Preso di mira il caffè Omran, nel quartiere a maggioranza alawita di Jabal Mohsen. Il Fronte al-Nusra rivendica l’attentato compiuto per “i sunniti di Siria e Libano”

della redazione
Roma, 12 gennaio 2015, Nena News – Nove morti e 37 feriti, più la certezza che guerra siriana è entrata in una nuova fase nel Paese dei Cedri. E’ il bilancio del doppio attacco suicida, rivendicato dagli estremisti islamici del Fronte al-Nusra, avvenuto sabato sera in un caffè di Jabal Mohsen, quartiere a maggioranza alawita della città di Tripoli da anni teatro di scontri con il suo dirimpettaio sunnita Bab al-Tabbaneh. Secondo una fonte della sicurezza libanese, un uomo sarebbe entrato nel caffè Omran verso le 19.30 e si sarebbe fatto esplodere, seguito da un secondo attentatore pochi minuti dopo.
L’esercito libanese ha confermato che gli attentatori – Taha al-Khayal, 22 anni, e Bilal al-Mariyan, 29, entrambi libanesi – portavano una veste imbottita con quattro chili di tritolo ciascuno. Il Fronte al-Nusra, che ha rivendicato l’attacco via Twitter contro il caffè “di proprietà del Partito Alawita Arabo Democratico” spiegando che si tratta di una “vendetta per i Sunniti di Siria e Libano” contro “la campagna portata avanti contro di loro dagli alawiti in Siria”, ha rivelato all’agenzia Anadolu che i due attentatori sarebbero stati addestrati nella regione di Qalamoun, al confine con il Libano.
La città settentrionale di Tripoli, a grande maggioranza sunnita e siriana nell’anima, è considerata il cuore del conflitto siriano trapiantato in Libano: i due quartieri nemici di Jabal Mohsen – storicamente alawita e negli ultimi anni rifugio per i profughi alawiti provenienti dalle zone frontaliere siriane – e Bab al-Tabbaneh – casa dei ribelli sunniti e quartier generale del salafismo in città – hanno imbracciato le armi l’uno contro l’altro più volte negli ultimi quattro anni, provocando numerose vittime soprattutto tra i civili vittime del fuoco incrociato.
Negli ultimi mesi i servizi di intelligence libanesi avevano condotto numerosi raid nella zona, arrestando centinaia di persone sospettate di appartenere a cellule legate ad al-Nusra o all’Isis: le incursioni della sicurezza si sono intensificate dopo l’assalto congiunto, nell’agosto scorso, delle due formazioni integraliste alla città frontaliera libanese di Arsal, quando alcuni membri di al-Nusra hanno occupato la città infiltrandosi dal lato siriano del confine uccidendo decine di persone e sequestrando una trentina di poliziotti e militari, di cui alcuni sono poi stati decapitati.
La guerra siriana, inoltre, ha paralizzato la vita politica del Paese dei Cedri, il cui Parlamento da anni è diviso sull’atteggiamento da tenere nei confronti del conflitto: con Hezbollah invischiato nel conflitto al fianco di Bashar al-Assad e la coalizione anti-siriana decisa a rimanerne (ufficilamente) fuori, non c’è accordo sull’elezione di un nuovo presidente, che manca ormai da maggio.
Nonostante le divisioni, la condanna all’attacco ha unito almeno nei proclami tutte le formazioni politiche: Saad Hariri, ex premier e leader del Movimento del Futuro (parte della coalizione anti-siriana detta “14 Marzo”, ndr) ha condannato l’attentato, che è “parte di una campagna volta a seminare il caos e la divisione e destabilizzare (Tripoli) dopo che l’esercito e le forze di sicurezza libanesi era riuscito a fermare i cicli di violenza”.
Il leader di Hezbollah (coalizione detta “8 marzo”) Hassan Nasrallah ha invece tuonato contro i terroristi “Takfiri” (estremisti, ndr), la cui ideologia “colpisce tutti indiscriminatamente”, aggiungendo che è evidente che i “Takfiri” siano”irritati dal dialogo in corso tra le varie fazioni politiche libanesi, tra cui i colloqui Hezbollah-Movimento del Futuro”. Nasrallah ha invitato tutti i libanesi ad “allontanare i gruppi terroristici” e a “stringersi dietro l’esercito libanese” per combatterlo. Nena News




