Con l’attacco di domenica, Israele ha ribadito che farà di tutto, anche in collaborazione con le forze anti-Assad, per non restituire alla Siria i territori che occupa dal 1967

 

I funerali di Jihad Mughniyeh, ucciso domenica nel raid israeliano in  Golan, celebrati ieri a Dahiye (Foto AP)
I funerali di Jihad Mughniyeh, ucciso domenica nel raid israeliano in Golan, celebrati ieri a Dahiye (Foto AP)

di Michele Giorgio – il Manifesto

Gerusalemme, 20 gennaio 2015, Nena News – «L’uccisione mirata da parte di Israele dei coman­danti di Hez­bol­lah nel Golan era dav­vero neces­sa­ria? Potrebbe por­tare a una esca­la­tion inde­si­de­rata, Hez­bol­lah rispon­derà». Que­sto tweet dif­fuso dome­nica sera da Yossi Mel­man, gior­na­li­sta israe­liano esperto di ser­vizi segreti, ha posto un serio inter­ro­ga­tivo alla lea­der­ship del suo Paese che qual­che ora prima aveva ordi­nato l’attacco aereo nella Siria meri­dio­nale facendo una doz­zina di morti, tra i quali sei alti uffi­ciali del movi­mento sciita liba­nese – inclusi Jihad Mugh­niyeh, figlio dello sto­rico coman­dante di Hez­bol­lah, Imad Mugh­niyeh, assas­si­nato nel 2008 a Dama­sco dal Mos­sad, e soprat­tutto Moham­med Issa, capo delle ope­ra­zioni mili­tari del gruppo in Siria – e un impor­tante gene­rale ira­niano, Moham­mad Dadi, dei Guar­diani della Rivo­lu­zione. Ma il pre­mier Neta­nyahu, in piena cam­pa­gna elet­to­rale, deve aver cal­co­lato bene i pro e i con­tro di un raid aereo tanto deva­stante e ha scelto di attac­care. La rispo­sta di Hez­bol­lah arri­verà, senza dub­bio, ma non con un attacco di razzi che fini­rebbe per inne­scare un con­flitto vero e pro­prio con Israele men­tre il movi­mento sciita impiega migliaia di com­bat­tenti in Siria a soste­gno dell’esercito governativo.

Ieri a Dahiye, alla peri­fe­ria sud di Bei­rut, migliaia di liba­nesi scan­di­vano ‘Morte a Israele’ e ‘Morte all’America’ seguendo la bara di Jihad Mugh­niyeh por­tata in pro­ces­sione fino al cimi­tero di Rau­dat El Sha­hi­dain, per essere sepolta accanto a quella del padre Imad. Tut­ta­via il desi­de­rio di rap­pre­sa­glia di diri­genti e mili­tanti di Hez­bol­lah si scon­tra con le con­di­zioni attuali dell’Iran, loro prin­ci­pale alleato, che non vuole una guerra (che potrebbe espan­dersi) men­tre fa i conti con il calo ecce­zio­nale del prezzo del petro­lio che ha pro­sciu­gato le sue casse ed è impe­gnato in nego­ziati deli­cati con l’Occidente sulla sua pro­du­zione di ener­gia nucleare. Il lea­der di Hez­bol­lah, Has­san Nasral­lah, peral­tro sa che una nuova guerra con Israele, come quella del 2006, non avrebbe il soste­gno dell’intera popo­la­zione liba­nese. La rispo­sta del movi­mento sciita ci sarà ma non subito. Si mate­ria­liz­zerà con “rap­pre­sa­glie cal­co­late”, come le ha defi­nite ieri una fonte di Hez­bol­lah. Neta­nyahu ritiene che Israele potrà sop­por­tarle e sfrut­tarle media­ti­ca­mente a suo vantaggio.

Il primo mini­stro israe­liano per­ciò si gode gli esiti di que­sto nuovo san­gui­noso raid aereo, il set­timo sul suolo siriano dall’inizio della guerra civile e il quarto diretto con­tro Hez­bol­lah. Per com­pren­dere almeno in parte gli inte­ressi che sono die­tro que­sto ultimo attacco, occorre tenere pre­sente dove è avve­nuto: a ridosso delle Alture del Golan, ter­ri­to­rio siriano che Israele occupa dal 1967 e che non ha alcuna inten­zione di resti­tuire. Moham­med Issa, Imad Mugh­niyeh, il gene­rale ira­niano e tutti gli altri rima­sti uccisi sono stati cen­trati da due mis­sili ad alto poten­ziale spa­rati da un eli­cot­tero men­tre si tro­va­vano in per­lu­stra­zione nel vil­lag­gio di Maz­rat al-Amal, in pros­si­mità di Qunei­tra. I media israe­liani hanno rife­rito di una pre­sunta inten­zione di Hez­bol­lah e dell’Iran di piaz­zare in quel vil­lag­gio bat­te­rie di mis­sili pun­tati verso Tel Aviv. La guer­ri­glia sciita però ha già migliaia di razzi e mis­sili in grado di col­pire Israele dal Libano del sud, per­chè dovrebbe aggiun­gerne qual­che altro in un’area insta­bile come la Siria meri­dio­nale, con­trol­lata solo in parte dall’esercito nazionale?

In realtà il governo israe­liano attac­cando ha voluto segna­lare che farà il pos­si­bile per impe­dire che Hez­bol­lah raf­forzi le sue posi­zioni in quella zona e aiuti le forze armate gover­na­tive a ripren­dere il con­trollo delle aree ora nelle mani dei qae­di­sti. Israele infatti non apre il fuoco sui mili­ziani di al Nusra, la costola locale di al Qaeda, che con­trol­lano il ver­sante siriano del Golan. Negli ultimi quat­tro anni ha col­pito in Siria solo Hez­bol­lah e l’esercito di Bashar Assad. Eppure appena qual­che giorno fa, a Parigi, Neta­nyahu arrin­gava i lea­der euro­pei a coa­liz­zarsi con Israele nella lotta all’islamismo che «minac­cia i valori dell’Occidente». Un pro­getto con­creto orienta la poli­tica di Tel Aviv nella Siria meri­dio­nale. All’inizio di dicem­bre le Nazioni Unite ave­vano rife­rito di con­tatti sta­bili tra Israele e i “ribelli” sul Golan. E negli ultimi due anni sono cir­co­late voci di una intesa tra lo Stato ebraico e l’opposizione anti-Assad per la crea­zione di una “zona cusci­netto” in Siria a pro­te­zione delle Alture, che rimar­reb­bero in mani israe­liane. L’obiettivo è la caduta di Assad, con la con­se­guente fine dell’influenza ira­niana, e la fran­tu­ma­zione della Siria, in modo che il Golan resti sotto il con­trollo di Israele.

Neta­nyahu allo stesso tempo ha voluto ferire l’orgoglio di Nasral­lah che pochi giorni fa aveva ammo­nito Israele dal lan­ciare attac­chi in Siria e Libano. E ha fatto felici le petro­mo­nar­chie del Golfo – delle quali nei mesi scorsi si era pro­po­sto come difen­sore — che vedono in Hez­bol­lah il motivo per il quale le fazioni armate che finan­ziano e armano non sono riu­scite ad abbat­tere Bashar Assad. Nena News


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