Pagine Esteri – Christian Castro, l’agente dell’Immigration and Customs Enforcement ricercato in Minnesota per aver sparato e ferito un uomo venezuelano, è stato arrestato ieri nel centro di Minneapolis. Il fermo arriva otto mesi dopo lo scontro del 14 gennaio, diventato uno dei casi più clamorosi della campagna di deportazioni dell’amministrazione Trump.
Il caso riguarda Julio Cesar Sosa-Celis, cittadino venezuelano colpito a una gamba attraverso la porta del suo appartamento. All’interno dell’abitazione, secondo le accuse, erano presenti anche dei bambini. Castro avrebbe successivamente riferito ai suoi superiori presso il Dipartimento per la Sicurezza Interna che Sosa-Celis e altre persone lo avevano aggredito con una pala da neve e una scopa. Una ricostruzione che, secondo i procuratori, sarebbe smentita dalle immagini video.
Le accuse statali comprendono l’aggressione e la falsa denuncia di un crimine. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha sospeso Castro dall’ICE e, secondo una persona informata sui fatti, ha aperto un’indagine sui diritti civili relativa alla sparatoria.
La vicenda si inserisce nell’Operazione Metro Surge, il massiccio dispiegamento dell’ICE a Minneapolis voluto dall’amministrazione Trump nell’ambito della stretta sull’immigrazione. L’operazione ha provocato settimane di proteste e scontri tra agenti federali e manifestanti, culminati nella morte di due cittadini statunitensi uccisi da agenti federali.
I primi tentativi di arrestare Castro erano falliti dopo il suo rientro in Texas. Le autorità del Minnesota avevano quindi emesso un mandato, ma il governatore repubblicano Greg Abbott, sostenitore della politica di deportazioni di Trump, si era rifiutato di firmare i documenti di estradizione inviati dal governatore democratico Tim Walz.
Abbott aveva messo in dubbio che Castro potesse essere considerato un latitante, sottolineando che era stato trasferito in Texas dal Dipartimento per la Sicurezza Interna dopo la sparatoria. L’agente ha trascorso 90 giorni in una prigione della contea texana, prima di essere rilasciato il 27 agosto, dopo che un giudice federale aveva respinto la richiesta del Minnesota di ordinarne immediatamente l’estradizione.
Castro è stato poi nuovamente arrestato in Texas dopo l’incriminazione da parte di un gran giurì federale, all’inizio di settembre. Il suo avvocato Rolando Cantu ha dichiarato che il cliente ha sempre avuto intenzione di rispondere delle accuse a Minneapolis e che «vuole avere il suo giorno in tribunale».
«Il tentativo del governatore Abbott di proteggere il signor Castro dalle proprie responsabilità è fallito», ha dichiarato Mary Moriarty, procuratrice della contea di Hennepin, annunciando l’avvio del procedimento penale statale. Ora, dopo mesi di scontro tra autorità federali e statali, sarà la giustizia a dover stabilire cosa accadde davvero quella sera di gennaio.




