Stamattina duri scontri sono esplosi nella Spianata delle Moschee. Le forze militari hanno lanciato granate dentro Al Aqsa, provocando un incendio, parte della strategia di rivendicazione ebraica del luogo sacro musulmano.

 

Gli scontri di questa mattina nella Spianata delle Moschee (Foto: Ma'an News)
Gli scontri di questa mattina nella Spianata delle Moschee (Foto: Ma’an News)

 

dalla redazione

Gerusalemme, 8 ottobre 2014, Nena News – Questa mattina duri scontri tra manifestanti palestinesi e forze militari israeliane sono esplosi nella Spianata delle Moschee, fuori dalla moschea Al Aqsa, terzo luogo sacro dell’Islam. Decine i feriti tra i palestinesi, che hanno reagito al raid della polizia israeliana che alle 7.30 del mattino ha accompagnato un gruppo di 60 coloni israeliani. Il gruppo è entrato ad Al Aqsa per celebrare la festa ebraica del Sukkot, ulteriore caso di provocazione e rivendicazione della Spianata come sito sacro ebraico.

La polizia ha disperso i fedeli musulmani con i bastoni, i proiettili di gomma e i gas lacrimogeni, alcuni dei quali sono finiti dentro Al Aqsa e hanno provocato un incendio, secondo quanto riportato dal direttore della moschea, Sheikh Omar al-Kiswani. Alcuni palestinesi hanno reagito lanciando pietre (tre poliziotti sono stati feriti), altri hanno cercato rifugio dentro la moschea: quando l’incendio è iniziato, invece di permettere loro di uscire, le forze militari hanno chiuso le porte intrappolando all’interno i fedeli.

“La Spianata era quasi vuota quando le forze israeliane hanno permesso agli estremisti di entrare e muoversi liberamente”, ha aggiunto al-Kiswani. Da ieri mattina, inizio della festa del Sukkot, la polizia israeliana ha ristretto l’accesso alla moschea Al Aqsa, permettendo solo ai palestinesi sopra i 60 anni di entrare a pregare.

E per garantire ai non-musulmani di entrare nella Spianata, il Ministero del Turismo ha annunciato la creazione di una nuova entrata destinata agli ebrei, attraverso la porta dei Mercanti di Cotone. Il consigliere legale palestinese per gli affari di Gerusalemme, Ahmad Ruwaidi, ha commentato subito la notizia: nessuno ha ricevuto informazioni sul nuovo piano israeliano, “inaccettabile” perché aperta provocazione alla comunità palestinese e minaccia al processo di pace.

A Israele poco importa: dal 1948 Tel Aviv rivendica Gerusalemme come capitale unica e indivisibile dello Stato ebraico, seppure tale mossa unilaterale non sia mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale. Le Nazioni Unite considerano Gerusalemme città internazionale, i palestinesi la futura capitale del proprio Stato. Gli attacchi contro Al Aqsa fanno parte del più vasto piano israeliano di giudaizzare la città santa, portato avanti con strumenti diversi, dallo status legale dei palestinesi che ci vivono (solo residenti e non cittadini) alla confisca di case palestinesi a favore dei coloni israeliani, dalla demolizione di strutture palestinesi  al divieto per le famiglie arabe di costruire sulle proprie terre. A ciò si aggiunge la mancanza quasi totale di servizi pubblici a favore dei quartieri palestinesi di Gerusalemme Est e di investimenti in infrastrutture e settore economico. Nena News


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