Pagine Esteri (foto fermo immagine da YouTube) – Le speranze si aggrappano ai flebili segnali di vita che, a intervalli sempre più rari, emergono dai palazzi crollato. In Venezuela, dopo i due violenti terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 che mercoledì hanno devastato il Paese, i soccorritori continuano a scavare senza sosta, consapevoli che ogni ora trascorsa riduce drasticamente le possibilità di trovare superstiti.
Il bilancio delle vittime è vicino alle 1.500 persone. Le autorità parlano di almeno 1.450 morti, oltre 3.150 feriti, 12.721 sfollati e 774 edifici completamente crollati, ma il numero è destinato a crescere. Ancora più impressionante è quello dei dispersi: un sito creato per raccogliere le segnalazioni riportava domenica quasi 50.000 persone di cui non si hanno notizie.
La situazione più grave è nello Stato costiero di La Guaira, una quarantina di chilometri a nord di Caracas. Interi quartieri sono stati rasi al suolo e decine di palazzi si sono trasformati in cumuli di macerie. Le continue scosse di assestamento rendono ancora più rischioso il lavoro delle squadre di emergenza e alimentano il timore di nuovi crolli tra una popolazione già duramente provata.

“Le operazioni di soccorso e recupero sono in corso. Oggi abbiamo recuperato persone vive e, pertanto, le operazioni non vengono sospese. Non perdiamo mai la speranza”, ha dichiarato la presidente ad interim Delcy Rodríguez. Il governo ha annunciato la costituzione di una commissione incaricata di verificare la stabilità degli edifici, mentre le scuole resteranno chiuse almeno un’altra settimana. L’energia elettrica, ha aggiunto Rodríguez, è stata ripristinata nel 75 per cento dello Stato di La Guaira.
Il Venezuela affronta questa emergenza mentre è ancora immerso in una profonda crisi politica ed economica. Delcy Rodríguez guida il governo da gennaio, dopo il rapimento e la detenzione negli Stati Uniti del presidente Nicolas Maduro. In queste ore l’esecutivo ha ringraziato le migliaia di volontari che stanno trasportando aiuti verso La Guaira, ma ha anche limitato l’accesso alla principale arteria stradale della regione, sostenendo che il traffico rallentava i mezzi di soccorso.
Non mancano anche oggi proteste e polemiche per il ritardo dei soccorsi da parte della protezione civile e delle autorità statali.
Nei primi giorni dopo il sisma, molti familiari delle vittime e volontari hanno scavato quasi esclusivamente con pale e a mani nude, lamentando la scarsità di mezzi pesanti e la limitata presenza delle autorità. Sono arrivati oltre 2.600 soccorritori stranieri, provenienti da numerosi Paesi, con unità cinofile, scanner e attrezzature specializzate.
Le storie dei sopravvissuti continuano ad alimentare la speranza. Domenica un padre e il figlio sono stati estratti vivi dalle macerie di un edificio crollato. Sabato sera una squadra colombiana aveva salvato Moises, un bambino di undici anni rimasto intrappolato a circa tre metri di profondità. Individuato grazie a uno scanner, è stato recuperato con un braccio fratturato. Un altro bambino della stessa età è stato estratto vivo dai soccorritori messicani tra le macerie di un edificio nella città di Caraballeda.

Ma i miracoli diventano sempre più rari. “Esiste una finestra temporale di circa 72 ore durante la quale la probabilità di salvare vite umane diminuisce rapidamente”, ha spiegato Sebastian Eugster, responsabile della squadra svizzera di soccorso. I suoi uomini, assistiti da otto cani addestrati, hanno individuato diverse persone ancora vive sotto gli edifici crollati, senza però riuscire a raggiungerle in tempo.
Secondo le stime dell’US Geological Survey, terremoti di questa intensità potrebbero provocare oltre 10.000 vittime, collocandosi tra i disastri sismici più gravi che abbiano colpito l’America Latina nell’ultimo secolo.
Le conseguenze del sisma si estendono anche all’economia. La raffineria di Amuay, il più grande impianto petrolifero del Venezuela con una capacità di 645.000 barili al giorno, ha sospeso le attività dopo un vasto blackout che ha colpito lo Stato occidentale di Falcón, aggravando le difficoltà di un Paese già alle prese con una lunga crisi energetica. Pagine Esteri





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