di Davide Matrone* – da Quito

Pagine Esteri, 28 settembre 2021 – Dopo l’incontro tenutosi il 22 settembre a New York con imprenditori e rappresentanti dell’alta finanza, il Presidente dell’Ecuador Guillermo Lasso presenta in questi giorni all’Assemblea Nazionale il pacchetto di riforme di stampo neoliberista. Nell’incontro in Nord America, Lasso ha firmato con Michel Doukeris, CEO dell’impresa multinazionale AB InBev, un accordo commerciale per 100 milioni di dollari che la compagnia (maggior azionista della Cerveceria Nacional del Ecuador) dovrebbe iniettare nel paese nei prossimi anni.

Dopo cinque mesi di governo, proviamo a fare un primo bilancio e capire in che modo procedono le promesse fatte in campagna elettorale. Il 24 maggio scorso si è insediato il suo governo, dopo una rocambolesca vittoria sul rivale politico del centro-sinistra Andrés Arauz (candidato del correismo) che era favorito nei sondaggi fino a due giorni prima delle elezioni. La collaborazione di Lasso con lo stratega ed assessore per le campagne elettorali, Jaime Durán Barba è stata determinante per vincere le presidenziali. Barba ha sancito la vittoria del banchiere attraverso l’uso di una serie di parole, slogan e discorsi ad effetto che si possono riassumere in sei punti: 1) attuazione di un piano massivo di vaccinazione da realizzare nei primi 100 giorni di governo con l’obiettivo di immunizzare 9 milioni di ecuadoregni, 2) incremento di 1 milione di posti di lavoro produttivi da creare mediante l’attuazione di una riforma lavorativa strutturale con l’introduzione di diverse modalitá di contrattazione lavorale, 3) aumento del salario minimo a 500 dollari nei quattro anni di governo (oggi il salario minimo è fissato a 400 dollari), 4) riduzione dei tassi d’interesse facilitando l’ingresso della banca internazionale e una drastica riduzione delle tasse, sostenendo l’eliminazione del 2% sulla vendita per i piccoli negozi e la tassa sulle transazioni internazionali, 5) riforma educativa garantendo un’indipendenza accademica delle Universitá e dei suoi enti regolatori, 6) aumento degli strumenti tecnonologici per il miglioramento del Sistema di Salute Nazionale eliminando le tasse d’importazione.

Andrés Arauz, il candidato favorito, sconfitto da Lasso

Il primo punto del piano di governo Lasso l’ha messo in pratica vaccinando oltre 9 milioni di ecuadoregni (il 56% della popolazione totale) senza avere nessun ostacolo sul cammino. Nessuno si sarebbe messo contro, vista la delicatezza del tema. Grazie alla messa in punto del piano di vaccinazione il suo gradimento popolare è oltre il 70%. Ora però vengono i nodi al pettine ed altri temi seri da affrontare: l’economia, le finanze del paese, il lavoro, l’educazione, le infrastrutture e le relazioni internazionali. Ricordiamo che l’attuale governo conta su una flotta molto esigua nel parlamento. Il Partito Creo ha 12 scanni che son passati a 26 con l’entrata di transfughi di altri partiti dell’ultima ora e di scanni di altri piccoli partiti alleati già. Per le riforme importanti, l’esecutivo dovrà negoziare, ogni volta, con i partiti presenti in parlamento come: UNES (49 parlamentari), Izquierda Democratica (19 parlamentari), Pachakutik (27 parlamentari) e il Partito Social Cristiano di Nebot (17 parlamentari) già ex-alleato del banchiere  Lasso. Come si comporteranno i partiti in questi 4 anni di governo? È un dilemma che accompagnerà quest’esecutivo fino alla fine (se riuscirà a terminare il mandato al 2025). Ricordiamo che per appovare una legge nel Parlamento dell’Ecuador si ha bisogno di 70 voti.

I punti del programma elettorale di Lasso sono quelli tipici di un governo neoliberista che privilegia il libero mercato e riduce all’osso l’intervento dello Stato creando, inoltre, il discorso ideologico in cui ogni individuo è imprenditore di se stesso. Il discorso ammaliante e vincente dell’ideologia liberale che ha conquistato il mondo dalla caduta del muro di Berlino. In Italia, l’abbiamo già sperimentato con i 20 anni di Berlusconismo con le frasi ad effetto del “io mi son fatto da solo”, “meno tasse per tutti” e del “1 milione di posti di lavoro”. Guillermo Lasso è un Berlusconi stile andino.

Il pacchetto di riforme che si vogliono mettere in pratica sono indispensabili per la costruzione e il consolidamento di uno stato minimo già avviato con le riforme del neoliberista Lenín Moreno (2017-2021). Un progetto politico che ha da tempo lo scopo di smantellare lo stato sociale costruito dai due governi Correa dal 2007-2017. Nel discorso che farà in questi giorni al Parlamento, Lasso dovrà essere deciso e decisivo anche se non sarà semplice visto che dei 137 parlamentari presenti in aula 100 appartengono, sulla carta, a schieramenti ideologici distanti che s’identificano con la famiglia della socialdemocrazia, della sinistra marxista e del pachamamismo – ambientalismo. Ma cosa prevede il pacchetto di riforme?

Si elimineranno una serie di tasse come: l’ICE (tassa su consumi speciali), si ridurranno drasticamente le tasse per la cultura (eventi artistici e culturali), la tassa di successione, l’IVA su tutta una serie di prodotti commericiali, meno risorse per lo sport, riduzione importante delle tasse per attività commerciali (solo 60 euro l’anno per coloro che guadagneranno fino al 20 mila dollari l’anno) e meno risorse economiche per l’educazione pubblica e per le borse di studio. Oltre queste riforme economiche è in piano l’attuazione di una riforma del lavoro che prevede l’istituzione di una serie di nuove figure professionali di cui la maggior parte precarie e flessibili. La lunga notte neoliberista, criticata ed ostacolata dall’economista Rafael Correa dal 2007 al 2017 è ritornata alla grande in Ecuador e gli effetti negativi già sono sotto gli occhi di tutti.

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*Davide Matrone, docente e ricercatore di analisi politica all’Università Politecnica Salesiana di Quito, Ecuador. Blogger e politologo.

 

 

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