Pagine Esteri – L’entità del sostegno all’Ucraina, l’aumento delle spese militari, il rafforzamento del ruolo europeo a fronte della diminuzione della presenza militare statunitense nel Vecchio Continente, l’incognita rappresentata dalle intenzioni di Donald Trump. Sono questi alcuni dei temi principali che dominano il vertice dell’Alleanza Atlantica di oggi e domani ad Ankara. Un vertice attraverso il quale la Nato tenta di rilanciarsi, sia sul piano militare sia su quello dell’industria degli armamenti, proprio mentre le relazioni tra i due corni dell’Alleanza – paradossalmente – scricchiolano sotto i continui colpi della Casa Bianca.

Ieri il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, è tornato a chiedere più sostegno agli alleati: «È di fondamentale importanza che il mondo, in primo luogo gli Stati Uniti e i nostri partner europei, esca dal vertice con decisioni forti a sostegno della nostra difesa aerea» ha scritto su X, chiedendo nuovi sistemi Patriot e missili intercettori.
L’appello di Zelensky ha ricevuto l’immediato sostegno della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, secondo la quale «l’Ucraina ha urgente bisogno di ulteriori sistemi di difesa aerea».

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha invece insistito con i membri dell’alleanza affinché varino «piani chiari, concreti e credibili» per raggiungere gli obiettivi di spesa concordati per sostenere l’Ucraina e per finanziare adeguatamente la Nato. «Devono fare tutti la loro parte» ha detto Rutte, sottolineando che gli europei e il Canada stanno già investendo in media il 4% del Pil in difesa e sicurezza e che è necessario giungere presto almeno al 5%. Secondo il nuovo segretario dell’Alleanza Atlantica, «non era sostenibile che gli Stati Uniti sostenessero quasi da soli la difesa europea».

Mark Rutte ha intanto annunciato “nuovi grandi progetti”. «Un anno fa all’Aja – ha detto aprendo i lavori del Forum dell’industria della difesa ad Ankara – gli alleati si sono impegnati ad aumentare la produzione e l’innovazione Ora un anno dopo, annunciamo risultati». «Oggi e domani – ha aggiunto – firmeremo contratti per miliardi di dollari, che spingeranno le nostre economie, aumenteranno la nostra sicurezza e creeranno centinaia di migliaia di posti di lavoro. Si tratta di capacità made in Nato, realizzate lavorando insieme, in stretta cooperazione». Tra i progetti annunciati figura una «piattaforma per il rifornimento di carburante in volo» e per muovere equipaggiamento «rapidamente attraverso l’Alleanza» che coinvolge diversi paesi. La Finlandia è intanto entrata a far parte della flotta multinazionale di aerocisterne multiruolo (Mrtt). Insieme, i nove membri della flotta Mrtt (Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) hanno annunciato l’imminente consegna del decimo Airbus A330 Mrtt, avvicinando così la flotta alla sua piena capacità di 12 velivoli. E’ stato anche annunciato, tra l’altro, un investimento di 40 miliardi di dollari in capacità anti-drone nei prossimi cinque anni; l’obiettivo è quello di quintuplicare il numero di operatori di droni entro la fine del prossimo anno. 

Nella strategia di Rutte, la Nato dovrà dimostrare di saper tradurre rapidamente l’aumento della spesa in munizioni, capacità missilistiche e di difesa aerea, sistemi di sorveglianza, logistica, comando e controllo, scorte e tecnologie autonome. Per questo il Defence Industry Forum avrà un peso politico superiore rispetto ai precedenti appuntamenti dell’Alleanza. La Nato vuole spingere gli alleati verso appalti congiunti, accordi di co-produzione, investimenti più stabili e una maggiore integrazione tra governi, industrie e ricerca. Le priorità indicate riguardano in particolare Spazio, sorveglianza, difesa aerea e missilistica integrata, capacità di attacco e produzione stabile di munizioni.

Da parte sua la Germania intende spingere per promuovere una Nato “più europea affinché possa rimanere transatlantica”, in grado di arginare le intemperanze e il parziale disimpegno di Washington, tentando di promuovere un ruolo più centrale per Berlino e la sua industria militare che sta gradualmente sostituendo l’industria dell’automotive in crisi sotto i colpi della concorrenza cinese. La Germania sostiene inoltre l’iniziativa ‘Ukraine Pledge‘, che punta a garantire almeno 70 miliardi di euro l’anno di aiuti militari a Kiev sia nel 2026 sia nel 2027.

Alle continue reprimende di Trump nei confronti dei partner europei sulle spese militari ha replicato invece la Spagna con il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, secondo il quale Madrid “mantiene gli impegni assunti”. L’esponente socialista ha difeso però anche la scelta di Madrid di non arrivare al 5% del Pil. 

Da parte sua il presidente statunitense, che ad Ankara dovrebbe incontrare Zelensky, ha avuto una lunga conversazione con il presidente russo al termine della quale ha dichiarato che «Putin vuole finire la guerra e anche l’Ucraina vuole finirla».

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, padrone di casa, punta infine a sfruttare il vertice per recuperare un ruolo maggiormente strategico di Ankara all’interno della Nato.  – Pagine Esteri


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