Pagine Esteri – Negli ultimi giorni alcune foto satellitari hanno fatto il giro del mondo, attirando l’attenzione su un un piccolo paese asiatico, il Laos, dove la Cina sta realizzando quella che può essere considerata la sua prima base militare nel Sud-Est asiatico.

Si tratta di una novità rilevante, considerando che ad eccezione dell’utilizzo del porto di Ream in Cambogia (operativo dall’aprile del 2025), di una base logistica a Gibuti (aperta nel 2017) e di alcune piccole isole artificiali militarizzate distribuite nel Mar Cinese Meridionale, la Cina non ha finora potuto contare su una proiezione militare degna di nota all’estero, mentre gli Stati Uniti mantengono circa 750 installazioni permanenti in 80 Paesi, con una “popolazione” di 170 mila militari di tutte le armi.
Recentemente, oltretutto, il governo della Cambogia sta tentando di ridurre la sua dipendenza dalla Cina rafforzando le relazioni sia con Washington sia con Tokyo, e a gennaio ha accolto una nave da guerra degli Stati Uniti.

Le immagini satellitari acquisite dall’azienda statunitense Vantor e pubblicate da vari media internazionali mostrano infatti un totale di otto aerei militari K-8 e una ventina di veicoli di supporto dispiegati su una pista ancora in costruzione nella località laotiana di Ban Keun, situata a circa 45 km a nord della capitale Vientiane.

Le foto sono state scattate a poche ore dall’annuncio, da parte del ministero della Difesa di Pechino, della creazione di una struttura realizzata in collaborazione tra Cina e Laos e destinata all’addestramento congiunto. Il quotidiano statale cinese di lingua inglese “Global Times” ha citato un analista secondo cui il centro darà al Laos «un sistema di addestramento completo per piloti e tecnici» e, insieme a Ream, coprirà «lo spazio aereo interno della penisola indocinese e la direzione marittima del Golfo di Thailandia».

Gli aerei modello Hongdu JL-8 – noti come K-8 – sono stati realizzati congiuntamente da Cina e Pakistan ed esportati in vari paesi. Si tratta di velivoli biposto impiegati soprattutto per l’addestramento, anche se sono dotati di capacità d’attacco; vengono utilizzati da entrambi i paesi ma il Laos dispone soltanto di quattro unità.

Le immagini mostrano che attorno alla pista sulla quale sono posizionati gli aerei e i veicoli militari si stanno svolgendo dei consistenti lavori, lasciando presagire che la base avrà, al termine della realizzazione, delle dimensioni ragguardevoli. Per poter ospitare velivoli di maggiori dimensioni, come quelli per la sorveglianza elettronica e lo spionaggio, oltre che caccia con capacità d’attacco maggiori, l’attuale pista – lunga meno di 2 km – dovrebbe però essere allungata notevolmente. Secondo le informazioni disponibili, la costruzione della base sarebbe iniziata nell’ottobre dello scorso anno e alla fine dello scorso settembre la televisione cinese aveva mandato in onda delle immagini dell’inaugurazione ufficiale del centro di addestramento.

Il sito di Ban Keun sarebbe stato scelto perché se da una parte fornirebbe all’aviazione militare di Pechino la possibilità di proiettarsi verso il Sud-est asiatico continentale e di contrastare le operazioni statunitensi nel Golfo di Thailandia, nel mar delle Andamane e persino nello Stretto di Malacca, dall’altra è ben collegato con la Cina – con cui il Laos condivide la frontiera – anche grazie ad una linea ferroviaria ad alta velocità la cui realizzazione – per un valore di 6 miliardi di dollari – è stata finanziata interamente da Pechino.

Il Laos è uno dei paesi più poveri e meno sviluppati economicamente dell’Asia (con un Pil di circa 15 miliardi di dollari), e dipende fortemente dalla Cina per quanto riguarda gli investimenti. Più di un terzo del debito pubblico del paese – che a gennaio il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato “insostenibile” – è stato maturato nei confronti di Pechino, che esercita quindi un forte condizionamento nei confronti di Vientiane, gestendo ad esempio la sua rete elettrica che distribuisce la corrente prodotta dalle centrali idroelettriche realizzate lungo il corso del fiume Mekong, anch’esse grazie ai finanziamenti cinesi.
La realizzazione della nuova infrastruttura militare e l’affidamento alla Cina del ruolo di addestratore della propria aeronautica militare verrà probabilmente seguita da un aumento delle vendite di velivoli militari e armi di Pechino al Laos.

La scelta di realizzare a Ban Keun il “Centro logistico e di addestramento congiunto” possiede anche un significato storico, considerando che il sito era stato utilizzato dagli Stati Uniti, durante la guerra del Vietnam, come base della sua aviazione. Il “Lima Site 44”, come era stato denominato, era gestito da Air America, la compagnia aerea controllata dalla Cia. Negli anni Sessanta e nella prima parte del decennio successivo l’area era utilizzata per il trasporto di truppe Hmong e per i rifornimenti verso le piste montane utilizzate nelle operazioni militari contro la guerriglia in Laos. Uno degli obiettivi principali di Washington era intercettare e distruggere le linee di rifornimento e le truppe nordvietnamite che usavano il territorio laotiano per spostarsi verso il Sud del Vietnam.

Dal 1964 al 1973 gli Stati Uniti inviarono truppe in Laos ufficialmente per sostenere il governo reale laotiano e le forze anticomuniste (inclusi i guerriglieri Hmong) contro i comunisti del Pathet Lao e del Vietnam del Nord, operando però senza una dichiarazione formale di guerra e violando la neutralità sancita dagli accordi internazionali per mantenere nascosta l’operazione all’opinione pubblica e al Congresso di Washington. In circa dieci anni, l’aviazione militare statunitense sganciò sul territorio laotiano oltre 2 milioni di tonnellate di bombe rendendo il Laos il paese più bombardato della storia in rapporto alla popolazione. Dagli anni ’70 del secolo scorso, però, gli equilibri mondiali sono mutati notevolmente.

Secondo un rapporto pubblicato dal Pentagono nel dicembre del 2025, Pechino intende ampliare velocemente la propria presenza militare all’estero. Il dossier elenca 22 diversi paesi nei quali Pechino starebbe cercando di stabilire una qualche presenza delle proprie forze armate. Ad esempio – sempre stando al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti – Xi Jinping avrebbe chiesto al presidente del Gabon la concessione di una base nel Golfo di Guinea e avrebbe manifestato interesse per siti da realizzare in Angola, nella Guinea Equatoriale, in Kenya, in Mozambico, in Namibia, in Nigeria, alle Seychelles, alle Salomone, a Vanuatu, in Bangladesh, in Pakistan e a Cuba. In genere si tratta di paesi nei quali la Cina ha realizzato forti investimenti per realizzare infrastrutture o dove ha un ruolo preminente nelle esportazioni.
Paradossalmente, tra i paesi elencati dal Pentagono non figurava il Laos. Anche se la costituzione laotiana non consentirebbe la presenza di truppe di altri paesi nel territorio nazionale, la decisione di Trump di gravare con dazi del 48% le merci di Vientiane avrebbe accelerato la decisione di ospitare il Centro di addestramento congiunto. Un ulteriore motivo di irritazione per i leader del Partito Comunista al governo è poi la scelta di Trump di deportare in Laos centinaia di persone, la maggior parte delle quali di etnia Hmong, nate fuori dal Laos da genitori rifugiatisi negli USA dopo aver contrastato la guerriglia comunista negli anni ’70.
Pagine Esteri

* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica, movimenti sociali e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria


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