GIRO D’ITALIA 2018. Parte oggi da Gerusalemme la Corsa Rosa. Successo per il governo israeliano. A 90 km, a Gaza, un nuovo venerdì di proteste

Isra

AGGIORNAMENTI: 

ore 21:45   Bilancio della giornata: 1.110 palestinesi feriti. Bruciato parte del valico di Kerem Shalom. Esercito israeliano: “Oggi 10.000 palestinesi hanno protestato lungo il confine”

Il bilancio della giornata di proteste dei gazawi al confine con Israele è di 1.100 persone ferite. Secondo fonti sanitarie locali, almeno 82 manifestanti sono stati colpiti con proiettili veri, 800 quelli rimasti intossicati dai gas lacrimogeni.

Giovani palestinesi hanno bruciato pneumatici a circa 300 metri dalla recinzione di sicurezza, cercando, con il fumo sprigionato dalle fiamme, di evitare di essere colpiti dai cecchini israeliani. Secondo quanto riferiscono i gazawi, con alcune fionde i manifestanti sarebbero riusciti anche ad abbattere 2 piccoli droni di osservazione. L’esercito ha effettivamente confermato in il loro abbattimento.

Tensione si è registrata presso il valico di Kerem Shalom: qui, secondo quanto raccontano i palestinesi sui social network, centinaia di gazawi sono riusciti ad entrare nel varco e ad appiccare il fuoco ad alcune stanze usate dall’esercito israeliano. I militari hanno diffuso in rete le immagini dell’incendio a Kerem Shalom, ma hanno affermato che i danni si contano solo sul lato palestinese del valico. Secondo l’esercito oggi hanno partecipato alle manifestazione di protesta 10.000 palestinesi .

ore 16.15  – Si aggrava il bilancio ufficiale dei feriti delle proteste di oggi a Gaza: al momento sono 170, di cui almeno 20 colpiti da proiettili veri

ore 15.30 – Sale a 40 il bilancio dei feriti nelle proteste del venerdì della Striscia di Gaza

ore 13.50 – Fonti palestinesi: “3 feriti a Gaza”. Abu Mazen chiede scusa per le sue recenti dichiarazioni sulla Shoa

Al momento sarebbero 3 i palestinesi feriti nelle proteste al confine tra Gaza e Israele. Il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, intanto ha chiesto scusa oggi per le sue recenti dichiarazioni sull’Olocausto: “Se qualcuno si è sentito offeso per quanto ho detto, soprattutto se di fede ebraica, mi scuso. Vi assicuro che non era mia intenzione farlo e ribadisco il mio totale rispetto per l’ebraismo così come per le fedi monoteistiche”. “Vorrei anche ribadire – ha poi aggiunto – la nostra condanna dell’Olocausto, il più odioso crimine nella storia ed esprimere la nostra simpatia con le vittime”. Ieri Abu Mazen è stato rieletto presidente del Comitato esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp)

ore 13.40 – Un ingente schieramento di poliziotti controlla il luogo dove è in corso la manifestazione sportiva (foto: Michele Giorgio)

Ger 1 Ger 2 Ger 3

ore: 13:35  Foto della protesta di stamane a Ramallah contro la partenza del Giro d’Italia in Israele

Ram 1 Ram 2

ore 13.20 –  La scelta del nome delle proteste di oggi nella Striscia, “il Venerdì dei lavoratori della Palestina”, vuole porre l’attenzione sulle difficili condizioni economiche nella piccola enclave palestinese dove più del 40% della popolazione è disoccupata e l’80% dipende da aiuti per sopravvivere (dati del Centro di statistiche palestinese).

Secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, intanto, dal 30 marzo sono 45 i palestinesi uccisi dall’esercito israeliano. Ieri è morto per le ferite riportate la scorsa settimana il 19 enne Anas Abu Aser. Oltre 6.800 i feriti.

ore 13.05 – Mentre a Gerusalemme si festeggia l’inizio del Giro d’Italia, centinaia di gazawi si sono radunate al confine tra Israele e Gaza per protestare contro l’occupazione israeliana. Oggi è il “Venerdì dei lavoratori della Palestina”. Palestine Tv parla già di alcuni feriti

ore 13 – Tanta gente alla partenza del Giro d’Italia a Gerusalemme. Molti israeliani hanno scelto di presentarsi alla cronometro in bici. Gli organizzatori italiani ringraziano Israele: “E’ bellissimo essere qui”. (Foto e video di Michele Giorgio)


Is 1 Is 2 Is 3 Is 4 Is 5

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di Michele Giorgio – Il Manifesto

Gerusalemme, 4 maggio 2018, Nena News – La prima maglia rosa del Giro d’Italia numero 101 sarà assegnata oggi con una ‎crono individuale di circa 10 km che si svolgerà a Gerusalemme. Sì, avete letto ‎bene, Gerusalemme, perché la prestigiosa corsa a tappe italiana per la prima volta ‎comincia fuori dall’Europa. La Rcs Media Group, organizzatrice del Giro, ha fatto questa scelta allettata dai tanti milioni di euro investiti dal governo Netanyahu e soprattutto da privati israeliani per celebrare i 70 anni dalla fondazione dello Stato ebraico. E in nome di quei milioni di euro e ripetendo lo slogan abusato che ‎«lo ‎sport supera ogni divisione politica‎», ha chiuso in un cassetto la questione di ‎Gerusalemme città occupata, mai così attuale come in questi ultimi mesi dopo la ‎dichiarazione unilaterale fatta da Trump il 6 dicembre.

Senza dimenticare il trasferimento, tra dieci giorni, da Tel Aviv a Gerusalemme dell’ambasciata Usa tra le proteste dei palestinesi. ‎«In questi mesi, assieme ad attivisti italiani, ci siamo ‎rivolti agli organizzatori, alla federazione ciclistica italiana, ai ciclisti stessi ‎pregandoli di riconsiderare la loro decisione e spiegando loro tutte le ragioni per cui ‎avrebbero dovuto evitarlo. Non abbiamo mai ricevuto una risposta. Gli organizzatori ripetono che la corsa è una occasione di dialogo attraverso lo sport ma loro dialogano solo con gli israeliani», diceva ieri sconsolata al manifesto Rana Nashashibi, un’attivista della campagna palestinese #RelocateTheRace.

È caduto nel vuoto l’appello a spostare la partenza lanciato dal Bds e da 120 organizzazioni per i diritti umani, sindacati, associazioni per il turismo etico, gruppi sportivi e religiosi. Tra i firmatari il linguista Noam Chomsky, i giuristi John Dugard e ‎Richard Falk, entrambi Relatori Speciali Onu per la Palestina, l’attore e ‎drammaturgo Moni Ovadia. ‎

‎ Come la Rcs Media Group anche la stampa sportiva italiana ha scelto di non ‎vedere nulla, perché, si sa, ‎«lo sport non vuole pensieri‎». Gli inviati a Gerusalemme delle più importanti testate sportive negli ultimi giorni hanno celebrato Chris Froome, Tom Dumoulin e Fabio Aru, i tre big. E assieme a loro hanno elogiato il ‎governo Netanyahu, gli organizzatori locali, il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat e ‎la polizia.

Oggi mentre a Gerusalemme si assegna la prima maglia rosa ad appena 90 km di distanza, lungo le linee tra Gaza e Israele si svolgeranno nuove manifestazioni di protesta palestinesi della “Grande Marcia del Ritorno”. In quattro settimane i ‎tiratori scelti israeliani hanno ucciso una cinquantina di dimostranti. E oggi si teme ‎un nuovo bagno di sangue. L’auspicio è che i colleghi giunti a Gerusalemme per il Giro possano prestare attenzione a quanto accade a non troppi chilometri dalla città in cui si trovano. Dovrebbero farlo anche per Alaa al Dali, il 21enne ciclista ‎palestinese – ha partecipato ai Giochi di Giacarta – al quale i medici di Gaza hanno ‎dovuto amputare una gamba colpita da un proiettile sparato da un soldato israeliano ‎lo scorso 30 marzo.

Per Israele è un successo d’immagine eccezionale. È stata capillare, al limite della ‎perfezione, l’organizzazione e la promozione di evento che celebra la sua fondazione e lo pone in un’ampia vetrina mondiale (un miliardo di telespettatori), accreditando la narrazione di Gerusalemme come sua capitale unita e indivisibile. ‎La crono inaugurale, ad esempio, è dedicata a Gino Bartali, già “Giusto tra le ‎nazioni”, che due giorni fa ha ricevuto la cittadinanza israeliana postuma per ‎decisione dello Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto, per il suo contributo alla ‎salvezza di 800 ebrei che rischiavano di essere deportati nei campi di sterminio ‎nazisti.

Sorride soddisfatto il principale investitore privato israeliano nel Giro, Sylvan Adams, di origini canadesi che ha dato vita all’Israel Cycling Academy, il ‎team che parteciperà alla corsa a tappe e con il quale Netanyahu ha pedalato in giro ‎per Gerusalemme appena qualche giorno fa. «Il Giro d’Italia è tra i maggiori eventi sportivi tenuti in Israele – ha notato la ministra dello sport e della cultura Miri ‎Regev – è una operazione logistica senza precedenti».

Regev e il ministro del ‎turismo, Yariv Levin qualche mese fa furono protagonisti di una veemente protesta ‎nei confronti degli organizzatori del Giro che avevano messo nel sito ufficiale della ‎corsa la dizione “West”, “Ovest” (la parte ebraica), accanto a Gerusalemme. In pochi ‎minuti la Rcs Media Group modificò tutto e Gerusalemme, senza più Ovest, ‎divenne la sede della corsa e, quindi, la capitale unita di Israele. ‎Nena News

Michele Giorgio è su Twitter: @michelegiorgio2


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