Il giovane è stato portato via ieri da agenti in borghese, la procura nega di averlo in custodia. La pratica delle sparizioni forzate è diventata pilastro della repressione del regime di al-Sisi

Il blogger egiziano Shady Abu Zeid
Il blogger egiziano Shady Abu Zeid

della redazione

Roma, 7 maggio 2018, Nena News – L’ultimo desaparecido in Egitto è il blogger satirico Shady Abu Zeid. A denunciarlo è l’agenzia indipendente Mada Masr: ieri circa 20 agenti in borghese hanno compiuto un raid nella sua casa, all’alba e lo hanno arrestato. Alla famiglia che chiedeva di sapere dove lo avrebbero portato gli agenti hanno rifiutato di rispondere, fa sapere il suo legale, Azza Soliman. Che aggiunge: i poliziotti “hanno rotto un cassetto, rubato soldi e sequestrato telefoni cellulari e computer”.

Immediatamente la famiglia e l’avvocato hanno chiesto alla stazione di polizia del quartiere del Cairo di avere notizie su Shady, senza ricevere risposta. Silenzio anche dalla procura di Stato che nega di averlo in una delle sue caserme.

Shady Abu Zeid era diventato famoso nel quinto anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir, nel gennaio 2016: in un video in breve tempo virale sui social lo si vedeva gonfiare profilattici a mo’ di palloncino e offrirli alla polizia che stazionava a Tahrir Square per impedire manifestazioni per l’anniversario. Da allora si sono moltiplicate le minacce al blogger: la sua famiglia e l’Associazione per la libertà di espressione hanno presetnato una denuncia al ministero dell’Interno chiedendo di garantire la sicurezza di Shady e di aprire un’indagine sulle minacce.

Già da tempo Abu Zeid conduce uno show online su YouTube, “The Rich Content”, con migliaia di visualizzazioni: interviste, gag, giri per la città, Shady racconta la vita nella capitale prendendo in giro il potere e mostrandone le contraddizioni.

Le sparizioni forzate sono diventate uno degli strumenti principali di repressione da parte del regime egiziano. E colpiscono tutta la popolazione: attivisti, giovani, giornalisti, blogger, ma anche semplici cittadini. Con il numero di prigionieri politici quintuplicato rispetto al regime di Mubarak – si parla di almeno 60mila detenuti per motivi politici, per cui è stato necessario costruire nuove carceri – da anni le organizzazioni per i diritti umani, locali e internazionali, denunciano la pratica: secondo Amnesty, sotto al-Sisi, il numero di persone che scompaiono nelle mani dei servizi e della polizia ammonterebbe alle tre-quattro al giorno.

Difficile un monitoraggio comprensivo, a causa delle chiusure imposte dal governo delle associazioni egiziane e delle mancate denunce da parte di alcune famiglie. Gli ultimi dati sono forniti dall’Egyptian Commissione for Rights and Freedoms che ha documentato almeno 378 casi di sparizioni forzate tra agosto 2016 e agosto 2017. Erano state 900 tra agosto 2015 e agosto 2016. Nena News


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