Il segretario di Stato Pompeo a Beirut incontra i vertici del paese per convincerli a smarcarsi dal partito sciita. Il presidente Aoun, in risposta, loda il movimento di Nasrallah

Combattenti di Hezbollah sul confine con la Siria
Combattenti di Hezbollah sul confine con la Siria

di Stefano Mauro

Roma, 23 marzo 2019, Nena News – Aumentare la pressione su Hezbollah. Questo l’obiettivo della visita di ieri del Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, in Libano. Pompeo  ha incontrato il presidente Michel Aoun, il presidente del parlamento Nabih Berri, il ministro degli esteri Gibran Bassil – tutti e tre alleati politici di Hezbollah – e il premier Saad Hariri.

Secondo la stampa araba, il principale argomento è stato “il disarmo di Hezbollah”. Il quotidiano kuwaitiano Al Jarida  ha citato alcuni suoi contatti diplomatici a Beirut, indicando che è diventata prioritaria la via del disarmo del partito sciita come ulteriore passo per “contrastare l’influenza iraniana nella regione”. “I libanesi non potranno smarcarsi ancora a lungo da questa scelta –  ha affermato al Jarida –  perché questo è un atto politico per far diventare Hezbollah un semplice partito politico, come gli altri partiti libanesi”.

Anche il giornale Asharq al Awsat ha scritto che Mike Pompeo ha discusso con le istituzioni e i partiti libanesi invitandoli a quel principio di neutralità  affinché solo l’esercito diventi  “l’unico garante della sicurezza in Libano”  e il governo si liberi definitivamente della minaccia “rappresentata dall’Iran e da Hezbollah”.

Avvertimenti nei confronti del partito sciita, che detiene una maggioranza nell’attuale governo,  che si aggiungono alla campagna portata avanti dall’amministrazione americana a sostegno di Israele.

Pronta la  risposta da parte del presidente Aoun, in procinto di partire per Mosca. “Hezbollah è parte integrante del sistema di difesa libanese – ha dichiarato il presidente maronita – e ha dimostrato la sua lealtà nei confronti del nostro paese sia nella lotta contro Israele (quando nel 2000 l’esercito di Tel Aviv fu costretto ad abbandonare il Libano o nell’invasione del 2006, ndr) sia nella lotta contro i gruppi jihadisti di Al Nusra e Daesh in questi anni”.

Riguardo a Trump che si è dichiarato “favorevole alla sovranità israeliana del Golan”, rimangono ferme le proteste anche da parte libanese. In un comunicato ufficiale, il partito sciita ha ricordato che la scelta di Trump “non fa altro che aumentare la tensione in tutta la regione”. “Lo stesso principio di annessione univoca, al di fuori di tutte le leggi e risoluzioni internazionali (come avvenuto per Gerusalemme capitale dello Stato di Israele), per le alture del Golan – continua il comunicato – rischia di destabilizzare tutta la regione”.

Riguardo all’argomento dei territori occupati, Hezbollah ha ricordato che oltre ai Territori Occupati della Palestina, alle Alture del Golan in Siria esiste ancora una parte di territorio libanese da liberare dall’occupazione israeliana: le fattorie di Shebaa. Nena News

 


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