro di avvocato.
Ricapitolando, un Milei scricchiolante sul fronte delle politiche economiche e della retorica anticasta e sul fronte morale da un lato. Bregman con una storia di proposte economiche alternative, opposizione coerente, rinuncia ai privilegi, una reputazione immacolata e il peronismo squalificato dall’altro. Sono queste le principali condizioni che determinano il “fenomeno Bregman”, ma non solo.

L’attitudine comunicativa di Bregman è di concretezza e di semplicità. Senza cadere in slogan populisti o nella comunicazione propagandista ha la capacità di centrare le questioni e proporre una via concreta di azione. C’è anche un fattore probabile ma non provato, il sottile razzismo che striscia nella società argentina anche in settori progressisti: Bregman è bionda, caucasica, si presenta e parla come una professionista di classe media. In settori del ceto medio progressista questo aspetto potrebbe avere un certo peso e contribuire al crescere del consenso.
Il fenomeno ha dei numeri contrastanti, purtroppo non inediti per la sinistra in Argentina. Già altri leader della stessa area, come Zamora negli anni ‘80 nel Movimiento al Socialismo, ottennero consenso popolare che poi però al momento del voto non si tradusse in altrettanta rappresentatività.
I motivi sono vari e il primo è il sistema elettorale e di governo. In un sistema presidenzialista a elezione diretta col ballottaggio in doppio turno, un candidato che non viene ritenuto “elegibile” porta alla logica del “voto utile” e alla scelta del male minore. La non eleggibilità passa per una difficoltà nella società nel vedere la sinistra radicale come forza di governo, che sappia o addirittura che voglia governare e nell’approvazione delle azioni di lotta e opposizione che convive con uno scetticismo sulla proposta del programma di governo.
E nei sondaggi questo aspetto si evince già prima delle elezioni. Bregman presenta un indice di gradimento del 42% -il più elevato tra i leader al giorno d’oggi – contro il 39% di Milei e un indice di considerazione negativa del 50% contro il 60% di Milei, con il differenziale più vantaggioso gradimento/non gradimento tra i leader monitorati. Ma se ci spostiamo sulle intenzioni di voto, abbiamo un 14% di “voto sicuro” mentre il 24,7% si esprime con un “potrei votarla”. Sono numeri importanti, significativi, ma che in qualche modo potrebbero cristallizzare anche una “maledizione” ricorrente dei leader di sinistra che riescono ad avere una popolarità: “sono d’accordo con lei, è brava e mi piace ma alla fine non la voto”.[3]
Quindi quale futuro a sinistra? Iniziamo col dire che la questione elettorale è presente ma non totalizzante all’interno di un partito che è ben attento a portare un progetto rivoluzionario e non riformatore.
“Io credo che il peronismo finirà per ricomporsi per il 2027 nonostante le dispute interne e si andrà per la via del male minore. Un modo rivoluzionario di sfruttare il fenomeno di Myriam è l’organizzazione di una resistenza efficace anche fuori dal sistema parlamentare” ci dice ancora Arreguez. “L’appello di Myriam a organizzarci in comitati territoriali estesa anche a settori che non necessariamente condividono il programma sta avendo livelli di coinvolgimento inattesi. Siamo anche, ma non solo, sul terreno elettorale. La lotta si fa nella società e dobbiamo capire se potrà nascere un soggetto politico più ampio facendo attenzione a non cadere nel riformismo borghese in cui sono cadute esperienze simili come, ad esempio, il Partido de los Trabajadores de Lula in Brasile”.
Il riferimento è alla campagna di Bregman “vos hacés falta” – “tu sei necessario” in cui convoca comitati per organizzare il dissenso, promuovere le lotte e costruire un movimento per un “Partito della Nuova Classe Lavoratrice”.
Se si guarda la piattaforma del Frente de Izquierda de los Trabajadores non si troveranno proposte di riforme del sistema elettorale né del sistema presidenzialista con elezione diretta, che sono gli aspetti che strangolano la rappresentatività della sinistra nelle istituzioni. Il motivo è che, appunto, il PTS partecipa al “gioco” elettorale ma non lo considera centrale. Si mira a qualcosa di più ambizioso, una “assemblea costituente” che dal basso ridisegni e decida sugli aspetti principali dello stato, dalla strategia sulle risorse naturali alla gestione del debito e che in generale metta in discussione il sistema capitalista. Rendere tutti gli incarichi politici revocabili e con salari limitati e una partecipazione popolare nell’amministrazione della giustizia con l’obiettivo di rompere il sistema giudiziario borghese. Questi temi sono tutti contenuti nel “Programa democrático radical” che è una delle guide strategiche del partito trotskista di Bregman.
Non sono quindi le riforme del sistema capitalistico quello a cui questo movimento punta e non sembra che i suoi dirigenti siano di conseguenza ossessionati dal risultato nelle urne quanto invece dalla costruzione di un dissenso organizzato e di una resistenza efficace al rischio di un Mileismo senza Milei, ovvero il prosieguo delle politiche contro i lavoratori sotto l’ombrello di un personaggio un po’ più presentabile.
Fare previsioni in Argentina è forse più difficile che altrove, il contesto cambia in modo drammatico con forte velocità. Un possibile successo elettorale di Bregman all’ora di scegliere il nuovo presidente sembra ancora un cammino difficile da percorrere e un obiettivo forse secondario delle forze che la sostengono almeno nelle dichiarazioni attuali ma allo stesso modo bisognerà guardare con attenzione il risultato a cui arriverà la campagna di organizzazione del dissenso lanciata e il soggetto politico in cui sfocerà. Pagine Esteri
[1] Tendencias consultora – “Informe Nacional – Mayo 2026”
[2] Per una biografia “informale” ma dettagliata https://www.revistaanfibia.com/la-rusa-historia-de-una-troska/
[3] https://www.laizquierdadiario.com/El-fenomeno-Bregman-anatomia-de-una-identidad-de-izquierda , analisi sui dati rilevati da “Tendencias”, per maggiori dettagli sulla composizione del nocciolo di supporto al PTS





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