Non è solo un romanzo di denuncia, è la consapevolezza delle disumane condizioni dei detenuti politici. È Tadmur come Guantanamo, Abu Ghraib, i nostri “civili” CIE. È la denuncia dell’orrore di cui si macchiano gli esseri umani in qualsiasi latitudine
di Cristina Micalusi
Roma, 7 marzo 2014, Nena News – La conchiglia è l’involucro, la protezione, il guscio dove ci si ripara per non essere travolti dalla dura realtà che ci circonda. E la realtà di Musa è fatta di sbarre, di carcerieri e di giorni di isolamento. Egli, incarcerato nelle prigioni siriane per tredici anni, tiene a mente tutte le sue esperienze per poi scriverle in un romanzo.
“La Conchiglia” e’ un romanzo che invoca il senso di giustizia e di libertà di un prigioniero politico. E quel prigioniero politico, il protagonista Musa è lo stesso autore: Mustafa Khalifa, che tornato in patria dopo anni trascorsi in Francia a studiare, viene ammanettato all’aeroporto e portato nelle prigioni siriane di Tadmur, nel deserto, con l’accusa di appartenere al movimento dei Fratelli Musulmani, pur essendo egli cristiano. Riesce a sopportare questo inferno, grazie alla sua volontà di ascoltare, osservare, capire. Così imprime nella memoria tutte le scene cui è testimone per poter fare in seguito un diario.
Non è solo un romanzo di denuncia nei confronti del regime siriano, ma è la consapevolezza delle disumane condizioni dei detenuti politici. È Tadmur, ma chi ci può dire di non essere a Guantanamo, Abu Ghraib, e spingendoci più oltre nei nostri “civili” CIE? È la denuncia dell’orrore di cui si macchiano gli esseri umani in qualsiasi latitudine.
La sua scrittura limpida, precisa mette in discussione la credibilità di parole quali fratellanza universale, giustizia, libertà. Soprattutto in questo momento storico della Siria dove forze nate e cresciute fuori dai confini siriani stanno sconvolgendo l’apparato di Bashar al-Assad cercando di destituire il suo potere. Centinaia di civili muoiono ogni giorno intrappolati tra due fuochi: quello di uomini barbuti, vestiti di scuro sovvenzionati da paesi occidentali e quello delle forze di un potere acclamato dal suo popolo.
Ma è la morte a farla da padrone, come nelle memorie di Musa dove hanno perso ogni senso parole come civiltà, diritto umanitario internazionale, comunità.’
Mustafa Khalifa nato nel 1948 a Jarablous ( Siria), termina gli studi alla facoltà di Diritto all’università di Damasco nel 1977, ma perseguitato dai servizi segreti dovrà attendere vent’anni per ottenere la laurea. Viene arrestato nel 1979 la prima volta e liberato nel 1980. Dal 1981 trascorre tredici anni nelle prigioni del suo paese, nel 2005 è costretto alla fuga.
Titolo: La Conchiglia
Autore: Mustafa Khalifa
Editore: Castelvecchi
Anno: 2007






