Il lancio di questa nuova produzione potrebbe dare lavoro a mille persone, sostiene la compagnia statale General Tobacco. Un obiettivo ambizioso in un Paese ridotto alla miseria dalla guerra e dalle sanzioni imposte dall’Occidente. Negli ultimi quattro anni il tasso di disoccupazione si è quasi quadruplicato e l’aspettativa di vita, invece, si è quasi dimezzata. In questo quadro sconfortante, l’iniziativa dell’azienda di tabacco restituisce un senso di normalità alla popolazione

di Sonia Grieco
Roma, 31 marzo 2015, Nena News – Nella devastazione provocata da oltre quattro anni di guerra, si apre uno spiraglio per decine di abitanti di Latakia, la città siriana sul Mediterraneo nota per il suo tabacco dal sapore intenso.
Un ritorno a una sorta di normalità, e di produttività, con il lancio dei primi sigari di produzione locale della compagnia statale General Tobacco che ha deciso di ampliare l’offerta -e si spera, il fatturato- ai sigari, per creare nuovi posti di lavoro e dare impulso all’economia della provincia nord-orientale.
Latakia è una roccaforte del governo di Damasco, terra di alawiti, come il presidente Bashar al Assad, e nonostante sia stata sotto attacco degli insorti anti-governativi, è stata in parte risparmiata dal conflitto, non ha subito la sorte di altre città martiri del Paese. A metà marzo, un’offensiva dei qaedisti del Fronte al Nusra è stata respinta dall’esercito governativo, ma le milizie controllano da almeno un anno Doreen, cittadina a maggioranza sunnita che si trova trenta chilometri dalla costa. La zona ha un enorme valore simbolico e strategico. È la terra di origine della famiglia Assad, il centro nevralgico del regime, ha uno sbocco al mare e si trova vicino al confine turco.
Qui la General Tobacco ha dato lavoro a 130 persone, quasi tutte donne (gli uomini sono sei), includendole nel progetto, portato avanti da tre anni, di produrre 400/500 sigari al giorno. “Al cento per cento siriani”, garantisce il vice direttore generale Salman al-Abbas in un’intervista a Middle East Online. “Inizieremo presto a vendere i nostri prodotti sul mercato locale e poi proveremo a esportarli in Paesi amici”, cioè Iran, Russia, Cina e Stati africani. Il progetto è in fase sperimentale: i sigari sono realizzati seguendo gli standard internazionali e in parte sono testati da potenziali clienti per verificarne la qualità. Si spera di iniziare la vendita al più presto e nelle ottimistiche previsione dell’azienda, dovrebbero essere creati circa mille nuovi posti di lavoro.
Sarebbe un sollievo per gli abitanti di questa zona, la cui economia, come in tutta la Siria, è stata messa in ginocchio dal conflitto e dalle sanzioni che l’Occidente ha imposto a Damasco. Prima che la “primavera siriana” del 2011 si trasformasse in una guerra civile che ha fatto oltre 215.000 morti, 840.000 feriti e milioni di sfollati, la General Tobacco era una fiorente azienda statale, una delle più prospere del Paese, con un fatturato di milioni di dollari l’anno. Ma nel 2012, come per altre compagnie nazionali, sono arrivate le sanzioni dell’Unione europea che ha accusato l’azienda di avere finanziato la repressione governativa delle protese.
Come spesso accade, le sanzioni alla fine colpiscono la popolazione. Per Salman al-Abbas, l’Occidente “ha dichiarato una guerra economica alla Siria”. L’economia è in ginocchio dopo quattro anni di combattimenti, raid, assedi, violenze che hanno fatto tornare il Paese al medioevo: una recente analisi della Coalizione #WithSyria, formata da 130 organizzazioni umanitarie tra cui Save the Children e Amnesty international, ha rilevato che la Siria è al buio. Le luci visibili di notte si è ridotto fino alla quasi sparizione totale in alcune aree. L’illuminazione notturna di Latakia, per esempio, si è ridotta dell’88 per cento.
La vita quotidiana è segnata da un costante e vertiginoso aumento dei prezzi dei beni di prima necessità: il gasolio è 257 volte più caro che nel 2011, il pane ha subito aumenti del 40 per cento all’inizio di quest’anno, nonostante le sovvenzioni governative, l’inflazione è alle stelle e la sterlina siriana è crollata. In quattro anni sono stati persi oltre duecento miliardi di dollari. Il tasso di disoccupazione è balzato dall’15 per cento del 2011 all’attuale 57,7 per cento. La metà dei bambini siriani non frequenta più la scuola, una generazione che rischia di essere perduta in un Paese che prima della guerra poteva vantare tassi di alfabetizzazione che sfioravano il cento per cento
Ma il dato che più rappresenta questa discesa nel baratro di un’intera nazione è quello sull’aspettativa di vita: nel 2010 era di ottant’anni, adesso è stimata a 55 anni.
In questo quadro sconfortante, che racconta la disintegrazione di una nazione che è un centro strategico del Medio Oriente, l’iniziativa della General Tobacco di Latakia offre un po’ di speranza alla popolazione. Per Um Ali, signora sulla cinquantina, è un’opportunità di guadagno, ma anche un modo per riconquistare un senso di normalità. Racconta di averci messo tre anni a imparare a fare i sigari e poi è stato l’ingegnere dell’azienda a darle un buon suggerimento: “Arrotolate i sigari come fareste con le foglie di vite”. Nena News




