La foto è di Silvia Casadei

Nel Libano meridionale svuotato dalla guerra, dove ampie porzioni di territorio sono state trasformate in una zona cuscinetto e la popolazione civile è stata costretta alla fuga da bombardamenti e uccisioni, si moltiplicano le testimonianze di saccheggi compiuti da soldati israeliani. E queste testimonianze, scrive il quotidiano Haaretz, arrivano proprio da militari dello Stato ebraico che descrivono un fenomeno ampio e radicato, fatto di furti e appropriazioni sistematiche e di silenzi dei comandi militari.

Dopo la pubblicazione delle prime denunce, il giornale ha ricevuto ulteriori segnalazioni da altri militari, inclusi riservisti, che hanno descritto episodi analoghi. Uno di loro ha raccontato di aver assistito al furto di lingotti d’oro. L’esercito ha ammesso di aver ricevuto, in seguito all’inchiesta, numerose comunicazioni da soldati. Secondo queste testimonianze, chi lascia il Libano carica apertamente la refurtiva sui veicoli, senza tentare di nasconderla. Le forze armate però non sembrano aver ancora adottato provvedimenti, nonostante le affermazioni del capo di stato maggiore Eyal Zamir.

La scena descritta è ricorrente: oggetti presi dalle case libanesi abbandonate, caricati su jeep e automobili, visibili a tutti. «Nella nostra unità non commentano nemmeno e non si arrabbiano. I comandanti di battaglione e di brigata sanno tutto», ha raccontato un soldato. Un altro ha ricordato un episodio emblematico: un comandante ha sorpreso alcuni militari mentre si allontanavano con oggetti rubati a bordo di un veicolo, li ha rimproverati ordinando di disfarsene. Poi non è stata avviata alcuna indagine. «I comandanti si esprimono contro questo fenomeno e dicono che è grave, ma non fanno nulla», ha aggiunto un testimone.

Le differenze tra le unità appaiono significative. In alcune, il fenomeno sarebbe quasi assente, mentre in altre è diffuso e visibile. Secondo i soldati, questa variabilità dipende in larga misura dal livello di controllo esercitato dai comandanti e dalle norme che riescono, o scelgono, di imporre. Secondo Haaretz, l’ampio impiego di riservisti ha reso più difficile applicare sanzioni. «Ci sono persone che hanno prestato servizio per oltre 500 giorni. I comandanti non possono mandare i riservisti in prigione», ha sostenuto un soldato. «Sanno che la disciplina si è erosa e non hanno la possibilità di imporla. Preferiscono tenere la cosa segreta, per assicurarsi che le persone si presentino al prossimo turno».

A questo si aggiunge una riluttanza, secondo le testimonianze, a coinvolgere la Divisione Investigativa Criminale della polizia militare nei casi di presunti saccheggi. Ciò contribuisce a rafforzare la percezione di un’assenza di conseguenze per chi ruba nelle case libanesi.

Il contesto nel Libano meridionale ha inoltre favorito l’espansione del fenomeno. A differenza delle fasi precedenti del conflitto, caratterizzate da combattimenti intensi, l’attuale offensiva si svolge in gran parte in aree dove i combattenti di Hezbollah si sono ritirati verso nord. Pertanto, i militari israeliani dispiegati nel sud del Libano trascorrono lunghi periodi in villaggi e città abbandonate. E la tentazione del saccheggio è molto sviluppata. «I soldati si dicono: che differenza fa se prendo qualcosa? Tanto verrà distrutto comunque», riferiscono più fonti. La distruzione diffusa delle infrastrutture e delle abitazioni è un fattore che alimenta il comportamento delle forze di occupazione. Case svuotate, negozi devastati, oggetti lasciati indietro da famiglie libanesi in fuga diventano un bottino a portata di mano.

Questi furti ricordano quanto già accaduto nella Striscia di Gaza soprattutto nei mesi successivi al 7 ottobre 2023, quando è cominciata l’invasione di terra dell’esercito israeliano: giornalisti e organizzazioni per i diritti umani denunciarono il carattere diffuso dei saccheggi israeliani. Anche allora, le testimonianze descrivevano soldati che rubavano denaro, gioielli e beni personali dalle abitazioni palestinesi, senza incontrare ostacoli.

Nel vuoto lasciato dagli abitanti in fuga, tra macerie e oggetti rubati, il saccheggio diventa così una componente ulteriore della guerra scatenata da Israele e Stati Uniti, meno visibile dei bombardamenti però non meno significativa nelle sue conseguenze.

Il saccheggio è vietato e configurato come crimine di guerra. Le Convenzioni di Ginevra proibiscono esplicitamente l’appropriazione di beni civili in contesti di occupazione o conflitto armato.


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